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La Bassa tornerà più bella e forte di prima

L’identità delle comunità non va smarrita e il cuore dei paesi riprenderà a battere come in Friuli

E ora ridiamo identità ai centri storici crollati. È questa la sfida che ci attende, insieme all’accelerazione nella ricostruzione di case e imprese. E facciamolo secondo un disegno preciso: niente new town, sì invece al recupero di piazze e luoghi al momento smarriti, perché è nel nostro passato che costruiamo presente e futuro. E ce la faremo, venendo da 4 anni di intenso lavoro, per una ricostruzione che procede e che accelera, certificata dai 19mila cittadini già rientrati nelle loro abi ...

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E ora ridiamo identità ai centri storici crollati. È questa la sfida che ci attende, insieme all’accelerazione nella ricostruzione di case e imprese. E facciamolo secondo un disegno preciso: niente new town, sì invece al recupero di piazze e luoghi al momento smarriti, perché è nel nostro passato che costruiamo presente e futuro. E ce la faremo, venendo da 4 anni di intenso lavoro, per una ricostruzione che procede e che accelera, certificata dai 19mila cittadini già rientrati nelle loro abitazioni.

Oggi stanno entrando nel vivo anche gli interventi nei centri storici, con le opere pubbliche e i beni architettonici in essi contenuti. E lo ribadisco, è questa la sfida - importantissima - che ci resta da vincere. La ricostruzione dei centri storici, l’anima delle nostre comunità, non è solo una questione di pietre da rialzare o la sommatoria di singoli interventi da fare. Riedificare capannoni e case è stato ed è difficile, ma far rinascere il tessuto urbano sarà - per ragioni e obiettivi diversi - ancora più complesso. Innanzitutto perché l’abitato dei centri storici si presenta come una cerniera architettonica che salda a sé diversi stili, epoche e materiali, nonché storie e proprietà, differenti, creando un tutt’uno senza soluzione di continuità. Se questa è una difficoltà oggettiva, ancora più complessa è la funzione sociale che, anche storicamente, incarnano i centri urbani: l’essere il cuore, il motore e la scintilla della vita quotidiana delle comunità.

Per questo ora lavoreremo per riconsegnare ai cittadini negozi, case, mercati, monumenti, chiese e piazze ancora più belle, e soprattutto più sicure. Spazi più funzionali, connessi alle Reti e a maggior risparmio energetico, pensati (anche) per il futuro. La ricostruzione dei centri storici dovrà essere laboratorio di sicurezza, di restauro e di innovazione. Una straordinaria opportunità per renderli ancor più attraenti e vivibili. Un obiettivo, peraltro, che in Emilia venne definito fin dall'inizio: l’identità delle nostre comunità doveva essere più forte dei crolli.

Un po’ come accaduto 40 anni fa dopo il primo terremoto, il 6 maggio 1976, in Friuli, quando la tenacia dei cittadini si oppose alla rimozione delle macerie di paesi distrutti: sapevano che solo se tutto fosse tornato com’era non sarebbero stati stranieri in casa propria. Anche qui la preoccupazione è subito stata quella di avere continuità tra emergenza e ricostruzione, per gestire urgenza e transizione avendo già chiaro il disegno del dopo sisma, fissando obiettivi e principi netti: no a nuovi centri urbani sparsi nel territorio agricolo, sì al recupero dei beni storici e culturali, della nostra identità. Di ciò che siamo, la terra d'Emilia. E fu la giusta e meritoria decisione di Vasco Errani: le persone avrebbero dovuto tornare a lavorare, studiare, pregare, incontrarsi dove lo facevano prima delle terribili scosse. C'è ancora tanto da fare ma questa terra, statene certi, tornerà più forte, più bella e sicura di prima.

*Commissario alla Ricostruzione e Presidente Regione