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Modena: «Profughi in via Milano? Spero per poco» 

L’assessore Urbelli critica: «Modena ha già dato più di altri, adesso basta». Carpi e Maranello sempre alla finestra

MODENA. Un vertice lampo, visto che da viale Martiri bisognava spostarsi di corsa a Sassuolo, dove il ministro Delrio era pronto a dare il via all’operazione Bretella. Così, mercoledì sera il prefetto aveva avvertito i sindaci di anticipare l’incontro, in modo da poter raggiungere in tempo il Palazzo ducale sassolese: i sette rappresentanti dei distretti della provincia di Modena hanno incontrato la dottoressa Maria Patrizia Paba ieri mattina alle 9 per affrontare la delicata questione profughi.

Una situazione che per il capoluogo è stata resa ancora più delicata dall’arrivo di 54 richiedenti asilo nella struttura della Diocesi di via Milano, in zona Morane, come provvedimento di urgenza per l’impossibilità di trattenerli presso l’hub di Bologna. Il prefetto ha così incontrato alcuni sindaci e assessori in rappresentanza dei distretti, dalla modenese Giuliana Urbelli (Welfare) al sindaco di Carpi Alberto Bellelli, dal primo cittadino di Bomporto Alberto Borghi al vicesindaco di Formigine Antonietta Vastola, dal primo cittadino di Marano Emilia Muratori al sindaco di San Felice Alberto Silvestri. Davanti a loro, la dottoressa Paba ha ribadito che la situazione è molto problematica e che serve l’impegno di tutti, in particolare dei distretti della provincia, per assorbire i nuovi arrivi imminenti. Nel vertice non sono stati fatti numeri precisi sui richiedenti asilo in arrivo, ma l’invito è stato chiaro: ogni distretto faccia la sua parte, nella logica dell’impegno condiviso.

Ma se è vero che ognuno deve fare la sua parte, è anche vero che il capoluogo lo sta già facendo da tempo: anzi, l’arrivo in fretta e furia dei 54 profughi nell’ex asilo di via Milano è stato accettato a denti stretti dal Comune, come dimostrano le parole dell’assessore Urbelli. «Abbiamo preso atto dell’arrivo dei richiedenti asilo in una struttura che si trova in una zona molto centrale - spiega - e ci auguriamo che si tratti davvero di una scelta provvisoria e dettata dall’urgenza. In ogni caso, il prefetto ha rimarcato in modo netto il fatto che tutti i distretti devono fare la loro parte, ricordando che finora Modena ha fatto di più».

Alla dottoressa Paba, l’assessore Urbelli ha infatti ricordato che per quanto riguarda l’accoglienza il capoluogo «è arrivato al limite: secondo quanto previsto dalle quote del ministero, infatti, Modena oggi ha già fatto la sua parte». Un ragionamento che è stato condiviso dal prefetto, che proprio per questo ha incalzato i rappresentanti degli altri distretti. Ma se Modena ha già dato, dove andranno dunque i nuovi profughi in arrivo? Ieri, come detto, non si è parlato nel dettaglio di quote, ma indicazioni piuttosto chiare arrivano confrontando quelle previste dal ministero con le presenze effettive: se nel capoluogo al 9 maggio risultavano esserci complessivamente 845 richiedenti asilo, ovvero 240 in più rispetto ai 605 previsti, le proporzioni si invertono per buona parte degli altri distretti. Le aree maggiormente ‘scoperte’ sono quelle che fanno capo a Carpi e Mirandola: nelle Terre d’Argine risultano esserci 95 profughi sui 345 previsti, con una differenza di 250, mentre nella Bassa attualmente non ci sono richiedenti asilo, ma il ministero ne prevede 278.

Ovviamente in questo caso pesa la situazione dell’area terremotata, ma i sindaci si stanno preparando: «Noi faremo la nostra parte - spiega il sindaco di San Felice Silvestri - anche se ovviamente abbiamo molte difficoltà legate al sisma. In ogni caso, la prossima settimana incontreremo le società che gestiscono l’accoglienza». Anche il distretto ceramico accoglierà nuovi profughi, dal momento che il saldo segna un -175 (216 i profughi accolti, 391 le previsioni del ministero), così come le Terre di Castelli,

che hanno un saldo di -111 (185 accolti contro 296 previsti). E se solo il capoluogo ha più profughi di quanti ne dovrebbe avere, i numeri sono quasi in pari nel distretto che fa capo a Castelfranco (223 presenze su 247 profughi previsti) e in Appennino (93 presenze su una quota di 142).

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