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Camposanto, origini incerte ma tracce nei Musei Vaticani

La distruzione nel 1944, il taglio del Bosco della Saliceta, sisma e alluvioni

CAMPOSANTO. Gli stessi abitanti di Camposanto (poco più di 22 kmq con 3.188 abitanti) discutono sull'origine del nome del loro Comune, un territorio composto da una lunga fascia allungata alla sinistra del Panaro e da due appendici di forma pressoché quadrata, costituite dai terreni dello scomparso Bosco di Saliceta a ovest, che si estendeva tra San Felice, Camposanto e Staggia (San Prospero), abbattuto nel secondo dopoguerra, e dalle terre dell'antico feudo di Cà Bianca a nord.

C'era una volta a Camposanto, le immagini del paese nel secolo scorso

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CAMPOSANTO. Gli stessi abitanti di Camposanto (poco più di 22 kmq con 3.188 abitanti) discutono sull'origine del nome del loro Comune, un territorio composto da una lunga fascia allungata alla sinistra del Panaro e da due appendici di forma pressoché quadrata, costituite dai terreni dello scomparso Bosco di Saliceta a ovest, che si estendeva tra San Felice, Camposanto e Staggia (San Prospero), abbattuto nel secondo dopoguerra, e dalle terre dell'antico feudo di Cà Bianca a nord.

C'era una volta a Camposanto, le immagini del paese nel secolo scorso

Lo storico modenese Girolamo Tiraboschi, nel primo volume del suo Dizionario Topografico Storico degli Stati Estensi (pubblicato postumo nel 1825), alla voce Campus Sanctus confessa di non avere notizie sull’origine del toponimo: "Camposanto marchesato e chiesa pievana col titolo di S. Niccolò posta sul Canale di Modena è soggetta all'Abate di Nonantola … Recente è questo nome, e io non ho trovato menzione più antica del 1445, sotto il qual anno a' 9 di aprile tra gli atti di questa Comunità trovasi una lettera da essa diretta al marchese Leonello pregandolo a ridurre all'ubbidienza della stessa Comunità Campo Santo, che pretendeva di esserne indipendente. E a questa dimanda deve riferirsi una dichiarazione del marchese Leonello intorno ad alcune esenzioni concedute hominibus de Camposancto".

C'era una volta a Camposanto, il paese ieri e oggi/2

Non è neppure ipotizzabile che il nome derivi dai moltissimi soldati deceduti nella battaglia lì avvenuta l'8 febbraio 1743. Sempre Tiraboschi ci ricorda infatti che "Camposanto è or celebre nella storia di questo secolo per la battaglia che ivi si fece tra gli Austro-Sardi e i Gallispani agli 8 di febbraio del 1743" durante la guerra di Successione austriaca. L'esercito spagnolo era comandato da Giovanni Bonaventura de Gages e quello austro-sardo dal maresciallo di Traun (l'Istituto Geografico Militare di Firenze conserva una bella incisione su rame della battaglia dovuta al Capitano di fanteria Gian Battista French con centri abitati (torri e case), case isolate, colture, strade e le posizioni e l'ordine di battaglia dei due eserciti).

C'era una volta a Camposanto, le immagini del paese negli anni/3

Del resto chi si reca nei Musei Vaticani a visitare la Cappella Sistina percorre, magari di fretta, un lungo corridoio: è la Galleria delle Carte geografiche (siamo nel 1578-1580). A metà, sulla destra, una delle mappe volute da papa Gregorio XIII, quella del Ducato di Ferrara, mostra lungo l'argine del Panaro, partendo da Modena, Buonporto, Sorbara e poi Camposanto. È il Panaro (per gli abitanti di Camposanto: al Canel) che nei secoli ha determinato la vita di questo piccolo paese. "Traffici fluviali, traghettamento, pesca e mestieri correlati al Canel costituirono, unitamente all'agricoltura, gli elementi fondamentali per lo sviluppo della nostra comunità. Nulla di eclatante dunque: Camposanto non vanta grandi avvenimenti storici e nemmeno origini antichissime: nasce, si sviluppa lentamente ma metodicamente, al ritmo della operosità silenziosa della sua gente"

Così si scriveva nel 1991 nella premessa di uno dei pochi libri che si sono occupati nel tempo delle vicende di questo Comune, per poi così proseguire: "Le vicende propriamente storiche … coincidono con quelle dei centri vicini più importanti: San Felice, dal quale dipese amministrativamente per lungo tempo - tranne durante la breve parentesi della Repubblica Cisalpina, quando si resse a Comune autonomo - e Nonantola, per antichi vincoli di giurisdizione ecclesiastica e temporale connessi con la cura delle anime e la messa a coltura delle terre disboscate".

