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«Cerco l’angelo che mi ha salvato la vita»

Francesco Artioli di Castelvetro: «È una dottoressa con accento toscano. Era in un’auto in coda: se non fosse stato per lei sarei morto»

CASTELVETRO. «Se non fosse per lei, adesso sarei morto». A parlare è Francesco Artioli, 46 anni, di Castelvetro. Quella “lei” che cita è un medico, una dottoressa che gli ha salvato la vita e che Francesco sta cercando da sette mesi.

Era il 4 febbraio quando a bordo della sua Alfa 147 percorreva l’autostrada A22, a pochi chilometri dal casello di Mantova Nord, città in cui lavora. Era fermo in coda e un’auto lo ha tamponato, schiacciandolo contro un camion che lo precedeva.

L'INCIDENTE In quei minuti sono stati gli altri automobilisti a soccorrerlo, in particolare un gruppo di tre persone: «Credo fossero muratori. Queste informazioni le ho avute in seguito, quando la mia compagna, Elena, è riuscita a contattarli». I tre operai, però, pur con tutta la buona volontà e il coraggio che può essere messo in campo quando ci si trova di fronte ad un uomo ferito e privo di conoscenza, sono stati guidati da un medico, una dottoressa “in borghese” che era poco distante, in coda. Con sangue freddo ha diretto i tre operai come se fossero un’equipe, permettendo a Francesco di restare in vita fino all’arrivo dei soccorsi, che lo hanno trasportato all’ospedale di Brescia. «Lo schianto mi aveva provocato la rottura dell’istmo dell’aorta. I medici di Brescia mi hanno detto in seguito che se non fosse stato per lei non sarei mai sopravvisuto: all’ospedale sono rimasto per un mese, subendo due interventi. Devo dire grazie anche al personale medico e sanitario della struttura lombarda».

IL SALVATAGGIO Francesco ha potuto ringraziarli di persona, cosa che, invece, non ha potuto fare con chi gli ha salvato la vita: «Gli unici indizi che sono riuscito ad ottenere li ha avuti Elena dai tre operai. Le hanno detto che si trattava di una donna con accento toscano. Di più non sappiamo perché, non essendo direttamente coinvolta nello schianto, la polizia stradale non ne ha rilevato i dati. Vorrei davvero poterla conoscere. Cosa le direi? Non lo so, non è facile. Credo semplicemente grazie. Grazie per tutto quello che ha fatto. Forse le comprerei un regalo». La voce di Francesco si interrompe per l’emozione. «La mia vita è cambiata da quel giorno. Tantissimo. Vedo tutto diversamente, apprezzo molto

le cose semplici. Prima ero uno tutto lavoro, ora so che la salute e l’affetto dei miei cari hanno un valore molto maggiore. E vorrei tanto che le persone capissero che i piccoli problemi del quotidiano non hanno alcuna rilevanza in confronto a ciò che conta davvero nella vita». (gib)

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