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Tensione altissima a Castelnuovo, volano lacrimogeni tra gli operai

Una mobilitazione improvvisa, messa in atto dai Si Cobas, per protestare contro un appalto non rinnovato e 110 posti di lavoro a rischio. E in mattinata si scatena l'inferno con cariche e proteste: un ferito tra i manifestanti e uno tra i poliziotti

CASTELNUOVO Continua la tensione nel settore della macellazione delle carni con gli operai, in particolare quelle delle ditte esterne, che si mobilitano e alzano la tensione per rivendicare i propri diritti.

Nella mattinata del 17 novembre, infatti, un centinaio di persone si è ritrovata davanti alla AlcarUno, azienda del gruppo Levoni che all'improvviso ha cambiato appalto mettendo a rischio 110 posti di lavoro tra Globalcarni e Alcaruno. Alla mobilitazione hanno preso parte anche operai della Bellentani.

Un conciliabolo tra manifestanti a...
Un conciliabolo tra manifestanti a Castelnuovo

La tensione è stata molto alta, la polizia in assetto antisommossa ha anche lanciato lacrimogeni per disperdere i manifestanti e negli incidenti è rimasta ferita una persona. 

La ricostruzione della polizia

Alle ore 15.45 si è concluso il picchettaggio posto in essere da un gruppo di circa 150 aderenti ai Si Cobas, molti dei quali occupati presso cooperative che operano all’interno delle aziende AlcarUno di Castelnuovo Rangone e Global Carni di Spilamberto.

Dal momento che i ripetuti inviti a rimuovere l’assembramento illegittimo sono risultati vani, le Forze dell’ordine, al fine di consentire l’accesso a mezzi carichi di alimenti deperibili e uomini all’interno dell’opificio AlcarUno, hanno utilizzato alcuni lacrimogeni al fine di allontanare i manifestanti e ripristinare lo stato di legalità.

Durante le operazioni, un appartenente alla Polizia di Stato è stato colpito da una pietra lanciata da un facinoroso, causando una contusione al dito di un piede.

Il gruppo di scioperanti, non accentando passivamente l’allontanamento dagli ingressi, si è spostato nelle strade adiacenti scagliando all’indirizzo delle Forze di polizia segnali stradali divelti e tombini. Durante l’intero sevizio di ordine pubblico non è stato necessario ricorrere ad alcuno strumento di dissuasione, fatta eccezione per gli anzidetti lacrimogeni.

Il Questore di Modena afferma che ogni forma di protesta, a prescindere dalle motivazioni poste a fondamento, deve essere contenuta nei limiti della legalità e del rispetto dei diritti altrui e che, in uno stato civile, a tutela di diritti asseritamente lesi, è consentito ricorrere esclusivamente ai rimedi previsti dalla legge.

Il commento della Cigl

La peggior risposta che le istituzioni potevano dare nella vertenza AlcarUno di Castelnuovo Rangone è proprio quella che hanno dato oggi: manganello e lacrimogeni.

Nella lavorazione delle carni, a Modena come in tutta Italia, c'è un problema di legalità. Nella contestabile e discutibile organizzazione del lavoro, con appalti, sub appalti a false cooperative, che cambiano nome ogni due anni, germoglia l’illegalità. Situazioni che la Flai Cgil sta denunciando da oltre dieci anni.

L'illegalità non è determinata da chi, oggi, protesta con blocchi e picchetti, ma da chi, per anni, molti e troppi anni, ha impunemente utilizzato discutibili appalti andando sotto a tutti i minimi contrattuali e di legge generando sfruttamenti, elusioni ed evasioni fiscali e contributive di ogni genere.

Quando si denunciano questi fatti, invece di trovare soluzioni contrattuali, cosa accade? Si allontanano o si licenziano i sindacalisti, si denunciano i dirigenti sindacali e si cambiano gli appalti come in un gigantesco gioco dell’oca. È quello che accade all’Alcar Uno, alla Globalcarni, alla Citterio di Modena, o come potrebbe accadere alla stessa Castelfrigo fra pochi mesi.

Intanto arrivano accertamenti fiscali a ignari soci lavoratori per le modalità di pagamento a cui dovevano sottostare, mentre i loro caporali e committenti, se ne stanno tranquilli godendo della depenalizzazione della somministrazione illegale di manodopera, introdotta dal governo a inizio anno.

Qualche lavoratore, dopo sei o sette cambi di appalto, con conseguente peggioramento delle condizioni lavorative e contrattuali, potrebbe non avere la necessaria luciditá per protestare democraticamente.

Questo distretto, questo comparto produttivo, modenese e italiano deve trovare una soluzione di sistema per arginare e isolare chi non rispetta leggi e i contratti di lavoro. A rischio c’è l’esistenza delle aziende che vogliono rispettare leggi e contratti, ma anche dello stesso comparto.

Per questi motivi, le Istituzioni, avrebbero dovuto mandare la polizia da un'altra parte, dentro quelle aziende che oggi hanno liberato da chi protestava.

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