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Simboli e scritte offensive sulla stele contro le foibe 

Il sindaco: «Condanniamo fermamente questo gesto idiota. Partita la denuncia» Zappador, istriano: «Grande amarezza per chi nutre ancora odio verso di noi»  

Due falci e martello con stella e una scritta offensiva che auspicava la continuazione delle foibe.
Hanno suscitato sconcerto i simboli ingiuriosi apparsi nella notte tra sabato e domenica sulla stele che ricorda i Martiri delle foibe, nel parco omonimo di via Baden Powell. Stele ricoperta da simboli. Un gesto inquietante, che arriva dopo i messaggi intimidatori alla moschea di Sassuolo e i manifesti contro l’immigrazione di massa alla chiesa ortodossa di Modena, non fa che consolidare il clima di tensione e di odio che serpeggia tuttora.
«Chi ha compiuto questo gesto idiota si è reso responsabile di un atto incivile - sottolinea il sindaco Alberto Bellelli condannando fermamente l’episodio - che offende una comunità come quella carpigiana e che non possiamo che condannare duramente. Sui temi della Memoria non arretriamo e non dimentichiamo. Un atto vergognoso. La storia non è un campo per i tifosi, ma la dimensione dove la civiltà dovrebbe ritrovarsi per non commettere gli stessi errori. Inoltre, ho telefonato al generale Giampaolo Pani, presidente del Comitato provinciale dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, per esprimergli vicinanza».
Si unisce alla condanna di questo gesto anche il tavolo comunale della Memoria del quale fanno parte realtà appartenenti a periodi storici diversi, quali l’Anpi.
L’amministrazione comunale ha predisposto la pulitura della stele. Domenica, sul posto, sono intervenuti Polizia municipale e carabinieri. E relativamente al caso, è scattata la denuncia d’ufficio.
Ugualmente allarmata dopo la comparsa delle scritte e dei simboli in giuriosi è la comunità di istriani di Carpi che, negli anni Cinquanta, furono trasferiti nel Villaggio San Marco di Fossoli, l’ex Campo di concentramento. «C’è tanta amarezza - spiega Antonio Zappador, poeta e tipografo, nato in Istria nel 1939, arrivato a Carpi nel 1955 - c’è ancora una fazione di persone che coltiva un odio molto acceso nei nostri confronti. Questa gente non ha rispetto per il dolore degli altri, per il nostro dolore. Si tratta di gente inaffidabile, moralmente ed eticamente. Ci amareggia molto questa situazione. Noi siamo una comunità integrata completamente nel contesto carpigiano».
Ogni anno, il 10 febbraio, alla stele di via Baden Powell, si assiste alla commemorazione delle vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre dei fiumani, dalmata e giuliani. E il monumento carpigiano è uno dei tre in provincia
intitolati a queste vittime.
«Circa il 70% della nostra comunità non ha sposato un istriano, ma ha formato un nucleo famigliare con persone del territorio - prosegue Zappador - Al San Marco eravamo 750 persone, una comunità numerosa, divenuta parte integrante della città di Carpi».

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