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Lucrezia Bellesia, relatrice a Bruxelles sognando un lavoro

Ha appena 17 anni e con 170 coetanei da tutta Europa ha animato i lavori al Parlamento: «La politica ci coinvolga»

Chi la conosce bene dice che è un autentico vulcano: studio, vita privata, hobby, divertimento. Mai una sosta, mai una pausa, nel giusto mix di chi a 17 anni vive la vita con entusiasmo ma con grande senso di responsabilità. E forse è proprio per questo equilibrio che Lucrezia Bellesia, appassionata di lingue al punto da studiare anche il russo e ballerina di danza classica quando è lontana dai libri, è stata scelta tra migliaia di studenti per rappresentare l’Italia, insieme ad altri quattr ...

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Chi la conosce bene dice che è un autentico vulcano: studio, vita privata, hobby, divertimento. Mai una sosta, mai una pausa, nel giusto mix di chi a 17 anni vive la vita con entusiasmo ma con grande senso di responsabilità. E forse è proprio per questo equilibrio che Lucrezia Bellesia, appassionata di lingue al punto da studiare anche il russo e ballerina di danza classica quando è lontana dai libri, è stata scelta tra migliaia di studenti per rappresentare l’Italia, insieme ad altri quattro coetanei, in una esperienza unica al parlamento europeo. Model European Parliament, otto giorni tra Bruxelles e Maastricht, dove i ragazzi hanno tenuto lezioni e conferenze confrontandosi sui grandi problemi di oggi. Non un gioco, non una simulazione, ma un approfondimento di valore che ha messo a dura prova i ragazzi. Lucrezia, che tutti i giorni frequenta il quarto anno al liceo linguistico Manfredo Fanti di Carpi, è appena rientrata.

Una sfida?

«Volevo mettermi in gioco e il Mep (Model European Parliament) era il migliore modo per farlo: fare discorsi, dibattiti, trattare di argomenti importanti, vestirsi in modo elegante, avere una certa disciplina, comportarsi da veri e propri delegati».

Come è nata questa esperienza?

«Nella nostra scuola il progetto viene presentato a tutti gli studenti e c’è partecipazione volontaria. Un anno fa la politica non mi interessava moltissimo ma l’idea era interessante e con una spinta di un mio amico che aveva già partecipato, mi sono convinta. Ho iniziato le sessioni locali, che si sono svolte tra Carpi e Mirandola con novanta persone: siamo passati in dieci. Poi ci sono state le sessioni regionali che si sono svolte a Modena dove siamo passati in sei. Finalmente abbiamo raggiunto le nazionali, ad Assisi, dove abbiamo incontrato persone da tutta Italia. E tra tutti solo in cinque in tutta Italia sono stati scelti per partecipare alla sessione internazionale di Arnhem, Bruxelles e Maastricht. In totale siamo circa 170 ragazzi proveniente da tutti i 28 paesi membri dell'Unione Europea. Da sessione a sessione venivano scelti in base alla nostra preparazione, al nostro livello di inglese e in base agli interventi fatti in assemblea».

Che obiettivi ti sei data?

«Sono riuscita ad assumere una maggior consapevolezza delle realtà che mi circondano, anche al di fuori dell'Italia. Ho imparato a parlare in pubblico, ad agire in un contesto diverso da quello scolastico. Ho conosciuto tantissime persone che mi hanno regalato tanto. Ho potuto confrontarmi con loro con idee diverse e anche culture diverse».

Su quali progetti hai lavorato?

«La mia commissione era la cosiddetta Committee on Industry, Technology, Research and Energy (ITRE) e il tema trattato era quello del riscaldamento globale e di come fare in modo che le imprese passassero dall'utilizzo dei combustibili fossili, che inquinano, a energie rinnovabili senza arrestare o danneggiare l'economia in Europa. L’ho scelto perché secondo me è un argomento estremamente attuale e importante: gli effetti del riscaldamento globale ci affliggono giorno per giorno e non ce ne rendiamo conto, oppure non vogliamo rendercene conto. Ma ora è il momento di agire. Il futuro è ora e se non agiamo ora arriveremo ad un punto irreversibile».

Momenti belli e anche difficili?

«Il momento più bello è stata la prima assemblea plenaria, quando ho avuto l’onore di fare il discorso finale per la mia commissione, molto criticata durante il dibattito. La rabbia e l’emozione mi hanno tirato fuori una nuova parte di me. Ho deciso di non fare il discorso che mi ero preparata, ma di improvvisarlo sul momento. È stato il discorso più bello che abbia mai fatto. Il momento più difficile è stata invece di sicuro la sessione regionale: su dieci ne passano solo sei e la competitività è altissima. Lo stress e la tensione aumentano e tutti cercano di prevalere sopra gli altri. Per farsi sentire bisogna avere un carattere forte».

Ti appassiona la politica?

«Mi piace, mi dispiace però che pochi ragazzi della mia età si interessino alla politica e che dilaghi lo scetticismo, soprattutto nei confronti dell'Europa. Ci dovrebbero essere più stimoli per i ragazzi, in modo da coinvolgerci prima nella politica del Paese, poi in quella europea»

Cos’è per te l’Europa?

«Nei prossimi 20 anni spero che l'Europa prenda provvedimenti in vari campi in modo da stare al passo coi tempi e fronteggiare molte altre potenze mondiali: sul riscaldamento globale, sui diritti umani, sulla crescita economica, sulla democrazia, ma soprattutto sullo sviluppo della ricerca e sull’occupazione giovanile».

Lucrezia tra 10 anni come sarà?

«È difficile per me vedermi tra 10 anni... Sono ancora molto indecisa sulla strada da prendere e non so quanto sarà cambiato lo scenario economico e politico italiano in quel momento. Di sicuro vorrei lavorare a contatto con la gente, utilizzando le lingue, e in ambito economico o politico. Di sicuro questo progetto mi ha aperto gli occhi su quello che potrebbe essere il mio futuro: mi è piaciuto stare a contatto con altre culture e persone, parlare di temi attuali e cercare di risolverli».

Un sogno?

«Ne ho tanti ma di certo quello più importante consiste nella speranza un giorno di trovare un lavoro che veramente mi piace e nel quale possa realizzarmi completamente, sicuramente un lavoro che mi porti a viaggiare e ad utilizzare le lingue. Magari proprio al Parlamento Europeo».