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C'era una volta/ Bastiglia: Storia dell’antica “Bastìa” terra di acque e di mulini

C'era una volta a Modena inizia uno splendido viaggio attraverso i comuni della provincia per racontarne la storia e le curiosità e proporre ovviamente una serie di immagini molto suggestive.

BASTIGLIA. Chi vuole raggiungere da Modena in auto Bastiglia (4.207 abitanti e poco più di 10 kmq) percorre per circa 10 km la trafficata Statale n. 12 Abetone-Brennero costeggiando il Secchia, mentre il Panaro scorre più a est. Se invece, in una bella giornata di primavera, vuole fare una piacevole passeggiata in bicicletta percorrerà i circa 8 km del tracciato della purtroppo scomparsa ferrovia Modena-Mirandola (era stata aperta nel 1883 e venne chiusa nel 1964), la ciclabile "Terre del So ...

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BASTIGLIA. Chi vuole raggiungere da Modena in auto Bastiglia (4.207 abitanti e poco più di 10 kmq) percorre per circa 10 km la trafficata Statale n. 12 Abetone-Brennero costeggiando il Secchia, mentre il Panaro scorre più a est. Se invece, in una bella giornata di primavera, vuole fare una piacevole passeggiata in bicicletta percorrerà i circa 8 km del tracciato della purtroppo scomparsa ferrovia Modena-Mirandola (era stata aperta nel 1883 e venne chiusa nel 1964), la ciclabile "Terre del Sorbara", o seguirà dai Mulini Nuovi, addentrandosi nei Prati di San Clemente, l'argine del canale Naviglio.

C'era una volta a... Bastiglia / 1

Vedrà isolato nell'aperta distesa dei campi il santuario della Beata Vergine di San Clemente, progettato da Antonio Loraghi nel 1689 dopo che il 21 gennaio di quell'anno, sotto il peso della neve, era crollato il tetto dell'antica chiesa preesistente. Un luogo di culto molto sentito, che ha accolto nel tempo moltissimi ex voto per grazia ricevuta. Acqua (tutti ricordiamo la grande alluvione del 19 gennaio 2014, quando si ruppe l'argine del Secchia) e mulini sono strettamente legati a Bastiglia. Secchia e Panaro, ma soprattutto il canale Naviglio, hanno permesso per secoli il traffico delle merci e delle persone tra Modena e Venezia, passando per Ferrara e raggiungendo Venezia attraverso il Po. A Bastiglia, nel 1432, gli Estensi costruirono il grande mulino: il Naviglio, alimentato anche da acque risorgive, consentiva di macinare anche nei mesi estivi. L'acqua arrivava al mulino attraverso una grande vasca ottagonale, sostenuta da massicce mura, chiamata il Sostegno, simile a quella ancora esistente a Bomporto costruita successivamente, una conca utilizzata come porto, collocata al centro del paese. Da qui transitavano a pagamento le barche attraverso l'apertura di appositi portoni. L'attività del mulino cessò nel 1932, il canale Naviglio fu deviato e la vasca fu "tombata" e trasformata in piazza. Nei documenti e nelle cronache di Modena Bastiglia è sempre "Bastìa", e sempre si parla del mulino. Nel 1522, il 30 gennaio, il cronista Tommasino Lancellotti ci informa di come "la magnifica Comunità de Modena ha fatto incantare (cioè mettere all’asta) le moline dala Bastìa e deliberate a miser Gerardin dala Molza per lire 2.900 l'anno de affito, che comenza dal 1524 a primo zenare, et prestar al presente lire 1.200 da mandare li oratori a Roma".

C'era una volta a... Bastiglia / 2

Nel 1531 le "moline" vengono date in affitto a "ser Thomaxo de Cavalarin et maestro Jacomo Cavaza", ma l'onere sale a lire 3.150 l'anno.

È un mulino importante (si usa sempre il plurale: "moline" e mai "molino") conteso tra la Comunità di Modena e i monaci della Certosa di Ferrara. Il 19 febbraio 1523 "Per litre de miser Cesaro Colombo è advisato la magnifica Comunità como la santità del papa ha comisso la causa dele moline dala Bastìa dela magnifica Comunità de Modena, che già teniva li frati dela Certoxa da Ferrara, le quale concesse papa Julio a dita Comunità et etiam papa Leon le confirmò". La contesa va avanti per anni, sia che Modena sia sotto la Chiesa o sotto il dominio estense: "8 giugno 1527. E adì ditto li frati dela Certoxa de Ferara hano tolto la tenuta dele moline dela Bastìa, che al presente tene la magnifica Comunità de Modena, et havendo presentito la Comunità tale atto temerario sono andati ala exelentia del ducha e narato el caso de diti frati, e subito ge ha fato comandare se partino da ditte moline".

