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Cpr, subito un coro di bocciature 

Il sindacato Siulp: «Per renderlo funzionale ci vorrebbero 80 poliziotti in più». Il Pd chiede garanzie

Il sindaco Muzzarelli ha messo qualche punto fermo, chiarendo che il ‘sì’ è subordinato all’arrivo di soldi, forze dell’ordine e magistrati dedicati, ma il ministro Minniti sembra aver deciso: Modena sarà l’unica realtà regionale ad ospitare il Cpr, il Centro permanente per i rimpatri che di fatto è la nuova edizione del vecchio Cie.
Un’ipotesi bocciata in coro da tutta l’opposizione modenese, mentre anche il Pd sembra molto perplesso. Ma le preoccupazioni partono dagli addetti ai lavori: per il sindacato di polizia Siulp, l’apertura del Cpr a Modena «desta non poche preoccupazioni tra il personale, già gravato da carenze di uomini e mezzi ataviche. Secondo quanto appreso - continua il Siulp - il Cpr ospiterà circa 150 persone da trattenere ed espellere, persone che dovranno essere gestite da tutti i punti di vista e per le quali, senza ombra di dubbio, serviranno molti uomini in più dedicati tra vigilanza della struttura, identificazione, accompagnamenti ed espulsione. Serviranno almeno 80 persone in più. A questo si dovranno aggiungere risorse economiche consistenti per adeguare la vetusta struttura, per il materiale d’ufficio e per i mezzi che dovranno essere dedicati al lavoro da svolgere. Da sempre - conclude il Siulp - sosteniamo che la gestione di questi centri dovrebbe essere fatta direttamente dallo Stato, come avviene in molti paesi europei. Desta inoltre perplessità la capienza richiesta di 100-150 persone quando quella dell’ex Cie era al massimo di 60».
Ma a preoccuparsi è anche il Pd di Modena, che in un’interrogazione firmata dal vicecapogruppo in Consiglio comunale Antonio Carpentieri chiede al sindaco «quali saranno le persone destinate al Cpr e per quanto tempo permarrebbero in questa struttura, se le forze dell’ordine sarebbero distolte dall’organico previsto per il nostro territorio e quale sarà il ruolo del Comune».
Sempre dal Pd, la segretaria provinciale Lucia Bursi fa notare che «il partito dice ‘no’ alla riproposizione dei Cie come li abbiamo visti praticare fino a poco tempo fa. E’ chiaro che il ministero dell’Interno ha però posto un problema di sicurezza, quello dei rimpatri di chi non ha diritto di rimanere sul suolo italiano. Su questi temi è dovere di chi governa e amministra provare a ragionare nell’ambito, però, di un percorso e di soluzioni che devono essere messe a punto in collaborazione stretta con il territorio».
Giudizio simile dai parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi, Edoardo Patriarca e Stefano Vaccari, che chiedono al governo «il rispetto di precise garanzie. Prima di discutere del ‘dove’ - spiegano - vogliamo risposte sul ‘cosa’ e sul ‘come’. E’ chiaro che esiste una esigenza reale di identificazione e rimpatrio in tempi certi di soggetti pericolosi, ma occorre che il governo garantisca precise precondizioni: il rispetto dei diritti dei trattenuti, il rispetto delle condizioni di lavoro, il rafforzamento contestuale degli organici».
Perplessa anche la Lega nord: «Riapre il Cie a Modena, ma funzionamento e conseguenze per il nostro territorio sono avvolte nella nebbia - commenta il consigliere regionale Stefano Bargi - di fatto su Modena verrà scaricato un peso sempre maggiore, considerando l’incremento ormai esponenziale dei flussi migratori». Bargi ricorda la ‘mission’ originaria dei Cie, «che avevano finalità e norme ben precise, tra cui limiti massimi per la presenza dei clandestini. Ora questi Cpr aprono interrogativi che le istituzioni coinvolte devono sciogliere in fretta, per evitare che l’onere sia, ancora una volta, sbilanciato sui territori. E la certezza, purtroppo, è che Modena dovrà sobbarcarsi il peso di un’intera regione».
Per il M5S di Modena «l’esperienza del passato ha dimostrato quale esperienza fallimentare sia stata la vecchia struttura di via La Marmora, protagonista di gravi vicende di violenza che hanno portato alla chiusura nel 2013. Quindi la storia insegna che i Cie sono uno strumento che non ha portato ad alcun risultato». Sempre per il M5S, il parlamentare Michele Dell’Orco parla di «un altro fallimento, con sprechi e illegalità. Piuttosto occupiamoci della polizia municipale sotto organico in provincia».
Più positivo
Andrea Galli (Forza Italia): «Se ben gestito con nuovo personale dedicato - spiega - il Cpr potrebbe alleviare il peso per le forze dell'ordine, che oggi devono sobbarcarsi lunghe e costose trasferte per spostare anche di centinaia di chilometri i clandestini trovati nel nostro territorio».

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