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Affari con la malavita, sequestrato il tesoro 

La Finanza mette i sigilli a villa, case e rimesse tra Mirandola, San Felice e Massa. Valore: 1,4 milioni

«La continuità di frequentazioni e comunanza di interessi legati ad attività illecite con referenti in provincia di Modena del clan Schiavone di Casal di Principe, compreso Pasquale Perrone». È una delle motivazioni per cui la Prefettura di Modena, dopo l’istruttoria del Girer, negò l’iscrizione alla white list del sisma alla sua impresa. Giuseppe D’Onghia, nel frattempo, era dato per vicino a sodalizi calabresi e campani e in un'informativa venne segnalato quale affiliato al clan calabrese “Fortugno”. Nello stesso documento si evidenziava la frequentazione di noti pregiudicati, di locali pubblici e bische oltre che un tenore di vita spropositato rispetto alla sua attività edile.

È proprio la sproporzione tra quanto dichiara l’imprenditore edile di origini campane e il suo stile di vita ad aver acceso un nuovo riflettore da parte della Procura di Modena, che ha ottenuto il sequestro di 1,4 milioni di euro.

I sigilli li hanno messi i finanzieri Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna e riguardano una villa, cinque appartamenti, sette autorimesse, un fabbricato industriale, tre partecipazioni sociali e rapporti bancari tra Mirandola, San Felice, Massa e Crevalcore.

«Il provvedimento, disposto dal Tribunale di Modena ed eseguito dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Bologna - spiega una nota delle Fiamme Gialle - costituisce l’epilogo di complesse indagini di polizia economico-finanziaria, condotte su delega del pm di Modena, Claudia Ferretti, che hanno permesso di disporre, a carico dell’imprenditore edile, il sequestro».

D’Onghia, “la cui attività imprenditoriale, fin dagli anni ‘90, si è caratterizzata per l'elusione della normativa tributaria, è apparso - come precisa ilGiudice della Prevenzione nel provvedimento- “proclìve dal 1994 alla commissione di attività delittuose nel settore economico-finanziario, con particolare riferimento a evasioni fiscali e fatturazioni per operazioni in esistenti”, ed è stato,
pertanto, giudicato “attualmente socialmente pericoloso” sia per aver commesso reiterati e sistematici delitti in ambito economico-finanziario, sia per la sua vicinanza a clan camorristici (“Moccia”, “Schiavone” e “Casalesi”) e a cosche della 'Ndrangheta (“Piromalli” e “Fortugno”)”.

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