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Addio all’edicola Panini di Modena: se ne va un pezzo di storia 

Addio all’edicola Panini di Modena: se ne va un pezzo di storia 

Qui la storica famiglia modenese iniziò l’avventura che portò alle figurine: «È stato bocciato progetto di restauro. Entro un anno una stele per ricordarla»

Addio alla storica edicola Panini di Modena: qui nacquero le figurine Chiude la piccola edicola di giornali a due passi da Duomo diventata uno dei simboli della città. L'edicola fu gestita nel dopoguerra da Olga Cuochi in Panini e dai suoi quattro figli. Da qui partì l'avventura delle figurine. Ora la famiglia Panini vorrebbe che un artista realizzasse una stele da mettere al posto del chiosco. Leggi Addio all'edicola Panini

MODENA. Ha chiuso definitivamente l’edicola Panini di corso Duomo, quella gestita dal dopoguerra dalla capostipite della famiglia Olga Cuoghi, madre dei 4 fratelli Panini, da cui è iniziata l’avventura della azienda delle “figu”. Il piccolo e storico stabile verrà smontato perché non considerato dalla proprietà più idoneo all'attività nonostante di recente avesse ottenuto dal Comune la nuova concessione di occupazione del suolo pubblico. Già da alcuni giorni, come spiega qui sotto il proprietario del piccolo chiosco Antonio Panini, figlio di Giuseppe, lo spazio di rivendita giornali è chiuso e l’edicolante si è spostata di 20 metri, nell’altra edicola storica della strada.


Il problema è che la Soprintendenza di recente ha detto no - com’era già accaduto un’altra volta in passato - alla proposta di riqualificazione del manufatto e quindi Panini ha deciso ha deciso altrimenti. Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, inoltre, è già stato avvisato e la famiglia Panini si è riunita, decidendo di incaricare due o tre artisti modenesi per realizzare al posto del chiosco un piccolo manufatto che ricordi la storia di questo luogo.
Ancora gli artisti che dovranno ideare la piccola stele o “monumento” non sono decisi, ma forse uno di essi potrebbe essere Wainer Vaccari, in gioventù operativo alla fabbrica Panini (è l’autore materiale del celebre simbolo degli album di calciatori con il giocatore in rovesciata) e autore nel 2012 del monumento ad Olga in via Emilio Po. Un pezzo di storia della nostra città.

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Antonio Panini, com’è andata?
«Di recente abbiamo rinnovato la domanda per l’occupazione di suolo pubblico e il Comune ci ha rinnovato a fine aprile la concessione. Quindi nessun problema, del resto il sindaco Muzzarelli ci è vicino. Il problema però è che quel chiosco si riferisce a un’altra epoca ed è praticamente impossibile, oggi, ospitare qui dentro gli edicolanti. Io con chi la gestiva da 18 anni ho fatto il possibile, abbassando loro il canone d’affitto visti anche i tempi di crisi per le rivendite dei giornali. Quando lo scorso fine anno si è liberata la gestione dell’altra edicola di corso Duomo gli edicolanti mi hanno però chiesto di essere lasciati liberi. Sono persone che lavorano dalle 5 del mattino alle 8 di sera, non mi sono sentito di bloccarli».


Quindi ha deciso di chiudere?
«Sì, vorrei trasformare questo luogo importante per la nostra famiglia e forse per la città in qualcosa d’altro».
Avevate presentato un progetto di modifica? Qui siamo nei presso del sito Unesco.
«Sì tempo fa abbiamo presentato un progetto, ma la Soprintendenza dopo alcuni mesi ce l’ha bocciato. Forse io non ho prestato la dovuta attenzione, scegliendo una tipologia di chiosco dal catalogo di un rivenditore. Il problema è che volevo creare un piccolo bagno e il riscaldamento per rendere lavorativamente vivibile quel luogo. Volevo anche spostare sul lato strada invece che sul lato portico lo spazio di esposizione esterno».
Ma vi hanno detto no.
«Dopo non poco tempo, ma è la burocrazia. Avrei dovuto incaricare un architetto che tenesse presente la storicità del luogo, ma forse sarebbe divenuto tutto troppo complesso».
Cosa ha in mente di fare? «Servirebbe, e ci stiamo confrontando con il Comune, realizzare una piccola stele o un piccolo monumento per ricordare questo luogo e i fratelli Panini. Al comune abbiamo detto che presenteremo un progetto, condividendo i progetti di 2-3 artisti probabilmente modenesi che incaricheremo. Dopodiché insieme all’ente locale invieremo tutto in Soprintendenza».
Che tempi prevede?
«Quelli della burocrazia, non tanto per la scelta degli artisti o il percorso comunale, quanto per le decisioni dell’ufficio di tutela. Penso servirà almeno un anno. Ma ce la faremo, la nostra famiglia è affezionata a quel luogo».

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