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Modena, comunità peruviana in festa nel cuore della città «Qui in Italia ci sentiamo come a casa»

È la comunità latino-americana più numerosa in provincia con 600 espatriati: «Ma non diteci che siamo indiani» Domenica 30 ottobre i Peruviani di Modena e provincia, circa 600 residenti, hanno celebrato la festa del Senor de los Milagros, il “Cristo dei Miracoli”.

MODENA. Fra lacrime di emozione, canti di folklore, colorate coreografie e orgoglio patriottico, i Peruviani di Modena e provincia, circa 600 residenti, hanno celebrato la festa del Senor de los Milagros, il “Cristo dei Miracoli”. La manifestazione, organizzata dall'Associazione peruviana omonima che da tre anni onora a Modena il santo patrono del Perù, di Lima e dei Peruviani nel mondo, prevedeva una messa solenne in italo-spagnolo guidata da Don Graziano Gavioli, pastore della parrocchia d ...

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MODENA. Fra lacrime di emozione, canti di folklore, colorate coreografie e orgoglio patriottico, i Peruviani di Modena e provincia, circa 600 residenti, hanno celebrato la festa del Senor de los Milagros, il “Cristo dei Miracoli”. La manifestazione, organizzata dall'Associazione peruviana omonima che da tre anni onora a Modena il santo patrono del Perù, di Lima e dei Peruviani nel mondo, prevedeva una messa solenne in italo-spagnolo guidata da Don Graziano Gavioli, pastore della parrocchia dei migranti di Sant'Agostino-San Barnaba, e una processione vecchio stampo con il carro del Cristo in corteo attraverso le strade del centro storico. "Non è semplice folkolore, è una devozione popolare che nasce dal basso e colpisce al cuore le persone semplici", dice il sacerdote.
Centinaia di sudamericani si sono radunati in preghiera davanti al sagrato della chiesa di Sant'Agostino allestita con un altare, un arco e decorazioni floreali. Presenti anche rappresentanti delle comunità filippine, colombiane, boliviane e numerosi esponenti del cattolicesimo africano francofono a cui si sono aggiunti in modo spontaneo anche qualche modenese sorpreso dal vivido spettacolo.

Comunità peruviana in festa a Modena

“La festa dura un mese intero in Perù; a Lima, la capitale, è una celebrazione che assume proporzioni oceaniche, una marea umana in devozione”, dice Milton Castro, peruviano di Modena.
La marcia, partita dal sagrato e accompagnata dalla banda Giuseppe Verdi di Spilamberto, si è snodata per le strade del centro e ha toccato piazza Duomo per poi tornare indietro sulla via Emilia fino alla chiesa dove è stata riposta l'effige del Cristo.

Festa peruviana lungo le strade di Modena

STORIA DELLA COMUNITA' PERUVIANA. In occasione della processione del “Senor de los Milagros”, festa nazionale in Perù e per la diaspora andina nel mondo, ci tuffiamo all'interno della comunità peruviana modenese, il gruppo latino-americano più numeroso e organizzato del nostro territorio.

Americani. «Non chiamateci “indios”perché gli indiani abitano in India non nelle Americhe dove gli indigeni hanno una loro storia e cultura millenaria oltre ad essere eredi dell'Impero Inca», dicono i peruviani di Modena. Sullo scopritore delle Americhe, Cristoforo Colombo, esprimono alcune riserve e precisano: «Con lui è cominciato il colonialismo occidentale. Lo consideriamo un grande esploratore, un pioniere della navigazione transoceanica ma non lo celebriamo, ha “scoperto” l'America secondo una visione euro-centrica, ma noi abitiamo quelle terre da sempre».

Festa peruviana lungo le strade di Modena

Gli stranieri. I cittadini stranieri a Modena e provincia sono circa 92mila, pari al 14% dell'intera popolazione. Le migrazioni verso Modena sono cominciate alla fine degli anni '70 e oggi sono presenti 140 nazionalità diverse di cui la maggioranza è di religione cristiana. Le etnie maggioritarie sono quella marocchina, quella rumena e quella ghanese. A Modena e provincia risiedono anche 2300 cittadini di origine latino-americana. Fra di loro la comunità più numerosa e organizzata è quella peruviana che conta quasi 600 espatriati di cui poco meno della metà abitano in città.

La comunità. I peruviani di Modena hanno fondato nel 2010 l'associazione di ispirazione religiosa “Senor de los Milagros” che orbita intorno alla parrocchia di Sant'Agostino guidata da don Graziano Gavioli, un giovane sacerdote di Nonantola, punto di riferimento dei migranti cattolici extracomunitari, latini in particolare.

