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«Operai licenziati per colpa della crisi»

Settore carni. I Levoni rompono il silenzio: «E i contratti sono legali». I sindaci: «Si faccia chiarezza». La protesta prosegue

CASTELNUOVO. Ancora scioperi e blocco dei camion a Castelnuovo. Dopo il lancio di lacrimogeni e le manganellate dei giorni scorsi, alcune delle quali hanno colpito un giornalista («un fatto grave», ha detto l’Associazione stampa modenese), anche ieri mattina i lavoratori licenziati della Global Carni si sono recati davanti all’Alcar Uno, altra azienda del gruppo Levoni, per protestare. Assieme a loro anche i Cobas di Milano e Piacenza, e alcuni lavoratori di Alcar Uno. La novità del giorno è stata rappresentata dal primo intervento ufficiale della famiglia Levoni.

«Abbiamo riflettuto a lungo prima di rispondere alle pesanti accuse che ci venivano rivolte sui media in questi giorni a seguito degli scioperi e dei blocchi dell’attività che hanno subito le nostre aziende», affermano i fratelli Levoni, titolari dell’Alcar Uno di Castelnuovo e della Global di Spilamberto. «La consapevolezza - proseguono i Levoni - di avere sempre portato avanti il nostro mestiere di imprenditori con la massima correttezza e nel pieno rispetto della legalità ci induceva a non prendere in considerazione affermazioni false e al limite della querela e a concentrarci sempre di più sulle nostre attività, nell’ultimo anno messe a dura prova dalla crisi dei consumi che sta interessando tutto il settore delle carni. Ora però, gli scioperi, ma soprattutto i blocchi selvaggi messi in opera dai Cobas con i conseguenti disordini che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, rischiano di fare precipitare la situazione. Il ciclo di lavoro delle carni fresche non può subire interruzioni. Se non garantiamo le consegne, perdiamo i clienti. Tenuto conto che quest’anno dovremo registrare un calo dei volumi di carni lavorate quasi del 10% all’Alcar Uno e del 15% alla Global Carni, è facile immaginare quale ulteriore danno può provocare questa crisi. Non vorremmo arrivare a mettere in condizioni di rischio i 400 collaboratori che direttamente e indirettamente lavorano nella nostra filiera». Poi il nodo della questione: «Per quanto riguarda le disdette contrattuali con la coop Alba Service, vorremmo puntualizzare innanzitutto che i contratti di appalto che avevamo stipulato erano perfettamente conformi alla normativa vigente e certificati dalla Fondazioni Marco Biagi. La forte contrazione del mercato delle carni ci ha portato, purtroppo, a ridurre in maniera consistente le linee di produzione della Global. Pertanto, non è stato possibile riconfermare l’appalto che dava lavoro a 51 dipendenti di Alba Service. Gli altri 55 dipendenti sono stati invece tutti riassorbiti da una nuova società che continuerà a operare con Alcar Uno».

Mercato in calo, dunque, e contratti in piena conformità delle norme vigenti: questa la sostanza del comunicato emesso dai Levoni in serata. Ma per tutto il giorno la protesta è andata avanti e Mattei, del sindacato Sì Cobas, ha ribadito (prima che i Levoni rompessero il silenzio, ndr)) le ragioni dello sciopero: «Chiediamo garanzia occupazionale per tutti i lavoratori, anche per gli esuberi di Global, e vorremmo capire la posizione della Levoni sui 55 dipendenti di Alcar Uno. Se verranno assunti nuovamente con tutte le garanzie contrattuali e le anzianità acquisite sarebbe un risultato notevole, e vorrebbe dire che le proteste e gli scioperi sono serviti, anche se senza riconoscimento sindacale. Chiediamo che si apra un confronto vero tra le parti, che per ora è mancato». Anche ieri davanti al cancello di via della Pace c’erano carabinieri, polizia e il servizio di vigilanza privato dell’azienda. Ma Cobas e lavoratori non intendono mollare: «Noi lavoriamo qui da quindici anni - spiega Said, un operaio - non può mandarci via così senza neanche la buonuscita. La maggior parte di noi vive in Italia da ormai vent’anni, i nostri figli sono nati qui. Noi siamo italiani». Anche i due sindaci, Umberto Costantini (Spilamberto) e Carlo Bruzzi (Castelnuovo)chiedono che «le autorità competenti facciano una volta per tutte chiarezza, al fine di prevenire e contrastare metodi illegali». I due primi cittadini

si offrono per «garantire la competitività e lo sviluppo nella piena legalità dell’intero settore» e per «incontrare le parti in causa, per affrontare concretamente le problematiche del comparto ed invitarle al rispetto della legge, che deve valere in ogni azienda del distretto delle carni».

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