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Marano, storie del paese cresciuto attorno alla Grama

Era la fontana in piazza cui tutti andavano. Lo sviluppo nel Dopoguerra

MARANO. Il toponimo Marano è molto diffuso tra i Comuni italiani: Marano di Napoli in Campania, Marano Principato in provincia di Potenza, Marano Lagunare in provincia di Udine. Quello di cui parliamo oggi è naturalmente Marano sul Panaro, poco più di 5.000 abitanti su un territorio di 45,47 kmq, a soli 5 km da Vignola, sulla sponda sinistra del fiume.

C'era una volta a Marano, i volti e i luoghi del secolo scorso

Se si chiedesse a un Modenese o a un altro abitante della nostra provincia di fare mente locale, e di farsi venire in mente che cosa è ...

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MARANO. Il toponimo Marano è molto diffuso tra i Comuni italiani: Marano di Napoli in Campania, Marano Principato in provincia di Potenza, Marano Lagunare in provincia di Udine. Quello di cui parliamo oggi è naturalmente Marano sul Panaro, poco più di 5.000 abitanti su un territorio di 45,47 kmq, a soli 5 km da Vignola, sulla sponda sinistra del fiume.

C'era una volta a Marano, i volti e i luoghi del secolo scorso

Se si chiedesse a un Modenese o a un altro abitante della nostra provincia di fare mente locale, e di farsi venire in mente che cosa è accaduto di particolarmente significativo in questa località, la risposta sarebbe probabilmente un "boh?". Bene hanno quindi fatto gli "Amici di Marano sul Panaro" a pubblicare nel 2011 un libro dal titolo Dal Borgo alla Grama.

Naturalmente il lettore si chiederà per prima cosa che cos'è la Grama. Scoprirà allora che "secondo i dialetti emiliano-romagnoli per "grama" si intende l'attrezzo utilizzato per amalgamare la pasta o lavorare la canapa grezza. Invece se a un Maranese di una certa età si chiedesse cos'è la Grama, questo, senza esitare, risponderebbe: “È la fontana che si trova in piazza a Marano”.

C'era una volta a Marano, immagini dal secolo scorso

Evidentemente il movimento della leva che azionava la pompa richiamava quello della grama … Quando nelle case non c'era ancora l'acqua corrente, la fontana aveva un’importanza vitale: andavano a l'aqua alla Grama, oltre agli abitanti della piazza e zone limitrofe, anche quelli del borgo, e un anonimo le aveva addirittura dedicato una canzone che è diventata una sorta di inno di Mameli".

Ecco parte del testo:

In piazza di Marano c'è una fonte che getta sempre acqua in abbondanza:

delle ragazze belle ce n'è tante dei giovanotti poi non se ne parla …

la "Grama" ci dà l'acqua tutto l'anno

che sgrassa tutto il corpo e lo fa snello.

Ora la pompa non c'è più, così come hanno cambiato destinazione d'uso e sono stati rinnovati gli edifici che ospitavano le filande, che cessarono l'attività verso la fine dell'Ottocento.

Il Sindaco, nell'ottobre del 1904, scriveva infatti: "in passato esisteva una filanda di seta nella quale lavoravano circa 70 donne; i perfezionamenti nei mezzi di produzione hanno sopraffatto questi opifici primitivi".

Del pari scomparve anche il mulino, così descritto dal Sindaco di allora nel 1863: "un nuovo grandioso mulino in Marano mosso dalle perenni acque del Panaro soddisfarà fra breve non solo ai bisogni del paese, quand'anche a buona parte dei vicini e lontani in tempo di siccità".

A partire dal 1904 lo sviluppo trasformò la molitura del grano in produzione di energia elettrica. Anche il Fornacione, per decenni l'unica attività industriale del paese, ha cessato di produrre mattoni. Il Panaro è sempre stato importante per gli abitanti di Marano.

I birocciai raccoglievano ghiaia, le donne vi andavano a lavare le lenzuola. E si faceva il bagno, spesso nudi. Nel 1903 il Sindaco emette un'ordinanza: "Constatato che abitualmente ogni sera il tratto di canale dal molino al fiume è frequentato da bagnanti che si immergono nelle acque in stato di completa nudità, poiché tale fatto costituisce uno sconcio intollerabile … determina che chiunque intenda bagnarsi nelle acque costeggianti luoghi di passaggio, o vicine all'abitato, dovrà indossare mutandine o calzoncini, in guisa di non recare molestia ai passanti e agli abitanti con atti e parole indecenti".

Il bel libro citato in precedenza ci mostra com'era Marano tra Ottocento e Novecento: un borgo prevalentemente agricolo, con una vita che scorreva senza particolari scosse, come accadeva del resto in tutte le nostre campagne, seguendo il ciclo delle stagioni. Sarà il dopoguerra, come ovunque, a trasformare progressivamente i nostri paesi, compreso Marano. Due immagini qui riprodotte ci mostrano lo sviluppo urbanistico del paese a distanza di 50 anni, con un alveo del fiume Panaro più ristretto e una densità molto maggiore di abitazioni. "I nostri nonni o bisnonni se potessero ritornare faticherebbero a riconoscere il piccolo centro abitato che ricordavano e che viveva soprattutto intorno alla piazza e nelle vie vicine".

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com