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La danza di Chiara Bergamini: dal Liceo Venturi di Modena al Bolshoi di Mosca: 

Ha già trascorso tre anni alla Ballet Akademie di Monaco «È la mia passione, ma provo a conciliarla con lo studio»

MODENA. Chiara Bergamini è nata a Modena nel novembre del ’99. Oggi è un’allieva della Bolshoi Ballet Accademy, presso Mosca. Un’esperienza eccezionale, che ha raccontato a Voci dal B(r)anco.
«Ho iniziato a ballare quando avevo quattro anni, provando molti stili. A sette anni ho scelto la danza classica» racconta Chiara, che ha iniziato con la danza all’Accademia Danza Studio.
Ex alunna del Liceo Artistico Venturi, ha frequentato fino a 14 anni, quando si è trasferita in Germania per la Ballet ...

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MODENA. Chiara Bergamini è nata a Modena nel novembre del ’99. Oggi è un’allieva della Bolshoi Ballet Accademy, presso Mosca. Un’esperienza eccezionale, che ha raccontato a Voci dal B(r)anco.
«Ho iniziato a ballare quando avevo quattro anni, provando molti stili. A sette anni ho scelto la danza classica» racconta Chiara, che ha iniziato con la danza all’Accademia Danza Studio.
Ex alunna del Liceo Artistico Venturi, ha frequentato fino a 14 anni, quando si è trasferita in Germania per la Ballet Akademie di Monaco di Baviera, nella quale si è allenata per tre anni, fino a dicembre.
Com’è un’esperienza di questa portata, così giovane?
«All’inizio non vedevo l’ora di partire, ma ero anche un po’ preoccupata, mi sentivo ancora molto piccola. La cosa più pesante è stata il dover lasciare la famiglia, la scuola e gli amici. Sapevo che sarebbe stato un passo importante per crescere… Ho potuto contare sull’appoggio dei miei famigliari e delle mie insegnati, come Flavia Amore, insegnante del Club Tortuga di Modena, che mi ha seguito e sostenuto in questi anni di formazione. Al Tortuga ancora mi alleno quando rientro in città».

L’atmosfera in Accademia? C’era solidarietà o avversità ?
«Si respira un’aria di professionalità, si crea una forte competizione all’interno dei corsi dato che c’è molta selezione. Poi ci sono anche persone che si aiutano a vicenda, ma quando ci sono gruppi numerosi ti concentri più sul tuo miglioramento. Perché la tua strada è la tua, e devi sempre fare ciò che è meglio per te».
Come ti sei rapportata con la nuova realtà di vita? Hai trovato degli ostacoli?
«Nei primi periodi un grande ostacolo è stata la lingua, perché le lezioni erano in tedesco, e quindi era difficile capire ciò che mi dicevano, soprattutto le correzioni tecniche delle insegnanti. Quando mi sono ambientata è cresciuta anche la curiosità, era bello, assieme alle mie compagne d’accademia, confrontare realtà così diverse».
In che maniera sei riuscita a gestire la danza e lo studio?
«Le lezioni in accademia erano spesso dal mattino al pomeriggio, quindi mi sono iscritta a un liceo serale … per studiare sfruttavo le pause tra le lezioni o i viaggi in metro. Ma non era facile gestire gli impegni, con qualche piccolo sacrificio sono riuscita a fare tutto. Anche in accademia dovevamo preparare degli esami; come ad esempio anatomia della danza, per conoscere meglio il nostro corpo e prevenire gli infortuni o storia della musica».

A livello artistico che tipo di danza preferisci?
«La danza da solista è sicuramente la cosa più bella che ci sia, anche se hai molte più responsabilità, perché ci sei solo tu, e il palco è tutto per te; però è molto bello pure il passo a due, perché puoi sentire un contatto diretto con il partner».
Hai una figura del mondo della danza che prendi a modello o apprezzi particolarmente?
«È difficile trovare una sola artista che prendo a modello, ma penso che Alessandra Ferri, specialmente nello spettacolo Giselle, sia una delle artiste a cui più mi ispiro».
Il tuo più grande obiettivo?
«Come tutti spero di trovare la mia felicità. e spero che la danza possa accompagnarmi per tutta la vita; anche se non dovessi entrare in una compagnia di alto livello, desidero poter ballare ed esprimere me stessa».