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New York Times: Chef Bottura tra i creativi più influenti del mondo

New York Times: "Chef Bottura tra i creativi più influenti del mondo"

Lo chef emiliano raccoglie un altro riconoscimento importante: inserito dal giornale nella lista dei 28 creativi più influenti del mondo, tra artisti, architetti e stilisti. In lista solo altri due italiani, Donatella Versace e Alessandro Michele

Lo "chef dietro il ristorante migliore del mondo", lo definisce la rivista americana che già nel mese di ottobre l'aveva intervistato e scelto per la copertina dell'annuale numero dedicato ai "grandi che hanno ridefinito la nostra cultura". Insieme a lui, in quella serie di copertine da collezione: Michelle Obama, Lady Gaga, Junya Watanabe, Kerry James Marshall, Zadie Smith e William Eggleston. Una più ristretta selezione di volti che ritroviamo in questa lista di fine anno, in cui lo chef emiliano è il solo rappresentante della categoria, insieme a William Bradley dell'Addison di San Diego.

"Lo chef contemporaneo è molto più della somma dei suoi piatti". È questa la frase che Jeff Gordinieri, giornalista del magazine statunitense, sceglie per presentare il personaggio ed è il fil rouge che segue per raccontare la tre giorni che ha passato all'Osteria. Bottura viene entusiasticamente celebrato come una "mente folle e brillante", pieno del "caos mentale tipico dei grandi artisti" a cui viene affiancato costantemente in un susseguirsi di metafore visivamente molto forti. Come quella dell' "imperante improvvisazione in cucina", che tanto ricorda gli impressionisti e l'esplosione di energia sulle tele. Energia che renderebbe lo chef emiliano un "diavolo della tasmania confinato nella cucina di Via delle Rose". 

Poetiche descrizioni a parte, l'articolo è un viaggio fisico e metaforico all'interno della cucina di Bottura. E se dal punto di vista meramente materiale questa viene descritta come un network iperorganizzato di cucine tra loro separate, viene egualmente riportata l'essenza dei piatti del grande chef. "Concreti e visionari". " Chef come Ferran Adrià hanno ispirato centinaia di adepti", ma Bottura per Gordimier va oltre e " fa della cucina una cosa intima", ancorata alle tradizioni e voce dell'Italia, "della sua storia, dell'arte, dei ricordi di ognuno". Dal "sole mediterraneo" al "Magnum di Foie Gras" passando per l'irrinunciabile "parte croccante della lasagna": i piatti dell'Osteria Francescana diventano una rivisitazione " da ingegneria postmoderna" della tradizione italiana che allo stesso tempo rappresentano profondamente.

"Bottura definisce la sua cucina come un concentrato di passione, ma è più come una conversazione intima e complicata con la storia della cucina italiana". E con il rapporto che gli italiani hanno con il cibo.
Una consacrazione, questa del New York Times che arriva dopo la come primo tra i "50 migliori ristoranti del mondo" e solo pochi giorni dopo la laurea ad honorem in Direzione aziendale presso l'Università di Bologna, la cui cerimonia è prevista a febbraio.
 

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