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Il “miracolo carpigiano” tra affari e amore per l’arte

Le storie di Pietro Foresti e Umberto Severi, imprenditori e collezionisti

CARPI A Carpi, in via San Francesco, c'è un bellissimo palazzo, palazzo Foresti, appena restaurato, ora di proprietà di Alberto Marri e aperto al pubblico, con una bellissima collezione di dipinti dell'Ottocento e del primo Novecento italiano, con un ampio nucleo di pittura d'ambito modenese ed emiliano. Quel palazzo è un pezzo della storia di Carpi del Novecento. Fu Pietro Foresti (1854-1926) a farlo costruire, affidandone alla fine dell'Ottocento il progetto ad Achille Sammarini (1827-1899 ...

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CARPI A Carpi, in via San Francesco, c'è un bellissimo palazzo, palazzo Foresti, appena restaurato, ora di proprietà di Alberto Marri e aperto al pubblico, con una bellissima collezione di dipinti dell'Ottocento e del primo Novecento italiano, con un ampio nucleo di pittura d'ambito modenese ed emiliano. Quel palazzo è un pezzo della storia di Carpi del Novecento. Fu Pietro Foresti (1854-1926) a farlo costruire, affidandone alla fine dell'Ottocento il progetto ad Achille Sammarini (1827-1899), e la decorazione a Lelio Rossi (1844), Fermo Forti (1839-1911), Andrea Becchi (1849-1926) e Carlo Grossi (1857-1931). Foresti fu un grande collezionista (nel 1910 apparve il Catalogo della collezione cav. Pietro Foresti di Trento Carpi, e di altri distinti numismatici in vendita all'asta amichevole per cura di Rodolfo Ratto: monete di zecche italiane).

C'era una volta a Carpi, la città un secolo fa

Fu lui a dare origine al nucleo principale delle collezioni comunali con la donazione della propria raccolta. "Une collection bien connue par les amateurs", recitava in francese, come allora si usava, il catalogo della collezione: Catalogue de la galerie et du musée appartenants à M. le chevalier P. Foresti de Carpi. Nel 1913 infatti quadri, sculture, armi, bronzetti e oggetti d'arte si trasferirono nel Castello dei Pio, svuotando le sale della casa-museo neorinascimentale.

 

Erano infatti confluite nel tempo nel palazzo di via San Francesco, in seguito a compere oculate rese possibili dal benessere economico assicurato dall'impresa del truciolo, opere di importanti pittori. La sua collezione si ispirava alle prime case-museo di Firenze, città dove Foresti acquistò (ad esempio dalla raccolta Bardini, in piazza de' Mozzi, "visitata più volte") opere di Palma il Giovane, Scarsellino, Calvaert, Signorelli, Sassoferrato, Sebastiano del Piombo, van der Helst, Guardi, Subleyras, fino a Malatesta e Muzzioli. Ulteriori donazioni del primogenito di Pietro, Carlo Alberto (1878-1944), arricchirono il patrimonio del Museo: valga per tutti il bellissimo dipinto di Mattia Preti (chi voglia saperne di più consulti Alle origini del Museo 1914-2004. La donazione Foresti nelle collezioni di Carpi)

C'era una volta a Carpi, il mitico Dorando Pietri

Palazzo Foresti è però legato anche al nome di Umberto Severi, scomparso nel 2006 all’età di 82 anni, a cui nel 2011 Carpi ha dedicato un parco. Il Dizionario biografico dei Carpigiani, che pubblicarono nel 1999 Mario Pecoraro e Gianfranco Guaitoli con lo scomparso Sandro Bellei, ci ricorda che Severi "è stato uno tra i maggiori interpreti dell'industria locale, il primo imprenditore carpigiano a dare ampio spazio al management. Nato a Carpi il 10 gennaio 1925, Umberto Severi deve la sua formazione e la sua fortuna al padre, prima operaio nella grande azienda di Alfredo Bertesi 'Il Truciolo" e poi industriale. Nel lontano 1945 Severi prende in mano l'azienda paterna portandola a buoni livelli di espansione.

