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Finale Emilia.Truffe con i soldi del sisma Arrestata la famiglia Folchi

Blitz al castello Carrobio di Massa: usavano milioni di euro per interessi privati

FINALE. Due anni di indagini, coordinate dal pubblico ministero Francesca Graziano, si sono concluse ieri mattina con un blitz - il secondo, dopo quello del 2 febbraio 2015 - al castello Carrobio e con il trasferimento in carcere di Elisabetta Folchi.

Bassa, maxi truffa allo Stato fingendosi vittime del terremoto: 9 arresti

I genitori e due fratelli sono invece ai domiciliari ed è stato sequestrato un pat ...

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FINALE. Due anni di indagini, coordinate dal pubblico ministero Francesca Graziano, si sono concluse ieri mattina con un blitz - il secondo, dopo quello del 2 febbraio 2015 - al castello Carrobio e con il trasferimento in carcere di Elisabetta Folchi.

Bassa, maxi truffa allo Stato fingendosi vittime del terremoto: 9 arresti

I genitori e due fratelli sono invece ai domiciliari ed è stato sequestrato un patrimonio mobiliare ed immobiliare di circa 4,3 milioni di euro, Castello compreso, seppur pignorato. Si chiude così la più importante inchiesta sulle truffe post terremoto con la nota famiglia massese che dovrà rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato. Secondo quanto ricostruito dalla procura e dai finanzieri di Modena, i Folchi - a cui sono riconducibili diverse società - e altri tre prestanome, con l’aiuto di un commercialista di fiducia ora interdetto dalla professione, avevano trasferito a Massa le sedi delle varie società sparse nel nord Italia “speculando sulle forme di sostegno alle popolazioni ed al sistema produttivo destinate ai territori dell’Emilia Romagna colpiti dal sisma del 2012”. L’accusa sostiene che l’associazione abbia “utilizzato un reticolo di società per ottenere, attraverso la predisposizione di complessi sistemi fraudolenti, contributi non spettanti la cui utilizzazione è, peraltro, risultata difforme rispetto alle finalità consentite”.

Il meccanismo della truffa

Tutto nasce appena lo Stato italiano autorizza l’aiuto alle imprese terremotate: per pagare tasse, contributi e premi le banche potranno erogare un mutuo a tasso agevolato i cui interessi saranno garantiti dalla Cassa depositi e prestiti. L’agevolazione varrà solo per chi ha la sede legale nel cratere sismico. E i Folchi, con una comunicazione del 1 giugno, certificano di aver fatto convergere sul castello di Massa tutte le loro società in data 2 maggio, 18 giorni prima delle scosse. Da qui si snoda il meccanismo. Riescono ad ottenere dalle banche circa 6,5 milioni di euro, soldi che non vanno a saldare le pendenze con lo Stato per il periodo d’imposta sospeso, ma vengono reindirizzati al pagamento di vecchie “pendenze di natura privatistica (per lo più debiti commerciali) o per ottenere indebiti profitti attraverso lo schema della (fittizia) duplicazione di versamenti, principalmente a titolo di contributi previdenziali”.

I soldi tornavano ai Folchi

Ottenuto il mutuo, la famiglia massese non intascava il denaro ma lo veicolava, attraverso la banca, all’Agenzia delle Entrate e agli enti previdenziali (Inps e Inail). Nel frattempo i Folchi e i prestanome eseguivano pagamenti paralleli per gli stessi motivi in modo da duplicare il versamento e chiederne così il successivo rimborso oppure per poter usufruire del riconoscimento di crediti di imposta a saldo di ulteriori posizioni debitorie. Ecco allora che i 6,5 milioni erogati dalle banche e garantiti dallo Stato tornavano nella disponibilità dell’associazione a delinquere, puliti e pronti all’uso per altri fini che nulla avevano a che vedere con il terremoto.