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Michelina Borsari e il Festival Filosofia 2016: «Siamo tutti come pugili su un ring»

Michelina Borsari e il Festival Filosofia 2016: «Siamo tutti come pugili su un ring»

La vita è competizione, ma la strada vogliamo che la indichi chi crea pace  La direttrice della manifetzione spiega i filoni principali su cui si confronteranno i filosofi nel corso della manifestazione 2016 sull'agonismo

Sport, passione, seconda possibilità, lotta del vivere. Sono questi i concetti intorno ai quali quest'anno Michelina Borsari, direttrice e co-fondatrice del Festivalfilosofia, ha imbastito la manifestazione dedicata all'agonismo. Edizione numero sedici che si lega indissolubilmente allo sport - ecco perché le mostre delle figurine Panini e della Modena sportiva - ma anche a molto altro come la stessa responsabile spiega qui. Partiamo dal programma filosofico Borsari. «Come al solito, per facilitare la comprensione, scegliamo delle portaerei, dei sentieri lungo cui indirizziamo i visitatori del festival».

Del tema di quest'anno cosa ci dice?

«In genere scegliamo temi vastissimi che possa essere possibile sviluppare sia in antico che nei tempi odierni. E' un po' il nostro 'giochino', cerchiamo di rendere problematici termini attuali facendo attrito attraverso la riflessione». Agonismo significa lotta, è un termine negativo?

«Non necessariamente, ma certo l'agone, l'agonismo, è anche questo. Del resto ogni giorno, quando usciamo di casa ci infiliamo i guantoni da boxe per svolgere la vita».

Arriviamo alle piste che suddividono il programma dei 50 filosofi.

«Sono sei in tutto. Una delle principali è ovviamente quella economica, della concorrenza. Oggi abbiamo in auge il modello economico neoliberale regolato con leggi di mercato, anche se c'è una competizione nei fatti poco regolata. Intervengono sul tema Bauman, Rampini e Zamagni che è a favore di un mercato collaborativo. Illustreranno i limiti e i pregi del sistema: del resto i limiti attuali li vede anche Marchionne. Michela Marzano invece va a vedere il modello del management non solo delle persone ma delle imprese».

Si parlerà quindi anche di regole?

«È una delle nostre altre piste, lo spazio delle regole. Pensi che viviamo in un'epoca di più o meno pluralismo a seconda delle aree del mondo che analizziamo , ma in ogni caso gli avversari sono competitori tutti presenti nell'emiciclo rituale della società. Qui si svolgono riti particolari come le elezione che assegnano, temporaneamente dopo la lotta, una palma della vittoria. E' la democrazia. Ma siamo pur sempre nell'agone, caratteristica umana da sempre come illustreranno Zagrebelsky e Dal Lago».

Viviamo sempre in guerra, per fortuna spesso figurata? «Sì perché i 'nemici' ci sono sempre: un tempo, però, premevano ai confini delle nostre frontiere. Oggi sono entrate e sono una parte di noi quindi tutto è molto meno semplice e fragile perché tutto ciò incide sulla sicurezza, gli effetti sociali e i modelli di pensiero vigenti. Però deve essere chiara una cosa».

Dica.

«Non abbiamo scelto la guerra come categoria, ma abbiamo chiesto a chi fa la pace e ogni giorno realizza piccoli nodi in questa direzione, ossia a Ricciardi, di dire dove stiamo andando».

Sembra di capire che la cultura deve avere un ruolo maggiormente attivo.

«Chi pensa deve tornare ad avere un ruolo attivo, deve lottare e prendere posizioni. l'intellettuale deve mettere le mani nella realtà: va bene studiare Kant o Aristotele, ma occorrono parole sul presente. Dobbiamo inventarci la vita e servono energie intellettuali per farlo».

Parlare di vita vuole dire anche parlare di sconfitte, di fallimenti.

«Si parlerà di bullismo che tra tanti aspetti negativi è positivo come risorsa dell'adolescenza perché serve a fare squadra, come ci dirà Vegetti Finzi. L'animalità umana, come ci dirà Allegra, non va eliminata va controllata e il fallimento, come ci spiegherà Recalcati, non deve essere una espressione negativa. Da noi c'è la condanna e gli imprenditori purtroppo si sono uccisi perché non c'è la seconda possibilità come in America. Augè parla di rivincita e di chi è ritornato come ad esempio Cassius Clay».

Arriviamo quindi allo sport

«Quando diciamo agonismo tanti pensano a questo settore di cui, lo ricordo, luogo ha fatto senza dal IV secolo d.C. a fine Ottocento. Oggi lo sport è molto pervasivo, è una peculiarità dell'Occidente, ma non certo dell'uomo. Cantarella ci parlerà del ginnasio greco che univa corpo e anima anche se poi ha trionfato il modello romano della lotta meno De Coubertein».

Al festival come da tradizione c'è anche un vasto programma collaterale di mostre e spettacoli.

«Già e quest'anno il programma è davvero ottimo. Segnalo soprattutto l'impianto futurista costituito dalle mostre della Poletti e dei Musei civici: vero è che il movimento di Marinetti venne accusato di essere collaterale al fascismo, ma ci sono grandi aspetti anche legati a Modena. Intanto

ricordo il ruolo fondamentale in Italia della galleria modenese Fonte d'Abisso che ha fatto sì che cittadini modenesi, come il caso del collezionista modenese Colombini esposto alla Poletti, compravano libri e opere di quel periodo artistico. E tutte e trenta mostre andrebbero segnalate».

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