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La "Bastìa" è anche un punto strategico nello scontro tra gli Estensi e il Papa per il controllo di Modena. Il 23 settembre 1523 sempre il cronista Lancellotti ci informa che "El signor Governatore ha fatto tagliare el ponto de prede fato sopra al Canale del Navillo de le Moline Nove dal Forcello, quello dala Bastìa non", e tre giorni dopo "Adì 26 settembre vene nova como li soldati del ducha de Ferara fano deli cabion ala Bastìa, et in quello loco g'è miser Julio Tasson in nome del ducha de Ferara, et che hano fatto le spianade sino a mezo la villa de Albareto per condure l'artelarìa".

Da lì passavano e lì alloggiavano anche le truppe che combattevano le guerre per il predominio in Italia all'inizio del Cinquecento: "1525. E adì primo zugno in zobia li Spagnoli che hano mangiato e ruinato le vile de soto dala Bastìa hano deliberato volere vignire a mangiare e ruinare le vile de sopra dala Bastìa sino ala strata maistra, videlicet Salexè, Vilavare, Albareto, Vilanova de zà e de là, Ramo, Frè, Lixignana, Ganazè, Salezè di Bozalin e Panzanelo, e questo per dare loco (a)quelle dove sono stati tanti dì fano, e questo con mala satisfation de tuta la cità, e la causa perché se mangiano la corada si è per non havere quello (che) g'è stato promesso". "1527. Lunedì adì 4 marzo. E adì ditto el duca de Borbon è alozato ala Bastìa, e lo resto del campo piglia sino a Solara et vile de soto e de là dal canale a Stufion e Ravarin.

Se dice che son 15.000 Lanzeneche, 3.000 Spagnoli, 2.000 Napolitan e 2.000 Italian, 400 homini d'arme, 2.000 cavali lezeri e lo reste venturin, che in suma sono persone 44.000, li quale vano tempestande la Italia; se dice che voleno andare in Romagna per andare a Fiorenza e a Roma in aiuto del Reamo de Napole". 23 ottobre 1530: "Quella parte de Lanxenechi che pasorno eri sira de qua da Panaro e che alozorno in Collegara e Salexè, et li altri alozati de là de Panare in Bolognexe, in tutto n. 4.000, secondo che se dice, se sono partiti questa matina; tutti quelli dala banda de qua sono andati dreto al Canale dele Nave ala Bastìa, et alozati in ditto loco et Villanova e Sorbara, li altri sono andati de là da Panare per Rubiara e per Nonantola sino a Bonporto. Se pensa pasarano in Solara e ala Campagnola, si dice che vano a casa sua, e chi dice ad altro modo; in tutti li lochi dove sono stati ge hano fatto grandissimo danno del mangiare e bevere et amazare caponi e galine, porci, pecore, castroni e altre senza risguarde, spinare le bote a suo piacere".

A Bastiglia c'era anche qualche brigante: "20 dicembre 1525. E adì ditto da hore 4½ fu impicato al Palazo Bertolazo Caveriana da la Bastìa, grandissimo ladron e rebelo de Modena, de anni 70 o circa, et g'è stato indorato e posto una corona in capo e apicato con quello, e per li segnali che ha fato è morto mal disposto".

La storia di Bastiglia, del grande mulino, dei campi, del Naviglio, è racchiusa nel patrimonio del suo Museo della civiltà contadina, oggi in ristrutturazione.

Ma Bastiglia ha avuto un "cantore" di cui pochi, credo, sono a conoscenza. Ho rintracciato infatti un libro, che libro in realtà non è, che piacerebbe sicuramente molto a Vittorio Zucconi, che è nato a Bastiglia il 16 agosto 1944 (chissà se questo articolo contribuirà a far rintracciare l'originale).

Il Catalogo unico delle Biblioteche italiane ne cita solo una copia, quella che sto consultando mentre scrivo questo pezzo. L'autore è Giuseppe Cavazzuti, e porta il titolo Storia di Bastiglia antica e civiltà contadina.

Da quel che ho potuto capire, è una "storia" di Bastiglia che l'autore ha scritto a mano con bellissima calligrafia (sono 237 pagine intervallate da moltissime immagini).

Nel 1979 Cavazzuti deve aver fatto fotocopiare le pagine su una carta A4 abbastanza spessa (90/95 gr.) dalla ditta Elios di Carla Medici, un tempo in Via Fonte d'Abisso a Modena, facendone poi rilegare alcune copie (quella di cui stiamo parlando reca il n. 3 e la firma di Giuseppe Cavazzuti).

Porta all'inizio: "Nel ricordo affettuoso dei miei genitori, dedico alla mia nipotina il frutto delle mie appassionate ricerche, umilmente confidando che sappia comprendere la suggestiva bellezza della nostra terra e apprezzare l'operosità viva e intelligente delle nostre genti che, in questa terra, hanno lavorato e sperato, con animo sereno e cuore aperto".

È un documento straordinario che tutti gli abitanti di Bastiglia dovrebbero leggere.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(26, continua)

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