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«Il punto nascite  non deve chiudere» 

Pavullo. È scontro sul futuro ormai segnato del reparto Canovi: «Io l’ho difeso». Le mamme: «Protesta in piazza»

PAVULLO. Come c'era da attendersi, la notizia della “condanna” dello storico punto nascite di Pavullo ha suscitato una ridda di reazioni. A partire dai Comitati a tutela dell’ospedale, ovviamente. C’è chi vede più il bicchiere mezzo vuoto e chi più mezzo pieno, alla luce del piano investimenti annunciato dal sindaco Biolchini, che vede anche 5 milioni per interventi molto attesi (nuovo Ps e parcheggio) nonché 700mila euro per uno “storico” aumento di personale. Ma resta la rabbia. «Capiamo che l’amministrazione ha tirato il freno sullo smantellamento dell'ospedale - fanno sapere dal gruppo “Salviamo l’ospedale di Pavullo" - ma la frenata è lunga e finché non ci sarà un provvedimento che metta in deroga i luoghi montani noi ci faremo sentire. Siamo pronti a scendere in piazza».
«Se le direzioni che si sono succedute nel tempo - notano dal Comitato Mamme - avessero investito sul “nascere dolce” a Pavullo, promuovendo i tanti punti forti del nostro reparto (ambiente accogliente quasi come a casa, assistenza continua all'allattamento, ostetriche preparate su massaggi neonatali, terapia alternativa e palliativa del dolore da travaglio) come è stato più volte suggerito e sollecitato, oggi non ci troveremmo a 200 nascite contro le 600 di un tempo. È stata pianificata a tavolino una strategia mirata a svuotare il nostro reparto». Fittissimo il dibattito su Facebook, con anche la “bacchettata” dei 5 Stelle Fabio Catani e Davide Venturelli per il post sulla pagina del Comune che ha trascritto la comunicazione del sindaco in Consiglio: «Riteniamo inopportuno e sconveniente, oltre che poco corretto - hanno scritto in un documento assunto a protocollo - l’utilizzo della pagina istituzionale per la comunicazione politica». E poi i tantissimi commenti di gente delusa e arrabbiata, con attacchi anche all’ex sindaco Romano Canovi. «Eppure son stato io che nel 2011 - ricorda l’ex primo cittadino - all’incontro infuocato al cinema con Sabattini e Caroli ho fatto definire strategico l’ospedale, arrestando certe prospettive. Perché credevo, e credo tuttora, che il punto nascite non vada chiuso. Avere il G393 sul codice fiscale significa dire con orgoglio “sono nato a Pavullo”, portando il proprio paese nel mondo. Poi si può ragionare con la Regione di modalità di deroga e di rotazione di equipe: in Lombardia hanno trovato il modo di tenere aperti punti nascite con 70 parti. Credo che Biolchini abbia impostato una difesa troppo solitaria dell’ospedale: la tutela va portata avanti non come Comune ma come Unione». Nell’agone anche i consiglieri provinciali di “Uniamoci” Marco Caiumi (di Pieve) e Antonio Platis: «È inverosimile e inaccettabile - incalzano - che
venga chiuso un punto nascita dal giorno alla notte, per quanto i dati siano molto più bassi degli standard ministeriali. Pavullo è il capoluogo del Frignano e serve un territorio estremamente vasto e di montagna. Bisogna tutelare la salute di tutte le partorienti, anche quelle più isolate».

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