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La Ghirlandina e la sua campana che scandiva la vita della città

Fulmini, ritocchi, aggiunte e pomi d’oro: la rubrica "C'era una volta a Modena" ci racconta così è cambiata la Torre civica

MODENA. “Buone gambe e buoni occhi sono indispensabili per conquistare una buona immagine della città. Un tempo chi voleva acquisire una visione complessiva della città di Modena saliva sulla sua torre più alta, il campanile della Chiesa Cattedrale, detto La Ghirlandina.

C'era una volta... Ecco la Ghirlandina di un secolo fa / 1

Ci salirono re, imperatori, papi: l'acquisito dominio si stendeva di colpo dinanzi ai loro occhi nella sua rete di strade porticate, isolati, canali. Leone X vi si recò per sentirsi spiegare dai suoi ingegneri il proge ...

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MODENA. “Buone gambe e buoni occhi sono indispensabili per conquistare una buona immagine della città. Un tempo chi voleva acquisire una visione complessiva della città di Modena saliva sulla sua torre più alta, il campanile della Chiesa Cattedrale, detto La Ghirlandina.

C'era una volta... Ecco la Ghirlandina di un secolo fa / 1

Ci salirono re, imperatori, papi: l'acquisito dominio si stendeva di colpo dinanzi ai loro occhi nella sua rete di strade porticate, isolati, canali. Leone X vi si recò per sentirsi spiegare dai suoi ingegneri il progetto per l'ampliazione e la recinzione con mura della città, che sarebbe stato avviato soltanto più tardi dall'antagonista estense Ercole II. Francesco Guicciardini, Governatore per conto della Chiesa, al cui fiorentino senso dell'ordine ripugnava il guazzabuglio di una città in cui i porci grufolavano ancora trionfalmente per le vie del centro, vi saliva per sognare più liberamente la sua "repubblica ben ordinata" e intanto cominciava con l'ordinare una buona selciatura della Via Emilia (o Claudia, come si preferiva dire allora) e della Piazza.

C'era una volta... Ecco la Ghirlandina di un secolo fa / 2

Ancora oggi un viaggiatore può ben cominciare la sua presa di contatto con la città salendo i faticosi scalini della Ghirlandina: coglierà a colpo d'occhio il contrasto tra la compatta struttura del centro storico e la prodigiosa disseminazione degli insediamenti che si protendono a perdita d'occhio sulla pianura tra Secchia e Panaro, ai piedi della fascia collinare, con la catena degli Appennini sullo sfondo”.


 

 

Così scriveva parlando della Ghirlandina, che insieme al Duomo e a Piazza Grande dal 1997 fa parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità tutelata dall'UNESCO, Albano Biondi, iniziando a descrivere le vicende storiche della sua città. Il dibattito sulla cronologia della Ghirlandina è tuttora aperto perché mancano, per le prime fasi costruttive, fonti storiche dirette. I cronisti modenesi del Trecento Bonifacio Morano e Giovanni da Bazzano ci raccontano alcune delle vicende che la videro coinvolta.

Nell'anno 1214, ad esempio, Bonifacio ricorda che "un grande esercito di Modenesi, Parmigiani, Ferraresi e Mantovani andò nei pressi del (castrum di) Ponte Duce, che fu completamente bruciato dai Modenesi nella festività di San Martino; e la campana che viene suonata all'ora nona sopra la torre della chiesa maggiore di Modena fu presa da questo castrum e di lì condotta sopra la detta torre". Dieci anni dopo "fu presa la torre di San Geminiano (da una fazione) e ci furono nella città di Modena grandi tumulti, e in questa occasione ci furono grandi condanne in denaro per l'accaduto". Nel 1261 si alza la Torre: "In quel tempo la torre del Comune di Modena fu elevata a partire dal quadrato dove sono le campane e abbellita; e fu posto sulla sommità un pomo dorato, la quale torre è alta in tutto 155 braccia", e nel 1319 "il campanile della torre della chiesa maggiore di Modena fu completato e fu posto il pomo dorato sulla sua sommità al tempo di Sandro della Porta, allora massaro di questa fabbrica", come conferma anche Giovanni da Bazzano: "Nello stesso anno il giorno 28 settembre fu completata la torre della santa chiesa di San Geminiano e fu posto sulla sommità il pomo dorato, al tempo del massaro Alessandro della Porta della città di Modena".

Ghirlandina senza veli, che spettacolo

Edificata come torre campanaria del Duomo, con materiale di reimpiego proveniente da Mutina romana, la torre ha tuttavia rivestito fin dalle sue origini un'importante funzione civica: il suono delle sue campane scandiva i tempi della vita della città, segnalava l'apertura delle porte della cinta muraria e chiamava a raccolta la popolazione in situazioni di allarme e pericolo. Lì erano conservati i forzieri, gli atti pubblici.

Benjamin Franklin non aveva ancora inventato il parafulmine, e le saette colpivano spesso la Ghirlandina.

