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Il diktat dell’Ausl alla Lucciola

«Per restare aperti dovete adottare un altro modello». E in riunione rispunta il problema economico

Alla quarta riunione l’Ausl ha delineato le strategie per la sopravvivenza della “Lucciola” di Stuffione. Il centro, che ospita una trentina di bambini e ragazzini disabili, dovrà abbandonare il modello finora applicato per adeguarsi, con il passare del tempo, al metodo “Aba”, che si fonda sulle sedute ambulatoriali piuttosto che sulle lezioni durante l’apprendimento lavorativo. Un diktat necessario alla sopravvivenza, ma che costringerà - se accettato - ad una rivoluzione: bisognerà sostituire parte dello staff, trovare spazi adeguati che al momento il centro non ha perché ancora alle prese con la ricostruzione post-terremoto e cercare un equilibrio di bilancio comunque complesso. Perché la Lucciola è una struttura privata accreditata all’Ausl, che sopravvivere grazie ai contributi e agli accessi. Ma, se come sta succedendo nell’ultimo periodo, il servizio di Neuropsichiatria infantile non indirizza i ragazzini con disabilità verso Stuffione, allora quella sostenibilità economica diventa pressoché impossibile da raggiungere e il Centro lavora sottodimensionato. E proprio il tema dei finanziamenti è stato trattato nel corso dell’incontro, avvenuto a Modena, a cui ha partecipato il presidente della Lucciola, Paolo Vaccari e i vertici dell’Ausl, a partire da Paolo Stagi, direttore della Neuropsichiatria dell’Infanzia, Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale, arrivando a tutti i responsabili amministrativi, quelli che gestiscono i conti e le sovvenzioni.

L’Ausl ha nuovamente ribadito che l’obiettivo è andare verso un nuovo modello di assistenza, che privilegi l’attività diurna con metodologie di lavoro mutuate dal metodo Aba, strategia scientifica che si applica ai pazienti che soffrono di disturbi dello spettro autistico. Alla Lucciola sono circa il 40% degli iscritti, che però si rapportano con lo staff sanitario utilizzando altre metodologie, quelle che i genitori stanno cercando di difendere con convinzione e forza, ribandendo gli ottimi progressi fatti dai loro figli.

A Modena, al momento, la si pensa diversamente, o meglio il metodo “Lucciola” non è contestato, semplicemente non lo si considera più adeguato ai tempi. E così la proposta è quella di riconvertirsi, cosa che la Onlus non esclude a priori, evidenziando però tutte le incongruenze attuali, spazi per l’attività e questioni economiche comprese.

Se ne riparlerà, ancora una volta, nella riunione convocata la prossima settimana, ma le posizioni appaiono piuttosto distanti: la Lucciola non vuole snaturarsi, convinta di garantire ai ragazzini, quei pochi rimasti rispetto alla capacità di accoglienza del Centro; l’Ausl pensa

invece ad esplorare nuove forme di sostegno, trasformando le attività ambulatoriali finora minoritarie (4 ore settimanali) in qualcosa di più strutturato e che dovrà salire fino a 30 ore e con uno staff di professionisti quasi completamente rinnovato. Di sicuro non sarà la stessa Lucciola.

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