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Castelnuovo si racconta nelle foto di un secolo fa

Volti e storie di un paese da sempre terra di allevamenti e di salumi

CASTELNUOVO. Quando si parla di Castelnuovo vengono subito in mente il maiale (su cui naturalmente torneremo) e una delle più antiche famiglie d'Italia, i Rangoni, che danno il nome al paese (i Rangoni aggiunsero il cognome Machiavelli per il testamento dell'ultimo discendente diretto di Nicolò Machiavelli, marchese Francesco Maria, che nel 1727 lasciò i suoi beni al nipote marchese Giambattista Rangoni).

Alla scoperta di Castelnuovo nel secolo scorso

Fu infatti nel 1391 che Alberto III d'Este investì del territorio di Castrum Novu ...

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CASTELNUOVO. Quando si parla di Castelnuovo vengono subito in mente il maiale (su cui naturalmente torneremo) e una delle più antiche famiglie d'Italia, i Rangoni, che danno il nome al paese (i Rangoni aggiunsero il cognome Machiavelli per il testamento dell'ultimo discendente diretto di Nicolò Machiavelli, marchese Francesco Maria, che nel 1727 lasciò i suoi beni al nipote marchese Giambattista Rangoni).

Alla scoperta di Castelnuovo nel secolo scorso

Fu infatti nel 1391 che Alberto III d'Este investì del territorio di Castrum Novum Jacopino IV Rangoni. Era un territorio molto vasto, che comprendeva anche Castelvetro, Spilamberto …, poi suddiviso per liti familiari tra i vari membri della famiglia. Le Cronache modenesi che negli anni ho pubblicato, quelle di Francesco Panini, di Alessandro Tassoni seniore, nonno dell'autore della Secchia rapita, di Jacopino Lancellotti, di suo figlio Tommasino, citano più volte Castelnuovo e il territorio circostante, per notizie di vario tenore, come il 4 febbraio 1497, quando una certa Jacoma de Carlon da Montechierugolo fu presa "perché uno suo cugnà fradel del marì la teneva"; allora fu sentenziato che fosse "scovada", cioè battuta con le scope, "e fuli trate molte ove in la testa da puti" (ma "lui fu condanato lire mile e moza la testa"), o nel 1482: "in quella notte quelli di Castelnuovo depredarono frumento e fava, che erano di Antonio e Ludovico Forni".

C'era una volta Castelnuovo Rangone, immagini dal secolo scorso

Castelnuovo fu anche coinvolto nella lotta tra Papato e Casa d'Este per il possesso di Modena, come annota Tommasino Lancellotti il 2 ottobre 1510: "Adì ditto vene nova como li nemici andavano a Castelnovo di Rangon, e subito montò a cavallo el signor conto Sisimondo Rangon con molti cavalli, et andò al ditto castello e non trovorno niente"; ma il 4 ottobre "fu prexo Castelnovo di Rangon dali nimici; ma vero è che eri che fu zobia ge andò el trombetta a domandare quello che lore volevano fare, et tolseno termino a respondere, e lui disse: "Aspetative el campo se vui non ve rendite", e cussì in questo dì 4 in venerdì se son rexo d'acordo, ma poche roba ge hano trovato dentre da sachezare".

Ma arriviamo alla fine del Settecento. Nel 1796 l'occupazione francese segnò la fine del feudalesimo e la fine del governo dei Rangoni, modificando anche la denominazione del paese in Castelnuovo in Piano. Castelnuovo in Piano ebbe il titolo di capoluogo di Comune e divenne sede di una municipalità nel dipartimento del Panaro. Ma questa autonomia durò poco. Nel 1815, l'anno della Restaurazione del duca Francesco IV d'Asburgo-Este, il Comune di Castelnuovo fu abolito e aggregato a quello di Spilamberto, di cui divenne una frazione. Si dovette aspettare il 1860, quando Luigi Carlo Farini ripristinò il Comune e il paese riebbe l'antica denominazione di Castelnuovo Rangone.  

Un territorio dedito prevalentemente all'agricoltura, ma collegato via via alla fine dell’Ottocento agli altri centri dal progresso ferroviario. Nel 1888 si inaugura la Modena-Vignola che passava per il paese dei Rangoni, e nel 1893 la Modena-Montale-Maranello. Si recupera il passato: a metà Ottocento si ricostruisce la chiesa parrocchiale, con un più tardo campanile (la facciata verrà riedificata soltanto nel 1928), e a partire dal 1865 si trasforma il vecchio castello in residenza comunale.

