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Sassuolo. I residenti di Braida minacciano i pusher: «Ecco le vostre foto» 

Il parco “Folletti” è tornato ad essere una zona di spaccio Cartelli appesi alla rete e denunce alle forze dell’ordine

SASSUOLO. Ritornano, in barba ai controlli delle forze dell’ordine, gli spacciatori nella zona del parco “Folletti” di Braida. E la prima reazione dei cittadini, stavolta, è stata plateale. Sono stati infatti scritti e affissi alla recinzione del parco una serie di cartelli che avvertono i venditori al dettaglio di droga e i loro clienti, che verranno osservati e le loro descrizioni, con annesse targhe dei mezzi su cui si spostano, consegnate a carabinieri e polizia.
«Non ho la minima idea di chi possa essere stato ad appendere quei cartelli - dice un residente della zona - ma penso che sia un’iniziativa civile per cercare di tenere viva l’attenzione su un problema serio, che da un po’ di tempo si sta manifestando nel mio quartiere, ovvero lo spaccio».
Un commento chiaro con qualche preoccupazione, che pervade gli animi di coloro che abitano nella zona. «Da tempo stiamo portando avanti questa battaglia - ha detto un altro sassolese che risiede nella zona - ma dopo le segnalazioni e qualche articolo sul vostro giornale, questa gente smette per un po’ e poi ritorna a fare la stessa cosa di prima: ci vorrebbe un’operazione radicale, prendendoli e mettendoli in galera per un po’».
Operazione non facile di certo, visto che solitamente si assiste alla convalida dell’arresto e la rimessa in libertà in vista del processo dello spacciatore arrestato durnate il blitz.
«Siamo convinti che prima o poi, se tutti insieme remeremo nella stessa direzione riusciremo a cacciarli dal nostro parchetto - ha aggiunto un anziano che da tempo nei pomeriggi porta il nipotino all’aria aperta - Si tratta di un’area verde magari piccola, ma per noi è una risorsa della quale non vogliamo fare a meno».
I cartelli sono inequivocabili e le foto sono state già inviate alle forze

dell’ordine anche se da parte della gente non c’è troppa fiducia. Il lavoro di carabinieri e poliziotti è apprezzato, ma a fronte di un impegno costante sulla strada c’è lo scoramento verso un sistema che non tutela né gli investigatori né tantomeno i cittadini.
Alfonso Scibona

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