Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Fiorano, storie e personaggi nella terra delle Salse

Famosa per il Santuario, costruito perché il paese fu risparmiato dalla peste

Fiorano vuol dire per tutti i Modenesi Santuario della Beata Vergine del Castello e ceramica. È infatti il Comune del distretto con la maggior concentrazione di stabilimenti industriali dedicati alla ceramica. Dagli anni Sessanta, Fiorano Modenese (si chiama così per distinguerlo da Fiorano al Serio in provincia di Bergamo e da Fiorano Canavese in provincia di Torino), è diventato un polo industriale di rilevanza internazionale, che "accoglie gente proveniente da 104 delle 108 province itali ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

Fiorano vuol dire per tutti i Modenesi Santuario della Beata Vergine del Castello e ceramica. È infatti il Comune del distretto con la maggior concentrazione di stabilimenti industriali dedicati alla ceramica. Dagli anni Sessanta, Fiorano Modenese (si chiama così per distinguerlo da Fiorano al Serio in provincia di Bergamo e da Fiorano Canavese in provincia di Torino), è diventato un polo industriale di rilevanza internazionale, che "accoglie gente proveniente da 104 delle 108 province italiane e da 61 nazioni dei cinque continenti; una popolazione di 17.136 persone e 6.627 famiglie (dati al 31 luglio 2012), con 1.500 imprese, quasi la metà delle quali artigianali e più di 12.000 occupati", su un'estensione di 26,23 kmq. In precedenza Fiorano era stata terra agricola, fino ai calanchi.

Fiorano, immagini dal passato

" Fiorano è di bellissimo sito", scriveva già nel 1603 il governatore estense, conte Paolo Brusantini, riferendosi all'amenità del paesaggio, all'ubertosità dei terreni prodighi di uve e frutti d'ogni specie, al clima mediterraneo, ai bei poggi appenninici, impreziositi di ville e parchi, alternati ai lunari calanchi d'argilla. Famosi erano i fichi (" Fiorano, dove nascono fichi in copia grande …", citati già da Alessandro Tassoni nella Secchia rapita, canto III, 44).

C'era una volta Fiorano, immagini dal secolo scorso

Ma le progressive difficoltà economiche tra Otto e Novecento avevano messo in ginocchio l'economia di Fiorano, che era stata sotto il governo dei Della Rosa dal 1309, dei Pio fino al 1651 e poi dei Coccapani. Fiorano era stato accorpato a Sassuolo dal 1810 all'Unità, e divenne Comune il 27 dicembre 1859. Soltanto alla fine degli anni Cinquanta, quando il Comune fu dichiarato area depressa, con conseguente esenzione per dieci anni alle nuove attività produttive di quella che allora si chiamava "Imposta di ricchezza mobile", iniziò il lento, continuo e progressivo allargamento a Fiorano del distretto della ceramica di Sassuolo: tecnologie all'avanguardia, qualità sempre più elevata e capacità di esportare vincendo la concorrenza.

C'era una volta Fiorano, i volti e i luoghi del secolo scorso

Ma per i Modenesi, e naturalmente per gli abitanti di Fiorano, è il Santuario della Beata Vergine del Castello a caratterizzare il paese. La grande e terribile peste di manzoniana memoria devastò il Modenese (i Modenesi per impetrare la sua fine decisero di elevare la chiesa del Voto), ma Fiorano non fu colpita

. Dai registri parrocchiali risulta che su una popolazione di 1000 abitanti tra il 1630 e il 1631 morirono 34 persone di cui nessuna per peste. Si era tanto pregato per scongiurare la peste l'immagine della Beata Vergine del Castello; i Fioranesi credettero che fosse un miracolo del dipinto e iniziarono una raccolta di fondi per erigere un oratorio. Il disegno e la direzione dei lavori di costruzione dell'oratorio furono affidate a Prospero Pacchioni di Reggio Emilia. Verso metà dell'aprile 1631 fu staccata la parte di muro su cui era dipinta l'immagine della Beata Vergine e fu collocata nell'oratorio. Il 23 aprile 1631 la sacra immagine venne solennemente benedetta dal vescovo di Modena Alessandro Rangoni. L'oratorio fu giudicato insufficiente, e su progetto di Bartolomeo Avanzini iniziarono i lavori di costruzione del Santuario con la posa della prima pietra il 15 agosto 1634.

Durante il 1680 furono compiute tutte le opere murarie e di rifinitura della cupola. Ma se la cupola era stata completata, l'esterno era ancora incompleto. Come ci mostrano le vecchie fotografie, mancava la facciata marmorea, completamente la torre di sinistra e quella di destra doveva essere terminata. Bisogna tuttavia attendere oltre 180 anni prima che i lavori potessero ricominciare e dovettero necessariamente partire dal restauro dell'esistente. L'8 settembre 1889 si tenne l'inaugurazione della nuova facciata marmorea del santuario. Tre sono le frazioni di Fiorano: Ubersetto (i Modenesi un tempo andavano lì a cena), Spezzano e Nirano. A Spezzano il Castello risale agli inizi del Cinquecento, come ci ricorda il cronista Tommasino Lancellotti: "Lunedì adì 14 ottobre 1532.

Io Thomasino Lancelotto andando e cavalcando dalla Nizola a Montezibio questo dì, sono capitato a Spezan castello del signor Enea Pio al presente governatore de Modena; ho veduto el suo palazo, quale fa fabricare in suxo le mura del ditto castello, e dice la sua scrittura fatta alla porta del ditto castello essere stato principiato da lui dell'anno 1529 e che sua signoria era de età de anni 50; ancora non è finito, et ge fa lavorare fortemente". Era un luogo di villeggiatura, dove si recava anche Ludovico Antonio Muratori, come ci ricorda nel 1717 nel suo epistolario: "Si avvicina il tempo della villeggiatura. Partirò per Spezzano da oggi a otto ... qualche boccata di aria villereccia di cui ha bisogno la mia povera testa sfasciata come nell'anno addietro". Nel 1982 il Comune di Fiorano Modenese lo acquistò rendendolo di proprietà pubblica, e oggi ospita il "Museo della Ceramica".

Bellissime sono le cinquantasette immagini che formano il "ciclo delle vedute", affreschi che mostrano tutti i possedimenti dei Pio nella seconda metà del Cinquecento. La fascia di territorio meridionale è collinare, è preservata dall'antropizzazione e in parte protetta come Riserva Regionale dal 1982. Fu la prima in Regione, e costituisce la riserva naturale delle Salse di Nirano, caratterizzata dalla presenza dell'insolito fenomeno geologico delle salse eruttive. Altro naturalmente si potrebbe scrivere su Fiorano, che ospita la tomba di Ciro Menotti presso la chiesa parrocchiale di Spezzano, e che ha dato i natali a Paolo Monelli (1891-1984), che nel romanzo-diario Le scarpe al sole raccontò nel 1921 la dura vita degli alpini nella Prima guerra mondiale. Ma credo che gli abitanti di Fiorano, in sordina, siano orgogliosi di aver "rubato" a Maranello la pista di collaudo della Ferrari; l'azienda ha voluto chiamare " Fiorano" la 599GTB, uno dei prestigiosi modelli, ad evidenziare lo stretto e positivo rapporto con il territorio, iniziato nel 1971 grazie alla costruzione del circuito, ufficializzato con la cittadinanza onoraria conferita a Enzo Ferrari nel 1982.

Rolando Bussi bussirolando@gmail.com