Quotidiani locali

Testamento biologico In provincia già 21 i Comuni aderenti 

Convegno nazionale con Libera Uscita per appoggiare le proposte bloccate in Parlamento. Modenesi ai vertici

Papà Englaro non ha fatto fatica ieri pomeriggio a farsi ascoltare da una sala gremita in ogni ordine di posti per raccontare quello che è accaduto a sua figlia e il calvario di ricorsi che hanno dato una spinta decisiva alla campagna per il testamento biologico.
Un tema che è al centro del lavoro dell’associazione Libera Uscita che vede nella nostra città un nucleo di soci molto attivi nel coordinare le iniziative che stanno unendo territori e istituzioni sulla proposta di legge in discussione in Parlamento in questi mesi.
«Gli ostacoli vengono da ogni parte - ha spiegato la modenese Maria Laura Cattinari, riconfermata presidente nazionale e affiancata da Leon Bertrand come segretario - Molti ancora sostengono strumentalmente che si voglia l’eutanasia, ma questo con il testamento biologico non c’entra proprio nulla. Finora sono 52 le province italiane dove ci sono Comuni che accettano le dichiarazioni preventive per quando sarà pronta la legge. E a Modena, per la prima volta in Italia, c’è stato pochi anni fa un convegno tra gli enti locali che avevano deciso di accettare e rispettare le decisioni del fine vita per i propri cittadini. Vi ricordate di quando iniziammo a raccogliere le adesioni, un Comune alla volta? Arrivò una circolare di ben tre ministri, indirizzata ai prefetti di tutta Italia, per vietare l’operato degli enti locali. La risposta unanime e compatta la respinse al mittente».
Il sindaco dell’epoca, Giorgio Pighi, ha ricordato il contesto degli ultimi anni. «Il fatto che mancasse una legge specifica sul testamento biologico non significa che non potessero esserci decisioni in tal senso, perchè i diritti dei malati alla scelta delle cure è ricompresa in tante norme».
«Mia figlia Eluana ha dovuto aspettare 16 anni e mezzo - ha ripetuto Peppino Englaro - Come famiglia abbiamo dovuto affrontare di tutto, anche tre bocciature in tribunale e altre tre in appello sino a che la Cassazione non ha spazzato via le obiezioni e ha stabilito il diritto a scegliere le cure appropriate. No grazie quindi all’offerta terapeutica. Non è la speranza l’ultima a morire quando una dipartita serena resta l’unica speranza».
Facile a dirsi, ma è proprio quello che gli oppositori rifiutano per ragioni ideologiche e a cui non sono estranei enormi interessi economici sui farmaci. Nella legge in discussione, ad esempio, il testo prevede il diritto di mettere nero su bianco la scelta di rifiutare l’accanimento terapeutico, ovvero l’idratazione e l’alimentazione forzata. Un principio base, elementare, che in provincia di Modena ha visto convergere 21 Comuni che hanno offerto la possibilità di utilizzare il registro per il testamento
biologico. «Anche in Svizzera - ha detto dal palco Erika Preisig , presidente di Life Circle di Basilea - solo dal 2013 è possibile portare in giudizio i medici che rifiutano il testamento biologico. Ma è una battaglia indispensabile per la dignità di tutti».
Saverio Cioce

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