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Prof dalla Spagna a scuola di integrazione al Barozzi  di Modena

Prof dalla Spagna a scuola di integrazione al Barozzi  di Modena

«Ammirati dai metodi italiani: da noi forte immigrazione con percentali dal 5% ma il problema è la lingua, non la fede».

MODENA. L’Ites Barozzi ha ospitato 4 docenti spagnoli. Tre provenienti dall’Ies Cartuja di Granada: David-José Villén García-Galán, prof di economia, Isabel Soriano Lechuga, docente di spagnolo per gli alunni stranieri, e Rosario Caro Castro, docente di lingua, letteratura e geografia). L’altra arrivava dall’Ies Huarte di Pamplona, una prof d’inglese, tutti facenti parte del Progetto “Mejora de las metodologías de la enseñanza de las lenguas al alumnado inmigrantes en un contexto europeo” che ha come finalità di migliorare il metodo di insegnamento della lingua a studenti immigranti.
La loro inclusione degli immigranti nella società spagnola è oggi una delle principali preoccupazioni degli organismi nazionali ed uno dei temi, a livello sociale, prioritari. L'incremento della popolazione immigrabte è sempre maggiore e ciò comporta anche un aumento del numero di bambini ed adolescenti in età scolare.
Ecco perché la conoscenza delle misure scolastiche che sono state adottate nei differenti paesi europei possono essere di aiuto per avanzare nell'attenzione rivolta agli studenti immigranti nei sistemi educativi dei diversi paesi di accoglienza. I docenti in visita all’istituto Ites Barozzi hanno quindi affiancato i docenti italiani, osservando il protocollo di accoglienza e la metodologia d’insegnamento e di valutazione degli alunni stranieri, gli strumenti organizzativi e curricolari, l’appoggio linguistico e culturale, l’attenzione alle famiglie e la formazione dei docenti.
Dopo aver confrontato e valutato, hanno giudicato positivo il metodo di lavoro utilizzato al Barozzi, simile per certi aspetti a quello adoperato nei loro istituti spagnoli. Una particolarità che ha richiamato l’attenzione dei professori spagnoli è il sistema di crediti formativi ed il fatto che, quando viene inserito in corso d’anno un alunno in una classe, questo non venga valutato. Questo non è invece previsto in Spagna e ciò comporta che l’alunno debba essere valutato, non considerando le difficoltà che può presentare. «Molti alunni hanno riscontrato difficoltà durante i primi mesi soprattutto nell’apprendimento della lingua spagnola, ma questo dipende anche dalla provenienza», ha chiarito la docente Isabel.
I professori di Granada hanno spiegato che ogni giorno si devono confrontare con classi multiculturali, dove vi è una particolare presenza di studenti di origine marocchina, dato che Granada si trova a 14 km dal Marocco, che presentano difficoltà ad imparare lo spagnolo visto che la lingua più diffusa e parlata, dopo l’arabo, è proprio il francese.
«Il nostro istituto presenta una percentuale di alunni stranieri molto elevata, possiamo trovare alunni marocchini, ghanesi, cinesi e ma anche di altre nazionalità - hanno continuato i docenti David-José e Isabel - per questo motivo oggi la nostra struttura presenta una diversità culturale enorme; questa situazione che può essere arricchente in sé, ma può essere anche fonte di atteggiamenti intolleranti, se nella pratica scolare non si pone come una questione prioritaria l’educazione interculturale. Nonostante ciò all’arrivo di uno studente straniero non si riscontrano particolari problemi d’integrazione». I docenti hanno quindi affermato che nella maggior parte delle classi in cui insegnano la percentuale di stranieri è del 5-8 %: «I ragazzi non hanno grandi difficoltà ad integrarsi, la vera frontiera è la lingua».
Per un il docente David-José Villén García-Galán la percezione di chi vive in Spagna nei confronti degli immigrati è positiva: proprio lui ha realizzato un dottorato sullo studio della percezione degli alunni autoctoni sugli alunni immigrati e ha concluso che i primi hanno grande rispetto verso gli immigrati. La docente Rosario Caro Castro ha spiegato invece che nelle sue classi il 99% degli alunni è africano o straniero ed il problema sono i ragazzi che emigrano in Spagna senza genitori o come clandestini.
«Esiste un problema d‘integrazione tra i ragazzi marocchini e gli altri africani però non per colpa della scuola: la causa è che questi ragazzi vivono nei centri d’accoglienza ed è lì che si creano i problemi, spesso legati a stereotipi. L’intolleranza tra loro e la mancata integrazione è un problema difficile da risolvere ma in classe questi problemi non si vedono», ha chiarito .
Sottolineata anche la grande varietà di religioni, musulmana, evangelica e cristiana; ma non ne deriva alcun atto di intolleranza: «La religione non è motivo di conflitto».
Alla fine i docenti hanno voluto condividere con gli studenti modenesi pensieri emersi da quest’esperienza. Hanno apprezzato che nel nostro istituto si studino tre lingue differenti, e hanno considerato il programma di studi molto ricco e vario in rapporto a quello vigente in Spagna. Il poco rumore

per i corridoi della scuola e il comportamento degli studenti sono altri due aspetti che hanno colpito gli insegnanti.
Non passa inosservato anche l’alzarsi in piedi quando entra un insegnante in classe: «Questa forma di saluto in Spagna non avviene più da 30 anni».
 

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