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Profughi e alunni insieme, l’integrazione si fa al liceo 

Il Muratori-San Carlo protagonista di un progetto di condivisione a scuola Ospite il vescovo di Bologna. La prof. Cavazzuti: «Testimonianze emozionanti»  

MODENA, “Solo attraverso una comprensione culturale sarà possibile implementare e proteggere i diritti umani in un mondo pluralista che necessita della capacità di raffigurarsi simpateticamente la categoria dell’altro”. La citazione è di E. Messer e al liceo Muratori-San Carlo si parte da qui per affrontare il tema dell’immigrazione, dei profughi, ma soprattutto dell’accoglienza. Merito della professoressa Bianca Cavazzuti che ha messo insieme un parterre da “prima serata” per parlare agli s ...

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MODENA, “Solo attraverso una comprensione culturale sarà possibile implementare e proteggere i diritti umani in un mondo pluralista che necessita della capacità di raffigurarsi simpateticamente la categoria dell’altro”. La citazione è di E. Messer e al liceo Muratori-San Carlo si parte da qui per affrontare il tema dell’immigrazione, dei profughi, ma soprattutto dell’accoglienza. Merito della professoressa Bianca Cavazzuti che ha messo insieme un parterre da “prima serata” per parlare agli studenti della sua scuola di un tema così di stretta attualità e allo stesso tempo così delicato.
L’evento è previsto per martedì prossimo, 16 maggio, alle 14.30 nell’aula magna della sede di via Cittadella, quando arriverà l’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi per una riflessione dal titolo “Riscoprire insieme la nostra comune umanità”. Con lui Marta Fana, ricercatrice in economia e giornalista di Internazionale, e Romano Minardi, giurista.
Sarà l’occasione per fare il punto sul progetto “Integrazione e Intercultura”, che ha consentito di vivere insieme a scuola, tra studenti del liceo e giovani rifugiati, momenti di conoscenza reciproca e di confronto culturale: «Davanti alla chiusura e all’indifferenza delle nostre società che temono il cambiamento di vita e di mentalità richieste dalla presenza dei migranti - spiega la professoressa Cavazzuti - la nostra scuola promuove una cultura dell’incontro, del dialogo, della vicinanza concreta all’altro al fine di creare situazioni didattiche per l’apprendimento e l’esercizio di competenze trasversali e di cittadinanza attiva». Al progetto hanno aderito diverse classi: 4A, 2B, 4B, 5B, 3D, 4D, 2DL, 2Gl e 3AL. Le stesse classi, davanti a monsignor Zuppi, daranno la loro testimonianza: «È un’idea nata quasi per caso e si è poi concretizzata pensiamo in modo molto coinvolgente per tutti, grazie anche all’aiuto di tanti colleghi insegnanti, delle famiglie e soprattutto dei ragazzi, che sanno sempre stupirci con il loro entusiasmo. Insegnare accoglienza ed inclusione significa riscoprire insieme l’umanesimo fondante la cultura italiana ed europea, per fornire ai ragazzi gli strumenti di lettura del nostro mondo sempre più segnato da scontri, distanze, innalzamenti di muri ed esclusione del diverso».
Il messaggio va al di là di ogni schieramento: «Favorire lo sviluppo del pensiero critico per un dialogo interreligioso e interculturale fondato sul rispetto e la mutua comprensione, è questo il senso e non coesistenza noi/loro che implica separazione, ma convivenza che permette relazioni di coinvolgimento, responsabilità ed empatia».
Il progetto è stato un successo corale: «Ad inizio anno - spiega ancora la professoressa Bianca Cavazzuti - avevamo organizzato un incontro con Eraldo Affinati al quale hanno partecipato anche alcuni ragazzi profughi della parrocchia Cittadella. Uno di questi ha fatto una domanda e i ragazzi si sono incuriositi, sono venuti da me, da lì è partito tutto: in ogni classe cinque ragazzi profughi, accompagnati dall’ex studente Mattia Ferrarri - oggi seminarista - hanno dato vita a diversi progetti di integrazione: chi ha trattato la storia del Mediterraneo, chi l’esperienza del viaggio, chi ha recitato una tragedia sull’esilio. Tante occasioni di confronto che sono diventate momenti di incontro e condivisione. È stata una grande opportunità di crescita, per noi e per i ragazzi, che l’arcivescovo Zuppi verrà ad arricchire con la sua testimonianza di grande uomo per un vero umanesimo».
Davide Berti