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Vasco racconta: «XL 40 anni di canzoni (con i miei commenti)»

Vasco racconta: «XL 40 anni di canzoni (con i miei commenti)»

In libreria dal 20 giugno, che contiene tutte le canzoni di Vasco dal 1977 ad oggi, 176 testi, e un documento inedito: la trascrizione integrale di un «Incontro con Vasco» del fan club sul tema di «Siamo solo noi».

Modena Park: il superpalco ormai è pronto e a sorpresa... appare Vasco Ecco le immagini di come nel corso dell'ultima settimana i lavori a Modena Park sono proseguiti fino ad arrivare alle prove generali delle luci e delle scenografie, con decine di modenesi assiepati al parco per seguire, fotografare e riprendere uno spettacolo affascinante costituito da questa scenografia spettacolare. E a sopresa sul maxischermo è apparso Vasco Video di Gino Esposito SPECIALE VASCOMANIA

MODENA. Vasco Rossi, la voce del rock in Italia, festeggia 40 anni di canzoni con un grandi evento, il concerto del 1 luglio «Modena Park 2017», e un libro, «XL 40 anni di canzoni (con i miei commenti)», in libreria dal 20 giugno, che contiene tutte le canzoni di Vasco dal 1977 ad oggi, 176 testi, e un documento inedito: la trascrizione integrale di un «Incontro con Vasco» del fan club sul tema di «Siamo solo noi». Per un giorno Vasco diventa professore, si sposta dal fronte del palco al retro di una scrivania per raccontare la genesi e il senso di «Siamo solo noi», una canzone che è un autentico inno generazionale. Leggerne le parole trascritte fedelmente è come sentirlo parlare dal vivo.

A firmare la prefazione è Tania Sachs, storica portavoce del Blasco, che lo racconta così: «In questo libro ci sono tutti i 176 testi che ha scritto con il suo inconfondibile sound 'alla Vascò, poche parole, semplici, dirette e sincere. È una raccolta completa, quindi, ma è anche un prezioso documento per cogliere qualche sfumatura nuova. (…) E in ordine sparso, insieme con i testi delle canzoni, ci sono i suoi commenti, alcune sue riflessioni, le sue precisazioni, le sue idee. Vasco ha sempre amato esprimerle: il suo primo editoriale risale al 1978 ed è già controcorrente.

Lo scrive a mano - idea originale, a quei tempi - direttamente sulla copertina del suo primo album, che non a caso si intitola "Ma cosa vuoi che sia una canzone". Le parole gli sono dettate dall'impazienza rock e hanno un ritmo da canzone:

Che cos'è una canzone?

Qualche parola e una melodia…?

Uno strumento di lotta O una masturbazione psichica?

Una sensazione…?

Che cos'è una canzone d'amore?

Che cos'è una canzone politica?

Impegnato non impegnato si parla molto e si ascolta poco! Per quello che mi riguarda, a far canzoni mi diverto!»

C'è da scommettere che oggi è ancora così, forse si concentra di più ma si diverte anche di più. Colpisce immediatamente nella sua presentazione quell'ironia provocatoria, o provocazione ironica, che lo accompagnerà poi sempre, nelle canzoni, sul palco e nella vita. Poche righe che racchiudono i suoi primi comandamenti, il suo «manifesto futurista» per intenditori: le canzoni devono essere una diversa dall'altra («per rispetto a me stesso e a chi le ascolta»), vanno ascoltate, non vanno spiegate. Si spiegano da sole nella fantasia della gente, che le fa proprie mettendoci il significato che desidera.

Ci si può anche leggere una velata e mirata critica all'establishment, a tutto un sistema che non evolve, non riesce a guardare oltre gli stereotipi e i pregiudizi. E non intercetta più i gusti della gente. Alla fine il must, la cosa più importante: quello che più conta è divertirsi a fare quello che si fa. Crederci e andare avanti fino in fondo, perseguire il proprio sogno anche a costo di rinunce importanti, come ammette ultimamente: «Essere libero costa soltanto qualche rimpianto». La differenza sta in quel «soltanto»«. »Grazie alla sua sensibilità geniale e alla volontà di dimostrare - come ha poi fatto - che si può «dare credibilità al rock in italiano», il giovane rocker (con Gaetano Curreri prima e poi con Guido Elmi) pubblica un disco all'anno e una dopo l'altra le sue canzoni - più che in radio - girano di bocca in bocca. Tra le pagine più belle della storia del rock italiano, sono le canzoni con cui si è costruito il primo zoccolo duro di fan. Quella combriccola del Blasco si consolida e nel tempo si allarga sempre di più: dai 20/50 delle prime volte, alle migliaia, decine di migliaia, fino alle centinaia di migliaia attuali. Quante delle 176 canzoni in questo libro, sentite a un concerto, in macchina, alla radio per caso, rappresentano un attimo, ma un attimo importante? Quanti concerti? Per lui sono 780 fino a Modena Park 2017, fatti, suonati e vissuti!! E sono oltre venti milioni le persone che in quarant'anni hanno assistito a un concerto di Vasco, e che si sono messe qualche sua canzone «in tasca». Fino ad arrivare ai tatuaggi col suo autografo, ai pellegrinaggi a Zocca, al sold out a sei mesi dal suo Modena Park. Un mito transgenerazionale, che abbraccia più di quattro generazioni, che si riconoscono in quello che canta: lui riesce a dare sempre quell'incoraggiamento che arriva quando meno ce lo si aspetta ma di cui si ha il bisogno. Semplicemente con una canzone«. »E per tornare al tema iniziale, che cos'è una canzone? «Una canzone non può cambiare il mondo, ma ti può cambiare l'umore di una giornata. E non è poco. Io sono contento di portare un pò di gioia, questo è il miracolo della musica, del rock, è aggregante e distribuisce gioia… ringrazio il cielo e… la chitarra».

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