Ma sono stati i maiali ad aver fatto la fortuna di Castelnuovo.

Proprio al maiale sono dedicati una statua di bronzo, nella piazza centrale del paese, che è un omaggio dell'Ente Esportatore Carni Olandese all'animale simbolo dell'economia del paese, e il Superzampone, festa popolare organizzata ogni anno nella prima domenica di dicembre, in cui uno zampone gigante viene cotto e offerto gratuitamente a migliaia di persone. Nel 2014 è stato cucinato uno zampone il cui peso superava una tonnellata, entrando nel Guinness dei Primati e battendo il record precedente.

Che il maiale abbia caratterizzato la zona è notizia antica. Basta spostarsi di pochi chilometri e incontriamo infatti Portile (ma siamo già in Comune di Modena), che deve il suo nome ai numerosi querceti che si trovavano in passato nel suo territorio, che permettevano un intenso allevamento del maiale che poteva trovare ghiande in abbondanza. Nei documenti dell'XI e XII secolo viene infatti menzionata come Castrum Purcili, Locus Purcile e semplicemente Purcile. Quindi Portile come Porcile e Porcile come allevamento di suini.

Il Museo della Salumeria ci conduce al Salumificio Villani (oggi Villani S.p.A.) nato nel 1886 grazie a Costante Villani ed Ernesta Cavazzuti che, dopo un periodo di commercializzazione di carni fresche e salsicce, comprarono uno stabile ed iniziarono la macellazione suina, la stagionatura di salami, coppe, pancette e la produzione di mortadelle e prosciutti cotti. L'azienda (collocata inizialmente nel centro storico vicino alle antiche mura medievali) iniziò presto a mostrare la sua vocazione all’export e già negli anni Trenta le casse riportavano la scritta "New York".

Fu uno degli undici figli di Costante, Giuseppe, a continuare il progetto del padre con particolare spirito innovatore. Da un viaggio negli Stati Uniti tornò con una valigia piena di attrezzi e fu il primo ad innovare il processo produttivo introducendo i carrelli di stagionatura, una tecnica poi adottata da tutti gli altri salumifici.

Castelnuovo (22,61 kmq e più di 14.000 abitanti) ha frazioni e località con nomi che molti Modenesi conoscono. Una di queste frazioni è Settecani, un bizzarro nome citato in un documento nonantolano del 1161 (in loco ubi dicitur septecani), un piccolo centro abitato con un territorio diviso tra Castelnuovo, Spilamberto e Castelvetro (ho mangiato diverse volte da Zoello ai Settecani, ma Zoello è sotto Castelvetro).

Ma è soprattutto Montale Rangone ad essere conosciuto dai Modenesi, che lo attraversano per andare in montagna lungo la Nuova Estense, ammirando le ville ottocentesche e quelle moderne, che testimoniano come Castelnuovo sia il Comune con il maggior reddito pro capite della Provincia.

Qui è sepolto Luciano Pavarotti.

Ma Montale è famoso per le terramare o motte, villaggi sorti in Emilia e nella zona centrale della pianura padana attorno alla metà del II millennio a.C. Gli insediamenti erano circondati da poderosi terrapieni e da ampi fossati. Le abitazioni venivano spesso costruite su piattaforme sopraelevate. Gli scavi nella collinetta di Montale hanno portato alla luce i resti di una terramara visitabili in uno spazio museale attrezzato. Nel museo all'aperto è stata ricostruita una parte del villaggio con fossato, terrapieno e due case arredate con vasellame, utensili, armi e vestiti che riproducono fedelmente gli originali di 3500 anni fa. Di particolare rilevanza storica il ritrovamento lì avvenuto, sul finire dell'Ottocento, di numerosi resti dell'età del Bronzo, che testimoniano gli insediamenti della "civiltà delle Terramare". Lì a Montale nel nel 2003 è stato inaugurato il Parco Archeologico, un museo all’aperto di 23.500m² dedicato alla più antica civiltà padana, con ricostruzioni a grandezza originale di ambienti e abitazioni protostoriche, zone di scavo e sale didattiche, realizzato in collaborazione tra il Comune di Castelnuovo, il Comune di Modena e il Museo Civico Archeologico di Modena.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(35, continua)