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Alcol, droga, documenti che problemi in discoteca

Genitori e autorità si confrontano su come entrano e cosa fanno i minori nei locali Emerge quadro preoccupante in cui i gestori riconoscono che c’è molto da fare

Alcol e droga sono problemi soltanto dei giovani? Se le ragazze e i ragazzi abusano di sostanze gli adulti sono corresponsabili? Ieri mattina allo Snoopy è emersa una realtà complessa. Un quadro in cui molti dubbi (ma anche credenze) dei genitori sono crollati come una celebre costruzione di Berlino nel 1989. Il seminario «Quando i figli vanno in discoteca» ha fatto cadere innanzitutto il muro del luogo. «I veri problemi sono in altri locali - ha denunciato Franco Caroli, psicoterapeuta - in ...

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Alcol e droga sono problemi soltanto dei giovani? Se le ragazze e i ragazzi abusano di sostanze gli adulti sono corresponsabili? Ieri mattina allo Snoopy è emersa una realtà complessa. Un quadro in cui molti dubbi (ma anche credenze) dei genitori sono crollati come una celebre costruzione di Berlino nel 1989. Il seminario «Quando i figli vanno in discoteca» ha fatto cadere innanzitutto il muro del luogo. «I veri problemi sono in altri locali - ha denunciato Franco Caroli, psicoterapeuta - in cui ci sono coppie di cinquantenni che propongono pastiglie e droghe. I veri spacciatori li troviamo fuori». La legge italiana rende il puzzle un rebus. Un esempio? I minori non possono bere alcol, ma sopra i sedici anni possono entrare in discoteca. Gli stratagemmi sono diversi, come quando l’amico maggiorenne diventa “ambasciatore” del minorenne. C’è di più.

«Nel tavolo i ragazzi trovano bottiglie di vodka - ha rimarcato una donna - c’è anche chi sta male e poi deve arrivare l’ambulanza. Sono ragazzi di sedici e diciassette anni». «Chi prenota il tavolo dev’essere maggiorenne - ha risposto Gabriele Fantuzzi, gestore della discoteca e presidente del Sindacato locali da ballo (Silb) di Modena - e ai minorenni non diamo il braccialetto. Auspico che cambi la legge ed entri un vincolo per non far entrare i minorenni. Il gruppo misto è difficile da gestire perché devi andare a fiducia». Altro problema sono i falsi documenti, soprattutto in forma digitale.

«Ci sono tantissimi quindicenni - ha ripreso una signora - che entrano in discoteca. Capisco la strategia dei telefonini, ma non nascondiamo la testa sotto la sabbia». «A chi non ha il documento cartaceo - ha ripreso Fantuzzi - non diamo il braccialetto, ma non siamo autorità di pubblica sicurezza». «Le forze dell’ordine in provincia fermano in un anno dalle ottocento alle mille persone - ha spiegato il dottor Claudio Ferretti - ma scoprono un reato su venti».

Il responsabile del Sert ha mostrato il divario tra consumo e accesso ai servizi. «Il 2,5% dei giovani tra i 15 e i 19 anni ha fatto uso di cocaina e l’1,3% di eroina - ha ripreso il medico - ma nei servizi accade l’esatto contrario: eroinomani, cocainomani e consumatori di hashish sono tra i più frequenti». Molto resta da fare. «Sulla droga ci arrendiamo - ha detto un poliziotto - perché non sappiamo cosa fare. Abbiamo pochi strumenti sperimentali, per il pronto soccorso la metodologia è ingarbugliata e non c’è un riscontro immediato se non il fermo della patente». Alcune risposte per l’alcol sembrano arrivare dalle iniziative.

«Il 5% circa del totale contattato dal progetto Bob - ha aggiunto Sergio Ansaloni, responsabile del progetto Buonalanotte - intende rimettersi al volante anche se ha bevuto più del limite. Di solito il valore era il 10%. I ventinove sobri rappresentano la quota più alta negli ultimi anni».

C’è l’ipotesi d’iniziare la campagna già dall’ingresso nei locali. Non mancano le criticità. «Le donne sono molto orgogliose - ha riconosciuto Arianna Teneggi, volontaria dell’Osservatorio provinciale sicurezza stradale - perché tendono a farsi vedere morigerate. Gli adulti sono più difficili da educare: se andassero vicini a una disgrazia lo capirebbero». «La consapevolezza dei nostri figli è aumentata», ha aggiunto Roberto Rocchi, presidente provinciale reggiano dell’Osservatorio. Gli adulti devono fare la loro parte. Come? «Servono conoscenza, consapevolezza e responsabilità», ha dettol’assessore Giulio Guerzoni.