Uno dei capitelli ripuliti e tornati perfettamente visibili in ogni dettaglio
Restauratori al lavoro nella Ghirlandina. I lavori dovrebbero terminare entro luglio
Un particolare del capitello che mette in evidenza il gusto medioevale per gli animali fantastici
Il panorama di Modena visto da uno dei finestroni della Ghirlandina
I pesci tornati alla luce durante i lavori di ripulitura su colonne e muri
Materiali speciali e tanta pazienza lavoro sono i principali strumenti di lavoro di chi recupera le antichità
Gli ultimi restauri sulla Ghirlandina

Ancora Giovanni da Bazzano e Bonifacio Morano ci raccontano che nel 1217 "un fulmine si abbatté su un torresello della torre della chiesa maggiore di Modena", che nel 1344 "il penultimo giorno di giugno un fulmine colpì un capitello in alto della torre della chiesa maggiore, a lato di sotto, e gettò giù delle pietre del capitello e provocò guasti per uno spazio di sei braccia", e l'anno successivo "il giorno di Giove 28 luglio un fulmine cadde su un capitello della torre della chiesa maggiore di Modena, spezzando una pietra alla sommità di questa torre, sopra la quale c'è il pomo, e colpì in altre cinque parti della torre, procurando a essa un danno ingente, facendo cadere con la folgore e la tempesta pietre fino alle case di quelli di Trenti nella via dei beccai e anche più in là, e la tempesta, la pioggia e i tuoni continuarono dopo l'ora nona per quasi mezz'ora". Ancora nel 1347 "nel giorno di Marte 12 maggio, di notte, una folgore colpì e bruciò il torresello della chiesa maggiore di Modena e uccise uno dei custodi della torre".

Altri fulmini la colpirono, causando danni anche al Duomo, e si dovette intervenire con armature che salivano fino alla cima. Un certo Lionello mercante, che tiene una sorta di diario in un italiano un poco barbaro misto a dialetto modenese, ci informa che "adì 28 de zugno 1485 … fu librè de chunzare (riparare) la g(h)irlandina de la tora de Modena, zoè del dome, e quande la se conzava la g(h)irlanda el g'era li armadure fina a la zima, zoè fina al pome. In quele tempe medesimo fu persone asaie che andavane in su la tora e muntavane a chavale al pome, e di chile che g(h)e muntonne in pede in suxe lo pome e po' se tegnivane a la croxe con le braze. Alora fu tolte la mesura de quela croxe e fu tolte la mexura da pome quante l'era grose, e fu tolte la mexura de la tore quante l'era elta, e tute queste chonse vite con li ochie mei. Anchora te faze avixate, se tu voie sapere la mexura de queste chonse va da Bernardin Chartelare merzadre in Modena che l'(ha) per schrite tute questa mexure. Azò che te sapie questa chunzadura perché la fu fate, al fu na silta che g(h)e dè dentre 1481 de zugno".

Alla fine dell'Ottocento si effettuarono diversi interventi alla torre, come ci mostrano vecchie fotografie. Nel 1890 fu riparata la parte piramidale superiore esterna e nel 1893 dopo aver impiantato una grande armatura tutto intorno fu eseguito il rivestimento in marmo di Verona. I lavori terminarono a fine secolo, lasciando però le botteghe addossate alla Ghirlandina.

Ma i lavori di restauro ormai non più differibili, che i Modenesi hanno ben presenti, sono iniziati nel 2008, quando l'impalcatura fu coperta da un telone con figure geometriche di vari colori commissionato a Mimmo Paladino. Nel settembre 2011 il telone è stato tolto, sono iniziati i lavori di eliminazione delle impalcature dalla torre e l'11 novembre 2011, dopo quattro anni di restauro, la torre è stata restituita ai Modenesi.

Chi voglia seguire passo passo lo sforzo enorme che è stato necessario per conoscere con il massimo approfondimento possibile le fasi di costruzione, lo stato di conservazione, le opere che si sono rese necessarie per la salvaguardia della Ghirlandina deve consultare i due volumi che sono stati pubblicati su questo tema, nel 2009 e nel 2010, dal titolo La torre Ghirlandina.

Mi limiterò pertanto a invitare i Modenesi a entrare nella Torre, a soffermarsi nella sala della Secchia rapita con affreschi del XIV secolo, dove per secoli è stato conservato l'originale, e a salire pian piano tanti scalini che ci conducono in alto, nella stanza dei Torresani, per guardare la città, come avevano fatto "re, imperatori e papi".

Ma da lì i Modenesi ricorderanno anche che da una delle finestre del lato nord, il 29 novembre 1938, l'editore Angelo Fortunato Formiggini si gettò nel vuoto per protestare contro le leggi razziali, e che sotto di loro, sullo stesso lato, la Ghirlandina conserva il Sacrario di coloro che sono morti per la nostra libertà.