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Carpi, storie e personaggi della città rinata col truciolo

Prima contadina, poi imprenditrice: dai cappelli di paglia alla maglieria

CARPI. “Questo era il tempo in cui Carpi trionfava nella sua vita di magnifici tripudi, le vie invase da un popolo festante, sonore di musiche e di canti, platee vivide di balli all'aperto, con le fronti delle case tutte dipinte, con maestri d'arte e di sapere intenti al lavoro od al piacere, e nobili signori e, signore dei signori, un principe umano dalla mente aperta ad ogni bellezza…

Carpi e le fotografie del secolo scorso

Trasformata la città, eretti edifici, fatte sorgere le ardite e morbide absidi di S. Nicolò dovute a ...

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CARPI. “Questo era il tempo in cui Carpi trionfava nella sua vita di magnifici tripudi, le vie invase da un popolo festante, sonore di musiche e di canti, platee vivide di balli all'aperto, con le fronti delle case tutte dipinte, con maestri d'arte e di sapere intenti al lavoro od al piacere, e nobili signori e, signore dei signori, un principe umano dalla mente aperta ad ogni bellezza…

Carpi e le fotografie del secolo scorso

Trasformata la città, eretti edifici, fatte sorgere le ardite e morbide absidi di S. Nicolò dovute alla maestria architettonica di Baldassarre Peruzzi, glorificate nella costruzione del Duomo le linee bramantesche, fatto dell’antico Castello una reggia di principesca bellezza, costretti, con l'esempio, i cittadini a costruire quella mirabile galleria arcata che è il portico di piazza, fatto un fronte di palazzi che le età vili e bottegaie hanno variamente contaminato e rovinato, promosso il gusto dell'arte e delle lettere, coltivato il libro, ingentilite le leggi, e tutto attraverso violenze guerresche all'infuori di una brevissima sosta di pace, Alberto Pio avrebbe avuto il diritto di poter morire in placidi tramonti carpigiani con minore amarezza di quella in cui morì, lontano dalla patria, a Parigi, con la visione della signoria dei suoi finita, e spenta con essa la grandezza che alla patria egli aveva dato”.

Carpi nelle immagini di una volta

Chi scrive così non è un Carpigiano. Gino Piva era nato infatti a Milano nel 1873 e morirà in provincia di Venezia nel 1946: un personaggio particolare, sindacalista, politico, giornalista, poeta, chiamato, non so perché, a inaugurare la nuova sede della Biblioteca comunale nei locali del Castello, con un discorso che poi verrà pubblicato nel 1914 a Carpi con il titolo L'aureo tempo di Carpi. È l’"aureo tempo" di Alberto III Pio (1475-1531), l'ultimo signore di Carpi.

A passeggio nella Carpi del secolo scorso

Barcamenatosi inizialmente tra Francia e Impero, appoggiò infine Francesco I. La sconfitta dei Francesi nella battaglia di Pavia nel 1525 vide la fine del suo disegno di conservare Carpi al suo casato. Occupata dagli Spagnoli, la città fu infatti ceduta due anni dopo agli Estensi. Alberto Pio si rifugiò a Roma dal Papa. Inviato a Parigi come ambasciatore, lì morì all'età di 56 anni.

Fu sepolto nella chiesa degli Osservanti, più tardi distrutta. La statua sepolcrale, con Alberto Pio giacente, è ora al Louvre. Non più capitale, inizia la lunga eclissi di Carpi (che ora conta più di 70.000 abitanti su una superficie di poco più di 131 kmq), durata fino all'Ottocento. Ancora nel 1931 l'Enciclopedia Italiana della Treccani per descrivere Carpi (dopo un poco di storia e un breve resoconto dei monumenti) se la cavava con poche righe: "Il centro capoluogo è una graziosa città, un tempo circondata da mura che sono state demolite per lasciare il posto a lunghi viali fiancheggiati da villini. È ricca d'opere benefiche e di istituzioni culturali; ha una scuola media, scuole professionali, una buona biblioteca, un bel teatro, e dal 1775 è diocesi. È sede di pretura.  

