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Serramazzoni, scheletro davanti a casa: intimidazione? 

Inquietante “messaggio” al presidente del comitato di San Dalmazio e alla moglie consigliere comunale, attivisti di Libera

SERRAMAZZONI. Lo scheletro della testa di una capra lasciato davanti a casa.
Pochi giorni dopo l’approvazione del nuovo piano urbanistico del Comune. Pochi giorni prima della sentenza che manda in “vacca”, per prescrizione, anni di indagini della Procura sull’urbanistica malata di Serramazzoni e sull’inceneritore.


Il messaggio, forte e chiaro, è stato recapitato a San Dalmazio. A casa dell’ingegner Enrico Bussei, ex presidente del Comitato che si era Francesca Marzani,attuto contro l’inceneritore e oggi attivista dell’associazione Libera conttro le mafie. La stessa casa dove abita F che non solo è moglie di Bussei, ma anche consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, parimenti impegnata nell’eterna battaglia contro la cementificazione e devastazione del territorio.

Il “postino” ha recapitato alla famiglia Bussei il “messaggio” in questione nella notte della domenica delle palme. Ad accorgersi del messaggio l’ingegner Bussei, che in mattinata si stava occupando di rassettare il giardino.
«Ho notato quell’oggetto sul passo di casa, a metà della breve salita del passo carraio - spiega Bussei - Mi sono avvicinato e ho realizzato che si trattava dello scheletro di un animale con le corna. Posizionato, non buttato».
Viste le circostanze, sono intervenuti i carabinieri. È in corso un’inchiesta, anzitutto per comprendere la natura di questo gesto. Una bravata? Una minaccia? Una “vendetta”?
Certamente, a Serramazzoni, un episodio che non può essere sottovalutato. Nel corso dei vari processi sull’urbanistica che si stanno sciogliendo come neve al sole per l’intempestività di una giustizia che si consegna alla prescrizione, quella delle minacce, degli incendi, delle teste mozzate di animali - in sostanza della mafia - è una consuetudine già praticata.
«Ai carabinieri che ci hanno convocato abbiamo cercato di fornire ogni elemento utile - spiegano Bussei e la moglie Francesca - Non vogliamo pensare solo alla tutela della nostra famiglia, ma della imprescindibile necessità di garantire e difendere la civiltà e la lealtà in una comunità da troppo tempo ferita e spesso piegata a metodi e approcci inaccettabili».
Sull’episodio, poi, i coniugi sono categorici? «Né spaventati, né esaltati. Se si è trattato di una irresponsabile sciocchezza, oppure di un tentativo di minacciarci o intimorirci, possono stare tranquilli. Siamo e restiamo una famiglia come tante. Ma non faremo un solo passo indietro, Non modificheremo di una sola virgola i valori e le azioni che abbiamo condiviso

e difeso in questi anni di impegno civile. Anzi ringraziamo quanti, a partire dall’associazione Libera ai carabinieri, ci hanno espresso con discrezione la loro vicinanza, la loro solidarietà. È anche alla gente per bene che dobbiamo l’impegno di questi anni».
Alberto Setti

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