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Festa della donna islamica a Modena: «Prova il velo» 

Ecco l’8 marzo delle musulmane, una celebrazione alla moschea in via Portogallo a Modena: «Nessuna è costretta a portarlo. Abbandonarlo non è emancipazione, si può provare per capire» Alla manifestazione l'assessore Giuliana Urbelli

Alla moschea di via Portogallo a Modena si celebra la Festa delle donne Tante persone, musulmane e non, uomini e donne, si sono ritrovate nella moschea di via Portogallo a Modena, per festeggiare l'8 marzo delle donne musulmane. E nell'occasione è stata offerta una "prova" del velo. "Nessuna è costretta a portarlo - hanno detto le donne islamiche - e abbandonarlo non significa per fora emancipazione". Video di Luigi Esposito

MODENA. C’erano musulami e non musulmani, donne e uomini, famiglie numerose, ragazze con il velo e non, componenti delle istituzioni e membri della società civile. Nella seconda moschea di Modena si è celebrata con una decina di giorni di ritardo la “Festa della donna”. Una celebrazione non scontata per un luogo di culto islamico che, nella maggior parte dei casi, non celebra mai le feste laiche e occidentali. Ma la moschea di via Portogallo, la Casa della Saggezza, Misericordia e Convivenza non è nuova a tali iniziative sul filo dell’“islamicamente corretto”.


«Non è la prima volta che organizziamo la Festa della donna in moschea, e non è la prima iniziativa laica che celebriamo in moschea», dice Adil Laamane, portavoce e vice presidente.


Oltre alle giornate “moschea aperta”, in cui si intende aprire il luogo di culto alla cittadinanza in un ottica di reciproca conoscenza, la Casa della Saggezza celebra ogni anno la Festa della donna, e si unisce ai festeggiamenti per il 25 aprile e il 2 giugno, ricorrenze della storia italiana e non certo islamiche. In questo senso il centro di via Portogallo si distingue dal resto delle moschee del territorio.


Per l’occasione le ragazze della Casa della Saggezza, affiliata all’organizzazione di carattere nazionale Partecipazione e Spiritualità Musulmana, hanno allestito lo spazio di preghiera in sala conferenze, rimosso il tappetto e predisposto una cattedra, un buffet e un curioso banchetto riservato alle donne in cui “provare” l’hijab, il velo islamico per eccellenza.

L’evento è cominciato intorno alle 10 davanti a una sala gremita di ospiti e praticanti. Ad aprire le danze, il portavoce Adil Laamane e il presidente appena eletto Mohamed Rizki. «Parlare della condizione femminile nel mondo islamico è necessario e doveroso soprattutto in questi tempi in cui la stigmatizzazione dell’Islam e delle donne velate è in costante crescita», ricorda Adil Laamane. L’imam della moschea Idriss Bakari ha affermato che la condizione delle donne è un tema centrale nei Testi Sacri: «Con l’avvento dell’Islam in Arabia comincia il processo di emancipazione della donna araba che finora godeva di uno status poco invidiabile».


A pochi giorni dalla sentenza della Corte di Giustizia europea che permette alle aziende di vietare il velo sul luogo di lavoro, la dottoressa Amal Chitam, organica all’associazione musulmano-progressista di via Portogallo, ha presentato una relazione circostanziata sui diversi veli in uso nell’arcipelago Islam ricordando il significato più profondo del copricapo: «Il velo rappresenta il pudore, il decoro, l’umiltà, il rispetto per il proprio corpo e la modestia della donna musulmana che vuole essere giudicata per i contenuti e non per le apparenze».


Il velo come simbolo della libertà di culto e come fattore di emancipazione e indipendenza femminile: «Nessuna donna deve essere costretta a portarlo, è una scelta personale, nel mondo islamico solo il 50% delle donne lo porta, indossarlo rappresenta l’adesione a uno stile e a una impostazione di vita. Non esiste un unico modello di emancipazione femminile, l’autodeterminazione della donna non deve implicare l’abbandono delle proprie tradizioni a beneficio di un'altra cultura» conclude Amal Chitam.


Prima dell’intervento della dottoressa, ha preso la parola l’assessore alle Politiche Sociali Giuliana Urbelli in rappresentanza del Comune. «Siamo qui per costruire la società del futuro, la moschea di via Portogallo è una realtà consolidata nel dialogo con la città e questa è un’importante occasione per approfondire la conoscenza reciproca fra comunità». C’era anche Marco Coltellacci della segreteria del Vescovo: «Non è scontato festeggiare la Festa della donna in una moschea, un gesto di grande importanza, che incentiva anche il dialogo interreligioso». Sono intervenuti anche la presidente del Consiglio Comunale Francesca Maletti che ha lodato l’iniziativa e sottolineato il valore della reciproca conoscenza per avere chiavi di lettura diverse e necessarie in una società plurale e democratica». Mentre Emanuela Gozzi della Cgil ha dichiarato: «Siamo pronti a costruire una società più giusta con i musulmani di Modena».


Fra i numerosi presenti Mirella Montanari dell’Anpi, Rossella Caci dell’Acli, Cesare Pizzolla della Fiom, i consiglieri Walter Stella, Antonio Carpentieri, Domenico Campana. E poi il gotha dell’associazionismo solidale con Giorgio Bonini di Porta Aperta, Silvio Simonetti della Commissione diocesana per l’ecumenismo e Esther Ribaudo del Movimento dei focolari e alcune classi medie della scuola Marconi-Comprensivo 10 accompagnati dalla professoressa Jessica Bruini.
 

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