C'era una volta a Carpi, immagini del secolo scorso

La fertilità del suolo è grande: sono coltivati i cereali, la vite, la canapa, i gelsi e anche molti altri vegetali danno buon frutto. Il bestiame bovino e suino è assai curato, e non minori attenzioni ha l'allevamento dei cavalli e quello del pollame. Accanto al commercio di questi prodotti si sono sviluppate industrie vere e proprie, quali il caseificio, la lavorazione e l'insaccamento della carne suina, la fabbricazione delle paste alimentari, l'industria molitoria, gli stabilimenti enologici, le fabbriche di liquori, di birra, di cera ed altre industrie minori.

Ma l'attività più intensa è quella della lavorazione del truciolo e del tagal. Col truciolo si fanno cappelli e cesti, col tagal oggetti d'ornamento. Il salice dà le sottili striscioline, che, intrecciate, tinte e lavorate in mille guise, si esportano un po' dappertutto.

La popolazione del Comune di Carpi è di 30.880 ab., cioè 234 per kmq., dei quali 11.272 vivono nel capoluogo e gli altri nelle case sparse".

Fu il truciolo a modificare l'economia carpigiana, e a dar vita a più generazioni di imprenditori. Uno tra i primi, e forse non molti ne sono a conoscenza, fu Ciro Menotti. Era nato a Quartirolo nel 1798 (i Modenesi credono che sia nato nella loro città perché, arricchitosi, aveva acquistato e ampliato il palazzo signorile in Corso Canalgrande sulla cui facciata una lapide ricorda il suo martirio) e, come ci ricorda il Dizionario Biografico degli Italiani, "il padre aveva una ben avviata e redditizia attività nella lavorazione del truciolo e nella produzione dei cappelli di paglia.

Dopo gli studi ginnasiali a Carpi e una fugace esperienza come ufficiale nella guardia ducale, iniziò l'attività imprenditoriale operando una notevole diversificazione degli investimenti. Dopo aver costituito in società con un vecchio giacobino, Antonio Lugli, un'agenzia per la spedizione delle merci, che aprì ai prodotti paterni la via dei mercati inglesi, acquistò una vasta tenuta a Saliceto Panaro e vi impiantò (1823) un'industria per l'allevamento del baco da seta e la lavorazione della seta. Per la prima volta nel Ducato modenese una macchina a vapore fu adibita alla filatura della seta con esiti economicamente assai soddisfacenti. Con l'apertura di una distilleria a Saliceto Panaro (1825), seguita dalla costruzione di una fonderia a Casinalbo e di una ferriera a Vignola (1826), la presenza di Menotti nell'economia locale si era fatta sempre più complessa; quando, sempre nel 1826, entrò come socio nell'industria paterna del truciolo, i lavoratori impiegati a vario titolo e con varie modalità nella produzione superarono la cifra di 1.000".

Come ci ricorda Luciana Nora, "delle ditte presenti in Carpi alcune erano consolidate altre no, per cui il loro numero oscillava. Nel 1895 erano 26 con una media di 20 operai per ciascuna e nel 1901 erano 40; nel 1906 il numero si era abbassato a 30, ma va considerato che alcune aziende importanti come la "Giuseppe Menotti" e la "Cesare Tirelli" erano confluite nella società anonima "Il Truciolo". Nel 1914 si contavano 20 stabilimenti con un totale di circa 2.200 operai che, come si apprende da un bollettino della Camera di Commercio di Modena di quell'anno, erano distribuiti nel modo seguente: "920 nella lavorazione dei cappelli, 400 nella rifinitura delle trecce, 750 nella lavorazione del tagal e circa 130 nella tintoria. Di essi circa 1.150 lavoravano a cottimo e gli altri con salari varianti; per gli operai specializzati da L. 3 a L. 5 e le operaie da 1,50 a 2,50 ciascuna, con orario da 8 a 9 ore al giorno per una durata di 4-5 mesi per l'industria dei cappelli, di 5-6 mesi per quella delle trecce, di 7 mesi per la tintoria". Nel 1921 il numero delle aziende si abbassò a 15. Difficile stabilire anche, anno per anno, il numero reale degli operai che erano impiegati nelle fabbriche, poiché, essendo il lavoro stagionale, gli operai fissi erano davvero pochi".

