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Boheme di Puccini diventa un musical

‘Mimì è una civetta’ con Bosso alla tromba e Ioanna alla fisarmonica

MODENA. La Bohème in chiave pop. È questa la rilettura che Greg Ganakas, regista newyorkese, ha voluto dare dell'eterna storia d'amore di Mimì e Rodolfo e dei loro scapigliati e squattrinati amici nella Parigi dell'Ottocento nel musical “Mimì è una civetta” che andrà in scena stasera alle 21 al Teatro Comunale Luciano Pavarotti. Ganakas ha curato anche le coreografie e le scene di questo divertissement.

L'opera di Puccini assume accenti quasi da musical, le sue celebri arie si rivestono di sonorità e di ritmi rock, pop e jazz. Il titolo è la citazione della famosa frase pronunciata da Rodolfo nel terzo quadro del libretto di Illica e Giacosa. Un libretto che, in questa rivisitazione, è però stato liberamente adattato da Cristina Muti con la collaborazione di Anna Bonazza, attualizzando i recitativi qui trasformati in dialoghi parlati.

Le bellissime melodie pucciniane, fedelmente rispettate fin nelle tessiture e nei registri originali, sono state riproposte in un arrangiamento strumentale e in un impianto d'insieme che Alessandro Cosentino ha ripensato in una chiave del tutto moderna. Su di esse si innestano le improvvisazioni e i virtuosismi della fisarmonica di Carmine Ioanna e della tromba di Fabrizio Bosso, due fra i più noti jazzisti italiani. Ganakas colloca Mimì nelle atmosfere del cinema muto degli anni Venti, prendendone a prestito non solo le evocative immagini in bianco e nero, ma anche i tempi e i ritmi della narrazione. Una sorta di montaggio in cui recitazione, canto e danza interagiscono, muovendo su agili e dinamiche geometrie di scale e passerelle metalliche i giovani cantanti, danzatori, attori e la stessa band, parte integrante della scena come in molti musical di successo. Alessandro Cosentino ha composto una partitura musicale completamente originale, anche dove rivisita i temi pucciniani, con il preciso intento di astrarsi sia dall'impronta sonora ottocentesca che da quella prevedibile nell'ambientazione di fine anni Venti voluta dal regista Greg Ganakas. Via via che lo spettacolo procede ci si allontana sempre di più da Puccini per avvicinarsi

alle sonorità del nostro millennio, con il primo quadro più in linea con lo spartito originale, il secondo una fusione di generi differenti (dal flamenco al gypsy jazz), il terzo aperto alle avanguardie novecentesche e l'ultimo ricco di percussioni rock e di distorsioni elettroniche.

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