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Modena, la storia di Andrea Baccarini, ricercatore:  Il giro del mondo in novanta giorni a caccia di aerosol

La storia di Andrea Baccarini, 26enne laureato in Fisica: «Capire l’atmosfera e come l’industria ha cambiato il clima»

Andrea Baccarini è abituato a stare lontano da casa. Terminato il liceo classico Muratori, con le idee sul futuro ancora confuse, ha deciso di partire alla volta dell'Africa per un anno di servizio civile. I 12 mesi trascorsi in Tanzania lo hanno convinto a puntare sull'Università di Fisica e a Modena ha conseguito la laurea triennale. Per la specialistica Andrea ha scelto di emigrare a Trento dove si è laureato con lode in Fisica Sperimentale, scrivendo la tesi alle Azzorre.

Per più di due mesi ha fatto su e giù dal vulcano Pico (alto 2351 metri) con un zaino strumentato di 15 chilogrammi per raccogliere dati sugli aerosol, dei quali parleremo più avanti, per lo studio della composizione dell'atmosfera. Andrea, inoltre, fa parte dell'associazione “Overseas” con la quale è andato in Sri Lanka e diverse volte in Palestina. Adesso il 26enne modenese vive a Zurigo dove frequenta il Dottorato in Fisica dell'atmosfera al Paul Scherrer Institute e, dopo aver trascorso due mesi al Cern di Ginevra, è pronto per affrontare un'altra avventura. «Mi imbarco sulla Akademik Treshnikov, una nave russa rompighiaggio di 134 metri con la quale farò quasi il giro del mondo».

Da dove partirà?

«Salirò sulla nave al porto di Hobart, in Tasmania. Sono partito dall’aeroporto di Bologna lunedì pomeriggio, facendo scalo a Dubai prima di raggiungere Melbourne, in Australia».

Quando tornerà?

«Il ritorno in Europa è fissato il 10 aprile. Dopo essere salpati dalla Tasmania navigheremo verso sud in direzione dell'Antartide. Al Polo Sud ci fermeremo al ghiacciaio di Mertz, poi risaliremo sino al Cile passando per diverse isole. Successivamente attraverseremo tutto l'oceano Atlantico in direzione Sud Africa. Infine risaliremo l'Africa e sbarcheremo in Germania, a Bremerhaven vicino ad Amburgo».

Da chi è organizzata la spedizione?

«Il mio progetto fa parte di una missione più grande, l'ACE (Antarctic Circumnavigation Expedition). È una missione che coinvolge 22 progetti scientifici diversi».

Lei di cosa si occuperà durante la missione?

«Cercherò di capire com'era composta l'atmosfera prima dell'era industriale, analizzando gli aerosol che sono delle particelle dalla grandezza compresa tra 1 milionesimo ed un millesimo di millimetro. Queste particelle hanno vari effetti sul nostro clima, tra i più importanti quello di contribuire alla formazione delle nubi. Questi meccanismi sono ancora poco conosciuti, soprattutto in ambienti incontaminati come l’Oceano Antartico. Una migliore comprensione di questo fenomeno ci permetterà di determinare una stima più accurata dell’impatto umano sul clima».

Utilizzerà un'apparecchiatura particolare?

«Lo strumento che userò si chiama “Apitof”, uno spettrometro di massa, già utilizzato per rilevazioni sulle Alpi e sull'Everest. È contenuto dentro una scatola rettangolare lunga 1 metro ed alta 50 centimetri, la quale sarà posta all'interno di un container sulla prua della nave. Il suo scopo è quello di analizzare la composizione chimica degli aerosol nella prima fase della loro formazione, ovvero capire da quali gas si sono originate».

Come comunicherà con i suoi familiari?

«Non sarà facile perché non avremo una linea Internet sulla nave. Avremo a disposizione solo un paio di telefoni satellitari per le emergenze. Quando approderemo sulla terra ferma, invece, potremo allacciarci alla connessione e contattare i parenti».

Quanti sarete a bordo?

«Un centinaio di persone. Cinquanta scienziati, provenienti da tutto il mondo, e cinquanta membri dell'equipaggio, tutti russi».

Ha qualche paura?

«La principale è quella del mal di mare. Non so come reagirò quando troveremo forte maltempo, anche perché per alcune tratte staremo a bordo della nave per 15-20 giorni consecutivamente».

Che cosa si aspetta da questo viaggio?

«Ho scelto di fare il Dottorato a Zurigo perché mi dava la possibilità di fare ricerca sul campo, quindi questa spedizione per me è un'esperienza unica. Al tempo stesso è una grande sfida con me stesso perché mi confronterò con tante cose nuove».

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