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«Modena, investi subito sulla sicurezza sismica»

Il professor Matteo Agnoletto: «In provincia boom edilizio senza precauzioni Fiorano e Sassuolo rase al suolo con una scossa forte come quella della Bassa»

MODENA. «A Modena interi pezzi di città sono stati costruiti durante il boom edilizio di fine anni Novanta e ovviamente non rispettano le regole antisismiche che sono arrivate dopo. Ma soprattutto invito a riflettere seriamente su quanto accadrebbe se, facendo i debiti scongiuri, dovesse arrivare un sisma come quello della Bassa del 2012 nel comparto ceramico di Sassuolo, Maranello e Fiorano. I danni sarebbero incalcolabili. Per questo occorre pensare alla sicurezza sismica: la prevenzione d ...

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MODENA. «A Modena interi pezzi di città sono stati costruiti durante il boom edilizio di fine anni Novanta e ovviamente non rispettano le regole antisismiche che sono arrivate dopo. Ma soprattutto invito a riflettere seriamente su quanto accadrebbe se, facendo i debiti scongiuri, dovesse arrivare un sisma come quello della Bassa del 2012 nel comparto ceramico di Sassuolo, Maranello e Fiorano. I danni sarebbero incalcolabili. Per questo occorre pensare alla sicurezza sismica: la prevenzione deve essere come all'italiano che si insegna fin dalle elementari».

A lanciare l’inquietante allarme è Matteo Agnoletto, architetto modenese, è uno dei pochi esperti ad intervenire su questioni delicate relative al terremoto. Molti - politici in primis, ma non solo - preferiscono spesso bypassare lo spinoso argomento, limitandosi dove possibile a proporre miglioramenti sismici che chissà quanto "migliorano"».

Architetto qual è la situazione?

«Il nostro patrimonio edilizio per la maggior parte è stato edificato dal secondo dopoguerra, nei centri urbani. Poi ci sono le case coloniche, in genere più vecchie, e i capannoni in periferie e in provincia. Abbiamo visto quel che è accaduto nella Bassa, ma il rischio ipotetico maggiore lo si ha nella zona della prima collina e dell'Appennino modenesi. Ecco perché invito a pensare a Sassuolo e zone limitrofe».

Parola chiave "prevenire"?

«Già, è l'azione fondamentale ed è un problema politico. Le risorse, da noi, ci sono, ma le mettiamo in infrastrutture come la Cispadana e la Bretella invece di utilizzarle per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio. Tra l'altro gli investimenti infrastrutturali mi pare abbiano prodotto molto debito pubblico e non altrettanta occupazione. E invece del comparto edilizio si dice sempre che è un volano».

Mettere a posto ogni edificio è possibile?

«Servono risorse e agevolazioni, perché non tutte sono multinazionali come la Menù di Medolla che ha ricostruito secondo canoni antisismici. Nell'area più a rischio sono a posto, senza dubbio, anche Ferrari o la Graniti Fiandre, ma i piccoli e medi imprenditori vanno aiutati. Facciamocene una ragione: siamo il paese a maggior rischio sismico in Europa, da nord a sud».

Riguardo al patrimonio pubblico qual è la situazione? «So che alcuni comuni, Maranello e altri, si stanno ben adeguando mentre altri sono più indietro».

Modena?

«Anche in città la situazione è potenzialmente a forte rischio: non voglio fare allarmismi, ma delle cose bisogna parlarne. Spesso vedo strutture edilizie intelaiate con tamponamenti: sono quelle che vengono giù con maggiore facilità come si è visto a Cavezzo e Mirandola, ma anche all'Aquila nel 2009. Serve un preciso piano di programmazione soprattutto riguardo a strutture pubbliche, ospedali, scuole. Mi chiedo se c'è».

La maggior parte degli edifici è però privata, che fare?

«In questo momento non ci sono canali di finanziamento per l'antisismica come ad esempio avviene per il risparmio energetico. E poi c'è un problema grosso: se io adeguo il mio appartamento in una palazzina, ma poi gli altri condomini non fanno altrettanto la mia operazione di prevenzione non serve a molto».

Agnoletto chiude con una battuta amara: «Non vorrei che la ricostruzione producesse alla lunga più danni di un sisma. Altro che autostrade».