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Storia, ragazzi del Muratori-San Carlo alla ricerca di vite rovinate in guerra

Grazie al lavoro degli studenti del liceo Muratori-S.Carlo gli archivi Anmig restituiscono le vicende di 8.500 invalidi e mutilati nei grandi conflitti del ’900

Un altro tesoro di memorie sta per tornare alla luce nella storia recente di Modena.

Niente capolavori artistici questa volta, ma la vita vissuta e le sofferenze di 8500 modenesi, invalidi e mutilati delle guerre dell’ultimo secolo. Le schede di ognuno di loro sono state analizzate e studiate, ricavando una miniera di informazioni che presto saranno disponibili in rete .

Gambe, polmoni, braccia, mani e località del fronte sono alcuni dei dati raccolti e messi in ordine da una quarantina di s ...

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Un altro tesoro di memorie sta per tornare alla luce nella storia recente di Modena.

Niente capolavori artistici questa volta, ma la vita vissuta e le sofferenze di 8500 modenesi, invalidi e mutilati delle guerre dell’ultimo secolo. Le schede di ognuno di loro sono state analizzate e studiate, ricavando una miniera di informazioni che presto saranno disponibili in rete .

Gambe, polmoni, braccia, mani e località del fronte sono alcuni dei dati raccolti e messi in ordine da una quarantina di studenti del classico Muratori -S.Carlo che hanno partecipato al progetto di alternanza scuola lavoro nella sede dell’Anmig, l’associazione dei mutilati e invalidi di guerra che ha sede nella palazzina monumentale costruita nel 1935 in viale Muratori.

«Sinora sono state esaminate e censite 600 schede - spiega il presidente Adriano Zavatti - Presto il lavoro realizzato sarà disponibile in formato elettronico. Noi ci siamo preparati per tempo e abbiamo organizzato un calendario di lavoro dettagliato, in maniera da usare al meglio il lavoro dei giovani liceali. Ci vorrà tempo per completare il lavoro ma quando avremo finito, di qui ad alcuni anni, avremo uno spaccato formidabile della società modenese, dei suoi problemi e delle sue risorse a cavallo tra le due guerre mondiali. Qui ci sono i nomi, le foto e la storia militare e assistenziale di chi è stato al fronte ed è tornato a casa con ferite che in molti casi erano gravissime».

Come relitti di un naufragio i fogli di carte con le domande di sussidi, richieste di visite mediche o ausili ortopedici riemergono dalle buste in cui sono state ordinate. Il lavoro dei ragazzi serve a raccogliere il contenuto dei documenti in maniera che gli storici possano cercare a colpo sicuro i dati che interessano le ricerche.

Nel salone dove i materiali sono stati suddivisi rimangono però solo le schede degli invalidi di Modena, Carpi e Castelfranco. Quelle delle altre sedi Anmig, sino agli anni ’60 presenti quasi in tutti i Comuni, sono andate disperse per sempre con la chiusura degli uffici e la scomparsa degli iscritti. Alla fine erano solo carte vecchie e ormai inutili, dimenticate negli scatoloni a prendere polvere, buone solo per gli stracciaroli. Forse le copie delle schede disperse, un tempo patrimonio riservato dell’ex Distretto Militare, sono all’Archivio di Stato; presumibilmente sono decine di migliaia, tante quante gli arruolati della nostra provincia. Andrebbero controllate alla ricerca delle ferite sul campo.

È solo una delle ricerche possibili ma il tempo stringe. I sopravvissuti all’ultima guerra, tra partigiani e combattenti sono 90 e circa 300 le vedove. Tutti molto anziani, ma scomparsi loro, i monumenti viventi della storia di quegli anni, resteranno i loro figli. «Vogliamo andare avanti e preservare le loro memorie» dice convinto Zavatti che sente l’impegno come una missione. Ora che è in pensione, dopo una vita nella sanità modenese, ha rispolverato i ricordi di quando era bambino ed entrava nella palazzina superando i proiettili degli obici posti all’ingresso. Da molti anni erano scomparsi ma qualche tempo fa sono stati riscoperti negli scantinati, così come quadri storici degli anni ’30. Anche quelli potranno avere il posto giusto, prima o poi.