Camposanto (su 46 Comuni della Provincia di Modena solo 11, situati in Appennino, hanno meno abitanti) divenne Comune nel 1859 per decreto di Luigi Carlo Farini, e comprendeva anche Solara, assegnata poi a Bomporto nel 1867.

La Seconda guerra mondiale toccò gravemente anche questa località, per la sua vicinanza al ponte sul Panaro della ferrovia Bologna-Verona (la tratta Crevalcore-San Felice sul Panaro fu inaugurata il 20 ottobre 1889). Il 23 e il 25 dicembre 1944 varie ondate di bombardieri alleati rasero al suolo il rione detto La Bastiglia, fortunatamente senza provocare vittime perché gli abitanti erano sfollati altrove, ma il 3 aprile 1945 la distruzione del rione Passo Vecchio provocò 37 morti. Il ponte sulla ferrovia fu infine abbattuto il 5-6 aprile. La guerra distrusse circa il 40% del patrimonio edilizio del paese, mentre un altro 30% fu seriamente danneggiato. Anche il campanile della chiesa parrocchiale, che risale al 1741 e che assunse la curiosa forma attuale "a fiasco" nel 1825, subì gravi danni. Non fu colpita la bella "Torre dei Ferraresi", in passato residenza estiva dei nobili modenesi Forni e Levizzani.

La ripresa dopo la guerra fu lenta, aggravata dalla rotta del fiume Panaro tra il 19 e il 20 novembre 1952 in località La Bastiglia, dove gli argini avevano subito danni dai bombardamenti.

I braccianti erano molti di più dei mezzadri, degli affittuari e dei piccoli proprietari terrieri, e la disoccupazione era diffusa. Fu allora deciso, tra molte controversie, di procedere ad abbattere il Bosco della Saliceta, che costituiva l'ultimo residuo di un territorio incontaminato che risaliva agli Estensi, per trasformarlo in terreno agricolo.

Chi entra a Camposanto, sotto il cartello stradale trova la scritta "Gemellato con il Comune di Bella (PZ) colpito dal terremoto del 1980". In quell’occasione gli abitanti di Camposanto si recarono a portare aiuto ai terremotati dell'Irpinia, che hanno ricambiato generosamente in occasione del disastroso evento del maggio 2012. Giovedì 5 settembre 2013, in Piazza Gramsci, si è tenuto un Consiglio Comunale straordinario per ringraziare i tantissimi volontari arrivati da lontano e quelli del paese, che hanno aiutato la Comunità a rialzarsi dopo i terremoti che l'hanno così duramente colpita. Tutti i volontari sono stati insigniti della cittadinanza onoraria. Era presente una delegazione ufficiale del Comune di Bella guidata dal Sindaco Michele Celentano, che insieme al Sindaco Antonella Baldini ha sottoscritto l'atto costitutivo del gemellaggio fra i due Comuni.

Il terremoto ha colpito fortemente Camposanto.

Si è dovuto abbattere la Scuola materna, la Scuola elementare, la Scuola media e molti altri edifici.

Gravemente colpita è risultata la seicentesca Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Nicola di Bari, protettore dei marinai (in questo caso, chiaramente, dei barcaioli del Panaro), da poco finalmente in restauro. Un lavoro rischioso ha permesso di salvare tutte le opere d'arte, come documentano alcune immagini che qui pubblichiamo.

Un discorso a parte meriterebbe la piccola frazione di Cadecoppi, che "non pare una località da fare storia e neppure notizia", ma a cui Ireneo Remondi ha dedicato un appassionato e documentatissimo libro nel 1986.

Nella Galleria delle Carte geografiche, sulla mappa del Ducato di Ferrara sopra citata, compare per ben due volte la frazione di Cà de Coppi, prima di arrivare a Finale. Ma ancor più sorprendente è la mappa successiva, quella dedicata alla Bononiensis Ditio (cioè alla Giurisdizione di Bologna, allora sotto la Chiesa). Qui non solo appare Cà de Coppi, ma anche l'Osteria de Cà de Coppi!

P. S.

Fino al 26 giugno è visitabile a Palazzo Pepoli a Bologna, tra mille polemiche, una mostra dedicata alla street art.

Senza arrivare fino a Bologna, consigliamo vivamente di andare a vedere i dipinti che Ericailcane e altri artisti hanno realizzato sui piloni del nuovo ponte della ferrovia. Bello spettacolo!

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(29, continua)