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Le mani della ’ndrangheta sul terremoto di Modena

L’impresa dei fratelli Sarcone ha ristrutturato un borgo di case a Finale Emilia. Torna il sospetto del tecnico collegato al clan

FINALE. Si chiama Sarcia srl, è di Bibbiano e i soci hanno un cognome di spicco: Sarcone. Sono i fratelli di Nicolino Sarcone, già condannato a 15 anni di carcere in Aemilia, è considerato uno dei capi locali a Reggio al soldo del boss Nicolino Grande Aracri mentre Carmine, proprietario all’80%, non è indagato in Aemilia ma è finito sotto la lente di ingrandimento della Direzione distrettuale antimafia del Veneto per aver tentato di allargare gli affari fino oltre il Po. La Sarcia nel 2011 h ...

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FINALE. Si chiama Sarcia srl, è di Bibbiano e i soci hanno un cognome di spicco: Sarcone. Sono i fratelli di Nicolino Sarcone, già condannato a 15 anni di carcere in Aemilia, è considerato uno dei capi locali a Reggio al soldo del boss Nicolino Grande Aracri mentre Carmine, proprietario all’80%, non è indagato in Aemilia ma è finito sotto la lente di ingrandimento della Direzione distrettuale antimafia del Veneto per aver tentato di allargare gli affari fino oltre il Po. La Sarcia nel 2011 ha ricevuto un’interdittiva antimafia dall’allora agguerrito Prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, eppure ha continuato a fare affari. Anche nella ricostruzione del terremoto. E almeno fino a quando - era settembre 2014, ossia pochi mesi prima degli arresti di “Aemilia” - i carabinieri di Reggio, su input della Dda di Firenze, non mise i sigilli all’azienda e a numerosi altri bene della famiglia Sarcone per un valore complessivo di 5 milioni di euro. Poi è arrivata l’inchiesta dei carabinieri di Modena e della Dda di Bologna che ha arrestato Nicolino e Gianluigi Sarcone, considerati vicinissimi a Nicolino Grande Aracri, il capo del clan ’ndranghetistico.
I Sarcone rivendicavano, ai tempi del primo sequestro, di aver lavorato con grandi imprese e in grandi cantieri nazionali. «È tutto frutto del nostro sudore, dal 2002-2003 siamo partiti con l’attività edile e c’era un sacco di lavoro, le banche ti finanziavano facilmente. E non abbiamo esercitato nessun potere, visto che non abbiamo ricevuto un solo appalto da aziende meridionali. Si è lavorato con grandi cooperative di Modena e Bologna, con l’Unieco, abbiamo costruito la scuola Boiardo di Scandiano. Le nostre sono ditte sane e lo dimostreremo».
La loro attività edile imprenditoriale è arrivata fin nella Bassa terremotata, per la precisione in un borgo di abitazioni di via Rosse, a Massa Finalese dove la Sarcia - nell’estate 2014 - ha effettuato interventi di messa in sicurezza e ripristino danni causati dagli eventi sismici. Lo raccontano le carte del Comune di Finale, che però non annoverano quei cantieri come quelli finanziati con i soldi della ricostruzione. Gli interventi sono stati pagati dai privati, aggirando le maglie delle verifiche dirette se non per un controllo di agibilità disposto dal Comune. A dire il vero i carabinieri del Nucleo investigativo di Modena con i colleghi di Finale avevano effettuato un accesso al cantiere, trovandolo però già terminato e quindi senza più neppure operai all’opera. Ma chi ha portato la Sarcia nella Bassa terremotata? C’è un ingegnere di Mirandola, di cui la Gazzetta ha raccontato tempo fa, che ha un legame diretto con i Sarcone tanto che una sua lettera, indirizzata a Gianluigi Sarcone e in cui faceva un quadro degli affari locali, venne sequestrata in una perquisizione.