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Pigiando l’uva con i piedi senza calpestare i diritti

Pigiando l’uva con i piedi senza calpestare i diritti

Un anno pieno di tradizioni, storia, cultura: per essere giusti, giocando L’assessore, giovane mamma: “Coi ragazzi imparo e ritrovo l’incanto”

«Perché amo lavorare con i ragazzi?Perché da loro imparo. Imparo - e riscopro - il significato dell'attesa, della speranza, della trepidazione. L'ineguagliabile certezza di poter costruire un futuro concreto e, forse, migliore. Ritrovare quella visione incantata in cui insieme è possibile veramente fare - e creare - la differenza. Negli occhi dei ragazzi si intravedono le paure, le angosce, le illusioni; ma si intravedono anche la caparbietà, la leggerezza, l'entusiasmo». C’è un assessore giovane e mamma a Castelvetro di Modena, piccolo borgo “bomboniera” con un cuore di case in sasso, arroccato sulla collina, accarezzando con lo sguardo l'Appennino emiliano. Che a bimbi e ragazzi, rivolge un'attenzione particolare. Giorgia Mezzacqui la racconta con il suo entusiasmo. E quando scorre a parole e con lo sguardo il programma lungo un anno di incontri, eventi, giochi rivela un’intraprendenza che ha coinvolto commercianti, partigiani, genitori, artigiani offrendo loro spazi di grande bellezza, di condivisione, di ascolto, di rispetto. Di gioco e di riflessione. C’è di tutto e molto di non usuale. Dai piedi nei tini a pigiare l'uva alle letture animate sulla memoria e sulla Grande Guerra, non passa settimana che non venga organizzata qualche attività. «Sarà dedicato ai diritti - spiega l'assessore - il cartellone culturale in partenza a febbraio, che coinvolge anche i piccoli e i ragazzi, a Castelvetro. Tavole rotonde, concerti, mostre, incontri, poesia. Perché è importante riflettere, capire se davvero oggi si stia adoperando per un riconoscimento delle pari dignità e delle pari condizioni dell'essere umano. Poiché le differenze sono ancora troppo evidenti, mi è parso naturale includere un percorso rivolto agli studenti: per coinvolgerli in un momento di riflessione e, magari, dare loro strumenti che potranno essere utili nella costruzione del loro futuro - nel loro modo di concepirlo un futuro».

Si inizia il 15 febbraio con la presentazione del documentario di Valentina Arena “Al riparo degli alberi” dedicato alle famiglie dei giusti, con testimonianza diretta della famiglia Gianaroli che ospitò in tempo di guerra una famiglia ebrea. Sarà inoltre questa l'occasione per presentare il progetto Welchome - promosso dal Comune di Modena - e che prevede l'accoglienza in famiglia di minori richiedenti asilo e rifugiati. «Vogliamo mostrare ai ragazzi - dice Giorgia Mezzacqui - come si può essere “giusti” anche oggi - interverrà infatti una famiglia che sta ospitando un minore rifugiato».

Si proseguirà, a marzo, con letture ad alta voce di racconti, brani di romanzi e poesie, come pratica di conoscenza e approfondimento del tema, a cura di Sara Tarabusi della libreria Il Castello di carta. «L'iniziativa - specifica Giorgia Mezzacqui - si chiamerà “Non calpestare i nostri diritti” e propone di conoscere e leggere i diritti proprio attraverso la narrazione. Ogni lettura sarà infatti dedicata a un diritto: alla vita, all'identità, all'istruzione, alla libera espressione, alla partecipazione... Sarà un'esperienza molto interessante e formativa anche la possibilità di partecipare ai laboratori con Amnesty International».

Con quale obiettivo questa semina diffusa, rivolta ai più piccoli? «Sta a noi cercare di costruire insieme a loro un futuro: il nostro compito è lasciare loro una società migliore di quella in cui sono nati e cresciuti. E lo possiamo fare solo lavorando insieme, mettendoci in gioco e scambiandoci reciprocamente gli “sguardi”, i “punti di vista”, i differenti modi di affrontare questo connubio colorato che chiamiamo “esperienza”. Come assessore alla cultura e come madre di Noemi

mi pongo continuamente interrogativi su quelli che possono essere i giusti argomenti da trattare, sulle mie responsabilità dirette e mi lascio guidare dalla mia sensibilità e percezione personale. Perché la quotidianità ci lancia continuamente input in tale senso: sta a noi saperli cogliere».

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