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Disturbi di apprendimento nel modenese oltre 4mila casi in un anno

Modena è la provincia dove c’è una diffusione maggiore di casi nella popolazione rispetto al resto della regione. Dislessia e disgrafia sono le forme più diffuse

Erano 4.400 nel 2009, hanno superato i 10mila solo tre anni dopo.

Tra il 2014 e il 2015 ne vengono segnalati addirittura 18.251: i casi di disturbi specifici dell'apprendimento (Dsa) in regione, nell'arco di cinque anni, sono quadruplicati. In testa a questa classifica c'è Modena.

Si parla di disturbi specifici di apprendimento (dsa) nel caso in cui il soggetto indenne da problemi di ordine cognitivo, neurologico, sensoriale, presenti una difficoltà inattesa in qualche settore specifico dell’apprendimento. I Dsa vanno distinti dalle difficoltà scolastiche, di cui sono una percentuale che tende a rimanere stabile nei due ordini di scuola (elementare e media) e non varia nel tempo. Nelle scuole medie aumentano le difficoltà scolastiche ma l’aumento si riferisce al disagio scolastico che aumenta con l’intensificarsi dell’attività scolastica.

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Ai piedi della Ghirlandina e da Medolla a Pievepelago, durante l'anno scolastico 2014/2015, sono stati registrati, infatti, 4.113 casi. Segue Bologna con 2.969 studenti con disabilità specifiche dell'apprendimento. A chiudere il podio c'è Reggio con cifre leggermente più basse: 2.673 alunni con Dsa. Nella graduatoria è possibile identificare anche il grado delle scuole. Nel Modenese i ragazzi con Dsa si concentrano soprattutto nelle scuole secondarie. Nello specifico, c'è una prevalenza del secondo grado (1.638 casi) rispetto al primo (1.534). Nella primaria se ne trovano 941 e non v'è nessuna segnalazione nella scuola d'infanzia. Non è un caso.

Le certificazioni di Dsa avvengono, solitamente, a partire dal secondo anno della scuola primaria. Non dovrebbero, perciò, sussistere segnalazioni nella scuola dell'infanzia. Tuttavia, nel capoluogo regionale, a Ferrara, Piacenza e nella città del Tricolore già durante l'infanzia sono stati registrati i primi casi. I numeri, però, aumentano nella scuola primaria e raggiungono l'apice tra il primo e il secondo grado della scuola secondaria. Infatti, sul totale di 18.251 casi a livello regionale, 4.035 appartengono alla primaria; alle scuole medie 7.039 e alle superiori 7.162 casi. I dati sono stati messi a disposizione dell'Ufficio scolastico regionale. I numeri mostrano una vera e propria esplosione di ragazzini che, nel giro di pochi anni, sono affetti da questo genere di disabilità.

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Una precisazione: nell'anno scolastico 2008/2009 le scuole non erano obbligate a segnalare i casi di Dsa. È servito aspettare il 2010, anno in cui è entrata in vigore la legge 107 che riconosce questo genere di disturbi e obbliga le scuole, oltre a segnalarlo, anche a predisporre degli strumenti ad hoc per studentesse e studenti. I secondi, dati alla mano, sono più colpiti rispetto alle prime (63% i maschi e 37% le femmine).

Ma cosa sono i Dsa? Sono disturbi che interessano l'apprendimento appunto, quindi le abilità ad esso legate. Le più frequenti sono la dislessia, ovvero la difficoltà di leggere e comprendere un testo scritto pur capendone ogni singola parola. È dunque la decodifica dell'intero testo scritto ad essere difficoltosa nei dislessici; segue la disgrafia che interessa l'abilità motoria della scrittura. La disortografia consiste, invece, nell'omettere o sostituire lettere o parti delle parole. E infine la discalculia che va ad inficiare la capacità di “lavorare” coi numeri, anche nel caso di operazioni matematiche semplici.

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E le altre province emiliano romagnole che situazione presentano? Ai piedi del podio c'è Rimini con 1.812 casi registrati. Segue Parma con 1.652 alunni con Dsa. Gli studenti della provincia di Forlì-Cesena con disturbi dell'apprendimento erano 1.499, sempre nell'anno scolastico preso in esame. Cifre leggermente più basse si registrano a Ferrara, dove le segnalazioni sono state 1.334.

A chiudere la graduatoria ci sono Ravenna con 1.316 casi e Piacenza con 883 segnalazioni. Lo studio non è il primo condotto a livello regionale sul tema. Vi erano già altri dati disponibili, infatti, aggiornati all’anno scolastico 2012/2013. Nello specifico, erano stati accertati quasi ottomila casi in meno da Piacenza a Rimini: 10.526 contro i 18.251 di due anni dopo.

Il primato, ancora una volta, era stato registrato dalla nostra provincia. A Bologna, poi, s’è registrato un incremento sostanziale. Dal 2012/2013 al 2014/2015 vi sono stati oltre 1.200 casi in più (da 1.723 a 2.969, aumento del 72,3%). Non è un record. A Rimini, infatti, i numeri si sono più che triplicati (da 768 a 1.812, aumento del 330%).

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