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Mirandola. La stangata del terremoto «Pagateci le tasse sospese»

Lunedì le imprese devono saldare la prima rata del prestito fatto dallo Stato Giro da 700 milioni: in tanti non hanno i soldi. Arrivano le trattenute agli stipendi

MIRANDOLA. Lo Stato presenta il conto e le imprese terremotate si accingono a saldare la prima rata del prestito, elargito dalla Cassa depositi e prestiti, per pagare tasse e contributi. Una scadenza, prevista per lunedì, posticipata rispetto all’indicazione iniziale del 30 giugno, ma che si appresta ad essere il primo, vero banco di prova sulla tenuta delle aziende, soprattutto quelle artigiane o di piccole dimensioni. La preoccupazione è tanta e secondo alcune stime fatte dalle associazion ...

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MIRANDOLA. Lo Stato presenta il conto e le imprese terremotate si accingono a saldare la prima rata del prestito, elargito dalla Cassa depositi e prestiti, per pagare tasse e contributi. Una scadenza, prevista per lunedì, posticipata rispetto all’indicazione iniziale del 30 giugno, ma che si appresta ad essere il primo, vero banco di prova sulla tenuta delle aziende, soprattutto quelle artigiane o di piccole dimensioni. La preoccupazione è tanta e secondo alcune stime fatte dalle associazioni di categoria si parla di un monte globale di 700 milioni di euro a cui circa il 25% delle Partita Iva non sarebbero in grado di rispondere. Le cause sono plurime, ma possono sintetizzarsi in due macroaree: la cronica assenza di liquidità e il ritardo dei contributi sulla ricostruzione. Ci sono infatti aziende - come spiegato anche dal deputato M5s, Vittorio Ferraresi, l’unico a sollevare (magari un po’ in ritardo) la questione - che hanno investito tutti i risparmi nella ricostruzione per rilanciare l’attività produttiva e che ancora aspettano gli indennizzi legati a Mude e Sfinge e ora si trovano senza i soldi necessari a ripagare il debito.

In parallelo alla prima scadenza se ne presenterà una seconda, che riguarda anche e soprattutto i dipendenti. Perché le aziende che hanno chiesto la sospensione dei tributi hanno ottenuto pure lo stop al versamento dei contributi dei dipendenti e ora si troveranno a doversi rimettere in pari. Ciò significa che nella busta paga del prossimo mese, il dipendente si vedrà decurtato pesantemente lo stipendio a cui era abituato. Quale sarà la cifra è da definire, o meglio la legge prevede il prelievo di 1/5 (un quinto), ma è in corso una discussione tra capitani d’impresa per cercare di arrivare ad una soluzione condivisa e univocamente accettata. E sempre sul tavolo delle associazioni di categoria, riunite in Rete Impresa Italia, è approdata l’ordinanza 50 della Regione, che impone entro il 4 novembre una rendicontazione complessiva dei contributi ottenuti nel triennio che va dal 2011 al 2013. In sostanza viale Aldo Moro vuole conoscere quanti soldi pubblici - dati da Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio - ogni impresa ha incassato per delocalizzazioni, incentivi, progetti. Il tutto sarà poi confrontato con il danno da sisma effettivamente avuto e l’obiettivo è quello di accertare che non vi sia stata una sovracompensazione. Semplificando: se il danno era 100 e i contributi pubblici sono maggiori, allora sarà necessario ridare l’eccedenza. «Ma per riordinare tutte queste carte - spiega Paolo Benatti, responsabile di Cna nell’Area Nord e attuale rappresentante di Rete Impresa - serve tempo. Abbiamo chiesto una proroga al 15 dicembre».