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«Senza soldi la Lucciola di Ravarino dovrà chiudere»

Comunicazione della direzione: «Se ci snaturiamo è inutile continuare». I genitori: «L’Ausl guardi i progressi dei bambini»

RAVARINO. I genitori entrano e ognuno porta qualcosa da mangiare; i loro figli, appena riconoscono gli ambienti dove sono soliti lavorare, esercitarsi, crescere, si rilassano e si sentono come a casa. Loro ancora non sanno che “La Lucciola” potrebbe presto chiudere perché il centro speciale per ragazzini disabili, realizzato nelle campagne di Stuffione di Ravarino, dovrà presto fare i conti con i bilanci precari. L’Ausl non è più intenzionata a garantire quel sostegno economico degli anni passati e così la struttura sarà costretta a fare delle valutazioni. Perché, volenti o nolenti, è soprattutto una questione economica oltre che strategica.

Il grido della Lucciola: "Non chiudeteci" I genitori dei ragazzini disabili che frequentano La Lucciola sono preoccupati per il futuro del centro di Stuffione di Ravarino. E' infatti in corso una trattativa con l'Ausl che pare intenzionata a ridurre drasticamente i contributi, considerando superato il percorso riabilitativo. La direzione della Lucciola ha annunciato alle famiglie di voler chiudere se gli standard dei servizi dovessero essere ridotti a causa di problemi economici. Video di Diego Poluzzi. Leggi l'articolo

«La direzione del centro - svelano i genitori che ieri mattina si sono ritrovati - ci ha detto che non ha intenzione di licenziare personale altamente specializzato o di ridurre i servizi. In quel caso La Lucciola si snaturerebbe e allora tanto varrebbe chiuderla. Non ha senso avere un altro baby park, perché ce ne sono di molto più attrezzati e moderni».

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La preoccupazione delle famiglie è palese, i toni non vanno mai oltre, non si cercano colpevoli e non c’è alcuna intenzione di arrivare ad uno scontro. Ma risposte sì, i genitori le vorrebbero e anche chiare. «Possiamo discutere sulle metodologie applicate alla Lucciola - spiegano - Magari non piacciono o si ritiene ve ne siano di più all’avanguardia. Qualcuno dice sia un modello vecchio, ma ribattiamo che dà ancora importanti risultati: non lo si può abbandonare soltanto perché ha tanti anni. Sarebbe il caso di venire a vedere la crescita dei nostri ragazzi, che fanno esercizi di logopedia mentre lavorano nell’orto o che diventano autonomi giorno dopo giorno».

Prendere o lasciare, non ci sarà una via di mezzo per la trentina di famiglie, che salgono a quasi sessanta se si contano gli accessi saltuari. Non vogliono gettare al vento anni di sacrifici, rinunce, dispiaceri, ripagate però con gioia, miglioramenti, maturità dei loro figli. «Certo che siamo preoccupati e continuiamo a parlarne.

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Ci viene detto che i nuovi percorsi di inclusione scolastica sono adeguati, ma diventa difficile crederlo. Forse fino alle elementari sì, ma dalle medie in poi i ragazzi più complicati finiscono in stanze protette, seguite da educatrici professionali eppure lontani dall’integrazione con il resto della classe. La Lucciola sarà forse un mondo a sé, ma c’è un percorso di crescita chiaro e che ci soddisfa. Siamo intimoriti, vorremmo fare qualcosa, come vorremmo che questo centro venisse più considerato e consigliato a quelle famiglie che passano attraverso i servizi di assistenza dell’Ausl. Solo così gli accessi resteranno quantomeno stabili e i costi sostenibili perché, da soli, non potremmo mai coprire l’eventuale mancanza di fondi dell’Azienda sanitaria».

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