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Gli animali, il sole, i fiori: la mia scuola di armonia 

Naturopata psicosomatica grazie alla cultura e alle lezioni della Bassa “Il silenzio chiacchiera”, diceva il nonno: una vocazione fatta di ascolto

«Sono nata in una terra dura e ho respirato natura sole fiori animali fin da piccola» - dice di sé Cristina Poltronieri, naturopata psicosomatica, classe 1967, di San Felice sul Panaro, una vita passata a studiare, osservare e ascoltare ciò che ha da raccontare il mondo che va oltre le parole per riportare, per quanto possibile, l’armonia che assomiglia a quella sua “Bassa” dove si perde lo sguardo, fino all’infinito.

«Ogni tanto, da piccola, prendevo la mia borsetta e dicevo ai miei ciao io ...

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«Sono nata in una terra dura e ho respirato natura sole fiori animali fin da piccola» - dice di sé Cristina Poltronieri, naturopata psicosomatica, classe 1967, di San Felice sul Panaro, una vita passata a studiare, osservare e ascoltare ciò che ha da raccontare il mondo che va oltre le parole per riportare, per quanto possibile, l’armonia che assomiglia a quella sua “Bassa” dove si perde lo sguardo, fino all’infinito.

«Ogni tanto, da piccola, prendevo la mia borsetta e dicevo ai miei ciao io vado - racconta - E loro mi rispondevano “ma dove vai cinna, almeno hai preso i soldi?”. E io ricordo che rispondevo “no, i soldi no, ma ho il fazzolettino da naso”. Ho avuto il privilegio di crescere senza paura attraversando i sei mesi di nebbia e i sei mesi di torrido che scandivano l’anno nella nostra terra. I miei lavoravano e noi abitavamo poco fuori dal paese, ero l’unica bambina in mezzo ad adulti che avevano radici profonde e saggezza contadina, sguardi fermi e sensibilità spiccia, intensa. Ed erano gli animali, i miei migliori amici, ci siamo sempre compresi, come in un tacito accordo di confini, fiducia e rispetto. Un accordo mai violato».


«L’asilo era gestito dalle suore - continua - ci andavo mezza giornata ma preferivo i miei vagabondaggi in mezzo alla natura, tra i miei pioppi, lungo gli argini. E col nonno, che mi portava a pescare con lui, senza canna, con la bilancia. Mi diceva “adesso siediti qui e fai silenzio, altrimenti mi spaventi i pesci. Il silenzio chiacchiera sai?”, mi ripeteva. “Ascolta quello che ti racconta che poi me lo dici”. E così io, bambina dai perché infiniti, imparavo ad ascoltare e osservare. Ad andare oltre la superficie, a sentire e riconoscere le voci della natura, e anche il mondo che stava dentro di me. Che poi teneva solo alcuni pesciolini piccoli, il nonno, che portavamo ai gatti. “Le femmine no, le femmine vanno ributtate in acqua, non vanno mai portate via”, diceva. E mi ha insegnato a guardare il cielo dopo il tramonto, a cercare la luna, a leggerne il tempo dell’indomani dal grado di luminosità e dalla forma della sua corona. Cura, ascolto, attenzione, doni grandi per una terra dove imparavi a diventare grande in fretta. Ricordo che alle elementari avevo un astuccio rosso con dentro una gomma rosa. Quando cancellavo lasciava terribili righe rosate sul foglio. La mia mamma mi aveva detto “abbine cura, non posso prenderne un’altra”. Era il ‘73, la crisi petrolifera. Io ho pensato che dovevo imparare a scrivere bene, per non doverla usare».


«Con gli altri bimbi giravamo in bicicletta per le stradine della nostra campagna, tra grandi colori, pioppi e salici piangenti che d’inverno, ghiacciati, luccicavano nella luce. Amavo leggere, inventare storie guardando le nuvole e stare con le due caprette tibetane che sono cresciute con me tra gli 8 e i 12 anni. Ci capivamo, noi. Alla nonna, no. A lei facevano i dispetti. Poi un giorno sono sparite e quel giorno in tavola c’era lo stracotto di asino, ha detto la nonna. Ma io no, non l’ho mangiato. A 12 anni ho anche fondato la mia prima associazione, dovevamo tenere puliti i canali e proteggere gli animali. La sede era il fienile di casa mia. È che poi i miei compagni erano più interessati alle merende che concludevano le nostre sessioni e così l’ho chiusa».


«Ho avuto il privilegio - conclude Cristina - di vivere in un mondo speciale che per me era normale, tra le segnature e le erbe della mia vicina di casa, le croci a protezioni dei campi con le candele della Candelora e la ruvidezza e i profumi della Bassa raccontate da giornalisti e poeti come Riccardo Pelati e Armando Bozzoli, amici del nonno. Pennellate di parole».

Volete conoscerla? Meditazioni al Parco della Resistenza il mercoledì o il 10 giugno al Museo della Rosa Antica di Serramazzoni. (Per info: 3240816153)