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S.Cesario, uccise il padre, il figlio torna in carcere

Schivò la detenzione cautelare tornando a casa senza restrizioni. Ora la pena è esecutiva Davide Savigni deve scontare quattro anni per l’omicidio dopo la lite di lavoro: i legali faranno istanza. Il nuovo arresto eseguito dai carabinieri

SAN CESARIO. Dal tribunale era uscito un patteggiamento a quattro anni per l’omicidio preterintenzionale del padre Alberto, mentre Davide Savigni aveva ottenuto una sorta di assoluzione sociale. Nessuno aveva obiettato al provvedimento del giudice, rubricando l’accaduto come un drammatico incidente. Ma il 36enne i conti più pesanti li deve fare con se stesso, stritolato dal rimorso di aver ucciso il papà. Fantasmi che non saranno mai sconfitti e che ora saranno ulteriormente accentuati dalla legale decisione della giustizia di trasferirlo in carcere. Perché lunedì mattina i carabinieri della Tenenza di Castelfranco si sono presentati alla sua porta, in via Sant’Adriano III, per notificargli l’ordinanza di carcerazione, caricarlo in auto e accompagnarlo al Sant’Anna di Modena. Lì dovrà scontare i residui tre anni, 11 mesi e 27 giorni di pena dopo aver soltanto sfiorato l’ambiente carcerario il 2 marzo 2016 quando fu arrestato in quanto accusato dell’omicidio del padre. Dietro le sbarre ci era rimasto poco più di 24 ore, giusto il tempo che il giudice per le indagini preliminari, Andrea Romito, lo ascoltasse nell’udienza di convalida del fermo per poi disporre il ritorno a casa senza misure restrittive.

Il gip, così come la Procura - l’accusa venne sostenuta dal pm Luca Guerzoni - aveva ritenuto credibile la confessione del 46enne, che aveva raccontato come si erano svolti i drammatici eventi di quella sera, nella fattoria a conduzione familiare alle porte di San Cesario. La lite era esplosa a causa delle diverse vedute sulla gestione del pereto di famiglia: il padre Alberto minacciò di colpire il figlio con un pezzo di ferrò, Davide lo afferrò alle spalle e nel contatto l’83enne colpì con la testa il muro, rompendosi una vertebra cervicale. Cadde a terra senza vita: per gli investigatori era omicidio preterintenzionale, imputazione confermata anche dal patteggiamento.

Gli avvocati Luca Brezigar e Domenico Ippolito non sono stupiti dell’applicazione della Legge. La sentenza è passata in giudicato, non ci sarà quindi ricorso in Cassazione contro i quattro anni di pena, che sono anche il minimo possibile. Appare però paradossale - ma così recita il codice - che un uomo rimandato subito a casa dopo un omicidio

e senza misure restrittive, debba tornare in carcere per scontare una colpa di cui è abbondantemente pentito. I suoi legali, però, faranno rapidamente istanza al magistrato di Sorveglianza per chiedere l’attenuazione della misura e poterlo riportare a casa. (fd)

 

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