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L’industria tiene e rilancia la sfida Il biomedicale fa boom all’estero

Sabatini (Confindustria): «Le aziende strutturate hanno retto, i piccoli stanno facendo molta fatica» Liquidata soltanto la metà dei contributi richiesti e il pagamento delle tasse sospese slitta a fine 2016

Ha superato un miliardo di euro il contributo per la ricostruzione concesso dalla Regione alle aziende che hanno subito danni a immobili e strumenti per il terremoto. Sono infatti quasi 3mila (2924) le domande attive per i rimborsi del comparto industria, commercio e agricoltura, ma ad oggi sono state liquidate soltanto 1674 pratiche per un importo di 468 milioni.

I numeri fanno sempre impressione, ma in questo caso rammentano bene la ferocia di un sisma che non è riuscito però a piegare le ...

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Ha superato un miliardo di euro il contributo per la ricostruzione concesso dalla Regione alle aziende che hanno subito danni a immobili e strumenti per il terremoto. Sono infatti quasi 3mila (2924) le domande attive per i rimborsi del comparto industria, commercio e agricoltura, ma ad oggi sono state liquidate soltanto 1674 pratiche per un importo di 468 milioni.

I numeri fanno sempre impressione, ma in questo caso rammentano bene la ferocia di un sisma che non è riuscito però a piegare le gambe al tessuto economico della Bassa: «Per le aziende medio-grandi non risultano problemi significativi, la volontà di ripartire c’è stata e le cose stanno procedendo - spiega Claudio Sabatini, titolare della Cigaimpianti e delegato di Confindustria Modena per Finale Emilia - Molto diversa è la situazione delle piccole imprese del settore artigiano e del commercio: è indubbio che questi sono comparti dove il terremoto anche a distanza di tempo ha prodotto i danni maggiori».

Gli anniversari servono a fermarsi per ricordare. E magari anche a fare due conti: quelli dei contributi per la ricostruzione, ad esempio, vedono ad oggi liquidati 468 milioni di euro su un 1 miliardo e 80 milioni concesso, poco meno del cinquanta per cento che se da un lato conferma quanto le aziende abbiano fatto da sole anticipando di tasca propria, dall’altro ripropone la questione dell’attesa per i pagamenti: «Ci sono alcune ditte in condizioni disperate, l’erogazione del credito è molto lenta e nonostante la Regione sia intervenuta con un decreto che pone a 4 mesi il tempo massimo, ci sono imprese che da 7 mesi attendono l’ultima tranche del pagamento dei lavori già conclusi», spiega Paolo Vincenzi, presidente della Cna Costruzioni.

Il quadro è dunque quello di un tessuto economico che - soprattutto nel settore industriale - nell’immediato ha retto (bene) il colpo, trattenendo sul territorio i grossi colossi (si guardi al biomedicale, che ha chiuso il 2015 con un export di +29% rispetto al 2012) e registrando pochi fallimenti: «Il terremoto al massimo è stato un acceleratore, chi era in crisi ha avuto il colpo definitivo, ma chiusure legate direttamente al sisma sono rarissime», sottolinea Paolo Benatti, direttore della Cna Area Nord. Ma è (molto) presto per tirare un sospiro di sollievo, i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall’erogazione dei contributi per la ricostruzione. Molti cantieri sono fermi perché le ditte non hanno più soldi per pagare gli operai e “se non cambia nulla - rincara Vincenzi - abbiamo trasformato l’opportunità di crescita di aziende edili del territorio in una spina».

Ma c’è anche un’altra di spina, che rischia però di ferire tutte le imprese, indistintamente dal settore: il pagamento della prima rata delle imposte sospese a seguito del terremoto, un valore complessivo di 700 milioni di euro che le aziende dovrebbero cominciare a pagare dal 30 giugno. Dalla Cna fanno sapere che il 23% delle aziende non è in grado di pagare, mentre il 27% ci riuscirebbe ma con “gravi” sofferenze. Rete Imprese ha già chiesto al Governo una proroga. Ad oggi non c’è stata alcuna risposta ufficiale, anche se il rinvio al 30 dicembre appare una strategia quantomeno accettabile e percorribile.

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