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Arturo il pompiere ancora oggi senza casa «La notte peggiore»  

«Ero di turno a Modena e la chiamata arrivò dalla mia Finale ma dico grazie ai tanti colleghi che hanno aiutato la Bassa»

Arturo in una caserma di vigili del fuoco ci è nato. Suo nonno, che aveva lo stesso nome, fu uno dei primi volontari di Finale. Suo padre, Vittorio, nel distaccamento di Finale ci abitava. E ci lavorava.
Tanto che Arturo, a 5 anni, era già la mascotte dei pompieri della Bassa, che se lo prendevano sul camion durante gli interventi. Altri tempi, si dirà, se non fosse che il camion dei volontari dei vigili del fuoco di Finale è pressochè lo stesso, da lungo tempo.


Quindici anni da volontario, e da quindici effettivo presso il comando di Modena, Arturo Panzanini da Finale il terremoto di cinque anni fa non l’ha vissuto. Ce l’ha scolpito nell’anima.
Chiedergli di ricordare, è come scatenare un tornado di emozioni, da occhi lucidi: «Sabato 19 maggio 2012 ero alla vigilia del mio matrimonio con Elena, al quinto mese di gravidanza del nostro Vittorio. Con tre addii al celibato già “celebrati”, quella notte ero in servizio di prima partenza a Modena.

Ci fu un boato immenso. Pensammo tutti: «Se è vicino l’epicentro è un danno per noi, se è lontano una tragedia. Vi lascio immaginare quando ci hanno detto che i crolli erano a Finale e che c’era da partire in emergenza. Sono stati i 40 minuti più difficili della mia vita: mio padre non rispondeva, mia moglie neppure, così il sindaco che considero un fratello, Fernando Ferioli. E all’arrivo si vedevano i fienili crollati...».


La “prima partenza” di Arturo venne indirizzata agli Obici, a casa di Sandra Grillenzoni, amica di infanzia di Arturo. Poco prima una telefonata arrivata per sbaglio negli Stati Uniti aveva raccontato di una bambina, la piccola Vittoria, sotto le macerie della torretta di casa, crollata. Per fortuna che l’interlocutore americano era stato così intuitivo, capì che non era uno scherzo, segnalando alle autorità italiane: «A salvare Vittoria furono anzitutto i vigili del fuoco volontari di Finale, noi arrivammo a completare il loro prezioso lavoro - prosegue Arturo - Presi in braccio Vittoria e dalla finestra la mostrai a sua madre, che era in cortile. Attimi indimenticabili. Da allora ci si vede spesso, con le rispettive famiglie. Vittoria e i suoi genitori li ho invitati al mio matrimonio, slittato un anno».

In quelle ore Arturo scopriva anche di essere un... terremotato: «La mia casa di via Petocchi era danneggiata, l’hanno dovuta demolire.... Vivo ancora dalla suocera, stiamo aspettando il progetto per ricostruire. Voglio essere ottimista». Già. Arturo ricorda di avere passato mesi in divisa, ininterrottamente (mitica la sua foto del “salvataggio” della signora Maria). Dedica un ricordo anche al Centro Italia e a L’Aquila («andammo anche là, e c’erano decine di persone da salvare, e purtroppo decine di morti ...»), poi ricorda con affetto i colleghi della zona, e le centinaia venuti da ogni parte d’Italia ad aiutare la Bassa. Anche quando il 29 maggio, a San Felice, vedevano le polveri della Meta e del castello che erano crollate, con nuove tragedie: «Il mio grazie per quanto di immenso hanno fatto e fanno nelle emergenze. E un abbraccio grande ai pompieri di Modena che mi sono sempre stati vicino».
E oggi, nella sua Finale post sisma? «Oggi

c’è troppa cattiveria in giro, ricostruire lo spirito di solidarietà, di socialità, sarà l’impresa più difficile».
Come passerà il vigile del fuoco e terremotato Arturo Panzanini questo 20 maggio 2017?
«In servizio, come 5 anni fa. Convinto che però la Bassa abbia già dato».

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