La festa. Il nome dell'associazione deriva dal Santo Patrono del Perù, di Lima e della diaspora andina nel mondo. Questa particolare devozione cattolica affonda le sue radici nella composizione multiculturale di un paese geograficamente complesso che si estende dalle Ande all'Amazzonia, dalle foreste pluviali alle coste dell'Oceano Pacifico. Racconta la tradizione che nel 1655 un terremoto devastò Lima. Dalle macerie emerse intatto un fragile muro sul quale uno schiavo angolano aveva dipinto Gesù Crocifisso. Il culto del Cristo dei Miracoli è diventato così la festa religiosa più importante del paese sudamericano. A Modena è celebrata domani con una messa solenne e una processione che coinvolge i cittadini di altri paesi latino-americani.

Uomini e donne. La comunità peruviana locale è dominata dalle donne che costituiscono il 60% della totalità dei migranti andini. “Le prime sono arrivate negli anni '80, sono loro le pioniere della catena migratoria, solo dopo sono arrivati gli uomini”, dice Flora Rojas, educatrice sociale laureata in Scienze della Formazione che sull'immigrazione peruviana a Modena ha scritto la sua tesi di laurea. «La maggior parte delle donne sono giunte per svolgere lavori di assistenza agli anziani, ovvero le badanti. Le peruviane sono donne abili nel fare le pulizie, nel preparare da mangiare, nelle competenze relazionali, ascolto, attenzione, empatia, pazienza, soprattutto sono amorevoli nel prendersi cura dell'altro», spiega Flora.

L’associazione. Il gruppo peruviano locale è presieduta da Alessandro Maggi, un modenese doc sposato da 13 anni ad una peruviana di Arequipa, la seconda città del paese. «I peruviani sono un popolo molto orgoglioso e patriottico. Allo stesso tempo sono persone che non hanno avuto difficoltà a integrarsi in Emilia grazie alle forti affinità culturali con l'Italia, fra le quali spicca il cattolicesimo», dice Maggi.

Il lavoro. La maggioranza degli uomini della comunità svolge lavori di fatica: «Sono magazzinieri, corrieri, operai e manovali ma sono quasi tutti in possesso di un diploma di scuola superiore, come del resto le donne, e spesso anche di lauree e specializzazioni ottenute in patria che però non sono state riconosciute in Italia», aggiunge il presidente.

È il caso di Oscar Guerrero, professore di chimica e di biologia. Quest’ultimo, originario di Piura, città nel nord del paese, abita a Modena dal 1995. «Sono laureato in Ingegneria marina e ho poi insegnato nei licei del mio paese ma a Modena ho svolto solo lavori manuali, la crisi ha colpito tutti, la mancanza di impiego ha spinto alcuni di noi a tornare in patria», dice il professore.

La crisi. I motivi che hanno spinto i peruviani a migrare sono di natura economica e politica. Gran parte di loro sono scappati dal subcontinente americano, nella prima metà degli anni '90, durante la cosiddetta “Guerra interna”. «In questa guerra sporca, eravamo fra l'incudine e il martello – ricorda Flora – da una parte c'erano i combattenti comunisti che uccidevano i sindaci e i preti dei villaggi e chiunque si opponesse alla loro autorità, dall'altra c'erano i paramilitari, gli squadroni della morte del governo che vedevano in ogni contadino un potenziale guerrigliero: la repressione raggiunse livelli intollerabili e costrinse all'esilio decine di migliaia di contadini prima nelle metropoli e poi all'Estero».

L’accoglienza. Erano gli inizi degli anni '90, al potere c'era “El chino” Alberto Fujimori, oggi in carcere per gravi violazioni dei diritti umani, fra i quali omicidi e sparizioni di massa. Anche Oscar è emigrato per la situazione politica interna: «Noi peruviani abbiamo vissuto sulla nostra pelle il terrorismo e la repressione e sappiamo che dietro a questi avvenimenti c'è spesso un passato coloniale fatto di miseria, ingiustizia sociale e sottomissione. Così è stato per Sendero Luminoso nato in un ambiente periferico molto povero e rurale, escluso dallo sviluppo delle grandi città. Per sconfiggere questi fenomeni è necessario leggerli nel loro contesto sociale e in una prospettiva storica». La “guerra interna” è solo un brutto ricordo per i peruviani di Modena che oggi si sentono inclusi nella società italiana. «Qui in Italia ci sentiamo integrati. Ma rispetto a noi latinos, i modenesi appaiono un po' freddi e distanti, misurati e diffidenti - osserva Oscar – spesso ci confondono con i marocchini o i filippini».