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Sicurezza informatica, a Modena nasce la prima scuola per hacker

Da ottobre inizierà un corso per venti cervelli che vivranno a stretto contatto per sei mesi. Il professor Colajanni: «L’obiettivo è creare nuovi sistemi di difesa»

MODENA. Una scuola per hacker, dove, ben inteso, hacker è da intendersi come esperto di difesa informatica e non come criminale all’attacco dei siti di tutto il mondo. È la scelta, tanto rivoluzionaria quanto necessaria, che l’università di Modena ha deciso di fare al fianco di alcune aziende del territorio, su tutte la Expert System. Così da ottobre partirà questo corso di perfezionamento che non ricercherà cervelli titolati, ma cervelli predisposti. A cosa? A “smanettare” sui computer, come si dice in gergo, cercando di coinvolgere tutti quelli a cui piace andare oltre la scatola di un pc.

Venti posti, non di più, messi a disposizione dopo un esame in cui si chiederanno solo abilità nel campo informatico, per entrare in questay Cyber Academ che sarà un campus a tutti gli effetti: chi passerà la selezione - possono accedere tutti i diplomati, non importa frequentare o avere già frequentato l’università - vivrà sei mesi intensivi tra lezioni, esercitazioni e aziende, alloggiando con tutto il gruppo all’ostello San Filippo Neri.

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Il professor Michele Colajanni, direttore del centro interdipartimentale di ricerca sulla sicurezza dell’università di Modena, è la mente dell’ateneo per questo progetto e a suo modo era un hacker, quando smontava radiotrasmittenti per vedere come erano costruire: «La prima cosa da chiarire - spiega - è proprio questa, il concetto di hacker: hacker è una persona che vuole superare le barriere e capire che cosa c’è dietro, poi è vero che c’è chi prende una deriva criminale.

Ma questo è proprio uno degli aspetti: portare esempi positivi e concreti, etici, e formare persone predisposte per questo lavoro alla nostra sicurezza, alla nostra difesa». I casi di attacchi informatici, in effetti, sono ormai all’ordine del giorno: «Ma è troppo facile - continua Colajanni, fare l’attaccante quando si parla di violare un sistema informatico, lo vediamo nell’aumento delle frodi che partono proprio dall’utilizzo del web. Molto più difficile, invece, è giocare in difesa, trovare un sistema impenetrabile, rendere inattaccabili i proprio contenuti. Questa è la sfida che giocheremo con questi ragazzi».

Il corso sarà il primo in Italia, una delle prime esperienze anche nel mondo, con professori dell’università di Modena e altri che arriveranno anche dall’estero e da fuori dall’Europa. Tante sono le applicazioni, Colajanni ha già le idee piuttosto chiare: «Siamo nella terra dei motori, e sicuramente per la seconda edizione dedicheremo un approfondimento specifico al campo dell’automotive: ormai anche le automobili sono sempre più interconnesse e violabili come un computer, è come tali vanno difese».

Inutile nascondere che per Modena sarebbe un’opportunità: «Ci sono aziende, sul nostro territorio, che si distinguono nel campo dell’informatica. E la nostra università in informatica non riesce nemmeno a stare dietro alle richieste delle aziende: ci sono meno laureati in informatica dei posti di lavoro a disposizione, questo è il problema. E sarà sempre di più così. per questo ci fa molto piacere che il Comune col sindaco Muzzarelli e la Regione col presidente Bonaccini abbiamo capito che questo, per il territorio, è un investimento a lunga durata». Certo, soprattutto se Modena si terrà stretto questo tesoro e se la ricaduta occupazionale rimarrà su Modena...

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