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Il rock e Modena: l'album surreale di Picca

Mentre a Modena infuria la polemica sul mega-concerto di Vasco Rossi al parco Ferrari ecco che arriva Picca che, a suo modo, ironico e surreale, celebra l'orgoglio provinciale

MODENA. C’è una parola tedesca Zeitgeist, letteralmente “spirito del tempo” che Stefano Piccagliani deve aver (forse involontariamente, ma su questo non giureremmo) fatto sua. Altrimenti non si spiegherebbe come mai nei giorni di massimo impazzimento della città per l’imminente ma neanche poi tanto concerto di Vasco Rossi, abbia risposto con una straordinaria serie fotografica il cui successo è pari solo all’ilare meraviglia che suscita.

In altre parole, mentre sotto i portici ci si divide fra chi Vasco l’ha sempre amato e ritenuto “cosa sua” ovvero nostra, patrimonio della città e quindi da celebrare senza riserve e chi invece infastidito dai preparativi, invero talvolta infelici, come l’abbattimento di alcuni alberi al parco Ferrari o lo straordinario fenomeno di moltiplicazione degli affittacamere capaci di cedere per due giorni un posto letto soppalcato a prezzi da Grand Hotel, ne ricava invece un senso di assediamento, ecco che arriva Picca. Che trasforma quello che resta comunque un avvenimento importante, seppure non certo in grado di cambiare le sorti della storia, nella più genuina celebrazione dell’orgoglio provinciale.

Che cosa sono altrimenti le fotografie di divi e divine del rock n’roll totalmente decontestualizzate o meglio riambientate che Picca ha messo in sequenza? Insomma, se Vasco Rossi suonerà a Modena, perché i Doors non avrebbero potuto tenere un concerto nell’aula magna del Barozzi nella primavera del 1967? O i Led Zeppelin suonare al Poker Danze di Sassuolo nel 1971? Picca però non si limita a questo sfasamento spazio-temporale : scovando con straordinaria abilità immagini meno scontate e patinate dei rocker fra gli anni ’60 e ’70 riscrive una mappa della geografia modenese dando lustro a locali come l’ex Polisportiva Villa D’Oro, la Coris, il cinema Principe, o ritrovi davvero ormai spariti ma ben presenti nel ricordo di chi li frequentò come Il dancing Condor ad esempio, che nella loro stralunata alterità richiedono tuttavia un certo sforzo per non farci dire “ah, si certo come no, me li ricordo benissimo!”.

Per non parlare poi delle immagini delle quali si è perso ogni riferimento preciso e dunque collocabili in qualunque contesto. Ve la sentireste ad esempio di smentire con assoluta certezza la presenza degli Abba a Marano prima di una non meglio specificata grigliata? O Tom Waits dall’Aldina? E infatti . Noi no. Anche perché diciamocelo, Brian Ferry cameriere da Guido ai laghetti di San Vito ha un suo perché. Anche se noi eravamo troppo ingenue allora per saperlo.

* giornalista modenese e conduttrice del TgLa7

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