Ma il suo merito più grande è quello di aver contribuito allo sviluppo del commercio dalle piazze nazionali a quelle estere. 'Mio padre - diceva Severi - lavorava per il mercato italiano. Una volta che gli sono succeduto, ho curato l'esportazione riallacciandomi ai vecchi canali: il mio agente a Londra era stato agente della ditta 'Il Truciolo", lo stesso a New York". All'inizio Severi produce cappelli di paglia, poi diversifica la produzione: cappelli per la spiaggia, per il carnevale e borse da spiaggia. Quindi attua la riconversione nella maglieria. Fino al 1953 il mercato è quello italiano e gli affari vanno bene perché il prodotto è vincente, fatto bene e poco costoso. Successivamente comincia a esportare maglie sui mercati olandesi e tedesco e poi su quello americano.

Severi produce cappelli e maglie fino al 1959, anno in cui lascia l'attività del truciolo a uno dei suoi fratelli investendo per conto proprio solo nella maglieria e muovendosi, come produzione e come marketing, sia sul piano nazionale che su quello internazionale. A partire dal 1975, quando ancora molti altri non ci pensavano, passa al decentramento produttivo sotto il controllo dei sindacati. E crea dei gruppi di tecnici che seguono la produzione decentrata per garantire una qualità stabile e omogenea … il maglificio che ha portato il suo nome e che all’inizio aveva sede alle spalle di palazzo Foresti, sua abitazione privata, fu poi spostato negli anni Sessanta in un nuovo complesso industriale su via Marx, dove aveva anche fatto innalzare un obelisco in cemento con impresso il proprio nome".

Tanti sono stati gli imprenditori che hanno creato nel dopoguerra il miracolo economico di Carpi. Basti pensare a Renato Crotti, da poco scomparso, che nel 1962 portò in pullman tanti, comunisti e non, in Russia per fare toccare loro con mano se il racconto delle condizioni di vita nell'Est Europa corrispondeva effettivamente alla realtà (ma lo sviluppo di Carpi non è solo dovuto alla maglieria: cito soltanto la "Angelo Po Grandi Cucine" fondata nel 1922).

Mi sono soffermato su Umberto Severi perché l'ho conosciuto personalmente quando ho curato i tre volumi che descrivevano le sue collezioni d'arte, oggi disperse nonostante nel 1989 avesse tentato di dar vita a una Fondazione per salvaguardarle. Era una collezione straordinaria con opere di grandi protagonisti dell'arte mondiale e dipinti dei maggiori artisti italiani del Novecento. Ricordo ancora l'impressione fortissima che mi provocò la Venere blu di Yves Klein, collocata nell'ingresso del castello dei marchesi Rangoni Machiavelli a Torre Maina di Maranello, dipinta con quella tonalità di colore blu oltremare molto profondo che l'artista francese aveva creato. Lì nel giardino aveva fatto collocare una cinquantina di grandi statue in bronzo e in marmo di celebri autori italiani e stranieri come Cascella, Dal, Ghermandi, Manz, Moore, Arnaldo e Giò Pomodoro, Ray, Segal.

Un patrimonio che avrebbe potuto e dovuto seguire le orme della donazione di Pietro Foresti al vecchio Museo civico fondato nel 1898, ora Museo della Città. Il vecchio istituto, sulla scia del Museo Civico di Modena, in pieno clima positivista, aveva raccolto nelle sue collezioni, oltre a opere d'arte, tutto ciò che esprimeva l'attività e l'ingegno dell'uomo nella secolare vita di Carpi, dalle produzioni ceramiche alle terrecotte, dalle scagliole ai cimeli risorgimentali, ma anche frammenti architettonici e decorativi della città. Si aggiunse in seguito la documentazione della attività agricola, poi della produzione del truciolo fino alla più recente attività imprenditoriale del tessile abbigliamento.

Chi entra in Carpi provenendo da Modena vedrà nella rotonda tra le vie Cattani, Ugo da Carpi e Mulini un monumento che porta il titolo "La vittoria è di Dorando". Realizzato dallo scultore Bernardino Morsani e scoperto il 24 luglio 2008 alle ore 12.00, quando erano trascorsi esattamente 100 anni dal momento dell'arrivo di Dorando Pietri sul traguardo della maratona dei Giochi Olimpici di Londra, ricorda il grande e sfortunato maratoneta. Non è certo l'unica gloria di Carpi, che ha dato i natali, tra gli altri, a Ugo da Carpi (1470-1532), il primo a utilizzare in Italia la tecnica della xilografia a colori, e a Manfredo Fanti (1806-1865), che ebbe parte rilevante nella formazione dell’unità del nostro Paese.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(31, continua)