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Modena, corruzione per ottenere permessi di soggiorno. Nei guai anche due poliziotti

La questura di Modena scopre giro di matrimoni combinati per  far ottenere permessi di soggiorno a stranieri. Un agente dell'ufficio immigrazione accusato di omesso controllo in cambio di regali

MODENA. Organizzavano matrimoni fasulli tra albanesi e marocchini con anziane italiane consenzienti, allo scopo di far ottenere alla persona straniera il permesso di soggiorno in Italia. A "coprire" la falsità dei matrimoni, compiacenti  un agente dell'ufficio immigrazione della questura di Modena,  che ometteva i controlli, facendo così apparire tutto a posto.

Questo il nucleo dell'inchiesta svolta dalla Squadra Mobile della questura di Modena che ha visto finire nei guai 13 persone,  indagate a vario titolo  per corruzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. A tenere le fila dell'organizzazione due stranieri: un albanese e un marocchino per loro il giudice ha disposto rispettivamente l'arresto per il primo e gli arresti domiciliari per il secondo. Il poliziotto principalmente coinvolto nell'inchiesta non è stato arrestato - nonostante la procura avesse chiesto la custodia cautelare in carcere,  ma è stato al momento interdetto dai pubblici uffici. Indagato invece un secondo poliziotto.

Il costo dei permessi di soggiorno "venduti" dall'organizzazione era di circa 3 mila euro. L'agenti consenziente  veniva ricompensato con delle "regalie" ad esempio tinteggiatura della casa, cene al ristorante, oggetti di arredamento eccetera.

L'indagine, nata nel 2016, ha a appurato almeno una ventina di casi in sette mesi. Un poliziotto addetto al rilascio dei permessi di soggiorno stato interdetto dai pubblici uffici, con sospensione immediata e ritiro di distintivo ed arma di ordinanza. Un secondo agente risulta inoltre indagato a piede libero, così come altri nove tra italiani e stranieri.

Come spiega il capo della squadra mobile di Modena, Marcello Castello, i due stranieri arrestati, un albanese ora in carcere e un marocchino ai domiciliari (entrambi di 42 anni), dopo le nozze combinate trovavano nel poliziotto un aiuto per l'emissione del permesso di soggiorno senza ulteriori controlli. I matrimoni avvenivano in Comune a Modena ma in realtà non c'era convivenza tra gli sposi.

Gli stranieri pagavano circa 3mila euro per ottenere il documento. L'indagine si avvalsa di intercettazioni telefoniche, ambientali e di pedinamenti. "Si tratta di fatti gravissimi - ha commentato il procuratore capo, Lucia Musti - tanto che i pm titolari dell'inchiesta, Marco Imperato e Francesca Graziano, avevano chiesto il carcere anche per il poliziotto".

Il gip ha poi optato per l'interdizione dai pubblici

uffici. "Non certo stato facile per gli agenti della mobile indagare su due colleghi - ha concluso il questore Paolo Fassari - ma questa operazione dimostra come in questura ci siano gli anticorpi per debellare qualsiasi virus. Qui non sono ammesse zone franche di impunit".

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