Era prevalentemente lavoro a domicilio, svolto per lo più nelle campagne, come scrivevano gli stessi socialisti sul giornale "Luce. Gazzetta Democratica di Carpi", che pubblicava articoli sulle cooperative braccianti e muratori di Carpi, sulla questione mezzadrile e dei fittavoli: "È risaputo che la lavorazione del truciolo è sussidiaria all'industria agraria, e come tale nelle zone in cui essa è stata introdotta è mezzo potente per combattere la disoccupazione che si verifica nelle stagioni morte nei lavori dei campi" (1907), e ancora: "Una numerosa popolazione che nella lavorazione del truciolo ha ricavato fino ad ora un discreto peculio il quale ha sempre servito ad arrotondare l'altra parte di magro salario guadagnato nei lavori di campagna" (1910).

Per tutto il periodo tra le due guerre il truciolo trainò l'economia di Carpi, tanto che ancora il 4 marzo 1954 la "Settimana INCOM" proiettava nell’intervallo dei film un documentario intitolato Trecce e cappelli di trucioli, con queste sequenze: laboratorio artigiano a Carpi con operai che lavorano il legno del pioppo; tagliati i ciocchi, viene tolta loro la corteccia; appositi macchinari trasformano in trucioli i ciocchi decorticati; operaie intrecciano i trucioli, poi le trecce vengono cucite insieme; le operai cuciono i cappelli ormai quasi completi; i cappelli finiti vengono imballati: destinazione Londra, Berna, New York.

Ma solo 10 anni dopo, il 7 febbraio, la stessa "Settimana INCOM" proiettava Carpi strana città, "inchiesta su Carpi, città abitata da gente che ha saputo trovare, con tenacia e iniziativa personale, un notevole benessere. Importantissima la produzione tessile, grazie ai maglifici disseminati negli stabilimenti e nei laboratori artigiani. Le donne sono "piene d'iniziativa". La conquista dei mercati esteri. Intervista a un’operaia simpatizzante comunista, appena rientrata dall’URSS. Intervista a un comunista deluso, un consigliere comunale. Un imprenditore lamenta il peso degli oneri sociali e indiretti".

Queste sono alcune delle sequenze: manifesto pubblicitario di una mostra; visitatori guardano le fotografie esposte sulla pareti di una sala; Alcide Palmati, seduto intorno a un tavolo, spiega il significato della esposizione e mostra le foto di un album; anziane signore intrecciano trucioli; un uomo passa un cappello in truciolo in un macchinario che sfilaccia i trucioli; operaie anziane in un laboratorio lavorano i cappelli di truciolo; i cappelli finiti impilati in un laboratorio; un macchinario tessile in azione, con la parte superiore che scorre lungo una pista; rocchetti di cotone; un industriale viene intervistato dal giornalista; operaie lavorano ai macchinari dell'industria tessile; le operaie smistano i tessuti lavorati; una donna percorre una strada periferica sorreggendo sporte colme di tessuti; una donna in bicicletta carica di borse, ceste di tessuti; una donna, con una cesta colma di tessuti, entra nel cortile di un edificio; una proprietaria e un’apprendista lavorano ai macchinari in un laboratorio tessile sistemato in unità abitativa; il giornalista intervista la proprietaria al lavoro; operaie sedute a cucire a macchina, in una grande sala …"

I tempi erano rapidamente cambiati, e Carpi si avviava a essere ciò che ora è, come vedremo nelle prossime puntate.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com