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Il libro degli amici di Pavarotti:«È la storia di una grande famiglia»

L’editore Carlo Bonacini: «Ne avevo parlato con Luciano tanti anni fa a Montale»

Carlo Bonacini, titolare dell'editrice Artestampa e nipote di Bòla ha seguito dall'inizio la nuova pubblicazione dedicata a Pavarotti.

Partiamo dalla fine Bonacini. Quando ha visto Pavarotti l'ultima volta?

«E' stata a Montale e ricordo che mio zio, Luciano e gli altri erano intenti alla solita briscola fuori vicino alla piscina. Gli ho raccontato che lo zio Giulio era diventato mio dipendente, ma io gli davo volentieri il permesso di girare il mondo».

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Cosa disse a Big Luciano?

«Varie cose, ma anche che stavo pensando a un libro su di lui. Mi disse che più avanti si poteva fare».

Ora ci siamo, il libro c'è.

«Già, sono molto emozionato: tutti gli episodi sono documentati da varie fonti di cui siamo in possesso, documenti, file, internet, video».

Nel libro non c'è nulla di inventato?

«No, a parte qualche licenza letteraria legata allo svolgersi della storia e il personaggio Victor che al protagonista appare in Duomo».

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Rocco Mastrobuono, l’autore del libro , chi è?

«Si tratta di uno pseudonimo, mi sono impegnato contrattualmente a non rivelare l'identità di chi ha scritto».

Com'è strutturata la trama?

«Uno scrittore spiantato arriva a Modena e casualmente alla Polisportiva San Faustino di via Wiligelmo sente questi anziani che parlano dei viaggi e delle briscole con Pavarotti. Sono mio zio e il Colonnello e lui inizia a cercare di farsi raccontare le vicende».

Si parla delle due mogli Adua Veroni e Nicoletta Mantovani?

«La prima esce bene dal libro, fondamentale per la carriera di Luciano e c'è anche qualche cenno a Nicoletta».

Quando sono diventati amici Luciano e gli altri?

«Sono sempre stati amici, fin dai 6, 7 anni di vita. Come si racconta nel libro abitavano tutti vicino alla parrocchia di San Faustino dove erano nati. Tenga presente che negli anni tra le due guerre quella era periferia, dietro il campanile e via della Pace si apriva la piena campagna».

Lei tre anni fa voleva pubblicare un volume con le memorie del maggiordomo Edwin Tino Tinoco poi non se ne fece nulla.

«Certo, rispettai i voleri della vedova, ma in questo caso è anche una storia di famiglia quindi rivendico la libertà di pubblicare». (s.l.)

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